RELAZIONE DI PIANO

INDICE


0. IL PIANO D`AMBITO DELL`ATO ASTIGIANO MONFERRATO

1. INTRODUZIONE

 

1.1 Obiettivi e portata del piano

 

1.2 Il contesto normativo

 

1.3 Indirizzi del Piano

 

1.4 Le fasi di predisposizione del Piano

 

 

1.4.1 La ricognizione

 

 

1.4.2 La definizione dei livelli di servizio

 

 

1.4.3 Strategie e piano degli interventi

 

 

1.4.4 Il piano e lo sviluppo tariffario

 

1.5 La struttura del Piano

 

1.6 La procedura di approvazione del Piano

2. INQUADRAMENTO GENERALE

3. CONSISTENZA ATTUALE DEI SERVIZI IDRICI

 

 

 

Stato di efficienza delle opere di acquedotto

 

 

 

Stato di efficienza delle opere di fognatura-depurazione

 

3.1 Il servizio di acquedotto

 

 

3.1.1 Le fonti di approvvigionamento

 

 

 

Campo pozzi di Cascina Giarrea

 

 

 

Campo pozzi di Valle Maggiore

 

 

 

Caratteristiche qualitative delle acque

 

 

3.1.2 I serbatoi e gli impianti di sollevamento

 

 

3.1.3 Le reti di adduzione e distribuzione

 

 

3.1.4 Gli impianti di potabilizzazione

 

 

3.1.5 Le utenze

 

 

3.1.6 Il bilancio idrico

 

 

3.1.7 Descrizione dei principali impianti di acquedotto

 

3.2 Il servizio di fognatura e depurazione

 

 

3.2.1 Le reti di fognatura

 

 

3.2.2 Gli impianti di depurazione

 

 

3.2.3 Descrizione dei principali impianti di depurazione

 

3.3 Le gestioni esistenti

 

 

 

Acquedotto

 

 

 

Fognatura

 

 

 

Depurazione

 

 

3.3.1 Le concessioni in essere alla data di entrata in vigore della legge Galli

4. EVOLUZIONE DELLA DOMANDA

 

4.1 Dati demografici e delle attività produttive

 

 

4.1.1 Il Servizio Acquedotto

 

 

4.1.2 Il Servizio fognatura e depurazione

5 PROBLEMATICHE DELL`ATTUALE CONFIGURAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO

 

5.1 Il servizio di acquedotto

 

 

5.1.1 Copertura del servizio Acquedotto

 

 

5.1.2 Analisi del bilancio idrico

 

 

5.1.3 Disponibilità idriche dell`ATO

 

 

5.1.4 Caratteristiche qualitative delle acque

 

 

5.1.5 Stato di efficienza delle opere di acquedotto

 

 

5.1.6 Capacità di compenso dei serbatoi

 

5.2 Il servizio di fognatura e depurazione

 

 

5.2.1 Copertura del servizio di fognatura

 

 

5.2.2 Copertura del servizio di depurazione

 

 

5.2.3 Resa degli impianti di depurazione

 

 

5.2.4 Dispersione degli impianti di depurazione

 

 

5.2.5 Stato di efficienza delle opere di fognatura-depurazione

6. OBIETTIVI E STRATEGIE DI INTERVENTO

 

6.1 Definizione dei livelli di servizio

 

 

6.1.1 I livelli di servizio obiettivo

 

 

6.1.2 Le criticità

 

 

6.1.3 Confronto tra livelli di servizio obiettivo e livelli di servizio attuali

 

6.2 Strategie di intervento nel settore acquedotto

 

 

6.2.1 Ricerca e riduzione delle perdite di acqua

 

 

6.2.2 Interventi di mantenimento e raggiungimento degli standards

 

 

6.2.3 Interconnessione di sistemi idrici interni all`Ambito

 

 

6.2.4 Razionalizzazione delle risorse idriche

 

 

6.2.5 Necessità  della misura a contatore per utenza

 

 

6.2.6 Trasferimenti di acqua da risorse esterne all`Ambito

 

6.3 Strategie di intervento nel settore fognatura e depurazione

 

 

6.3.1 Necessità  di trattamento delle acque reflue urbane

 

 

6.3.2 Interventi di mantenimento e raggiungimento degli standards

 

 

6.3.3 Utilizzo dei sistemi depurativi naturali

 

 

6.3.4 Riutilizzazione delle acque reflue ed acquedotti duali

7. IL PROGRAMMA DEGLI INTERVENTI

 

7.1 Metodologia, dati, fonti ultilizzate

 

 

 

Azioni principali

 

7.2 Il Piano degli interventi nel settore acquedotto

 

 

7.2.1 Interventi di mantenimento della capacità  produttiva degli impianti attuali

 

 

7.2.2 Interventi per nuove opere

 

 

7.2.3 Il totale degli interventi previsti nel settore acquedotto

 

7.3 Il Piano degli interventi nel settore fognario e depurativo

 

 

7.3.1 Interventi di mantenimento della capacità produttiva degli impianti attuali

 

 

7.3.2 Interventi per il raggiungimento degli standard - nuove opere

 

 

7.3.3 Il totale degli interventi previsti nel settore fognatura e depurazione

 

7.4 Il riepilogo degli interventi previsti

 

 

7.4.1 Il servizio di acquedotto

 

 

7.4.2 I servizi di fognatura e depurazione

 

7.5 Priorità di intervento

8 IPOTESI GESTIONALE

 

8.1 Principi

 

8.2 Obiettivi

 

8.3 Dimensione della gestione

 

8.4 Attività  di gestione

 

8.5 Benefici indotti dalla gestione

 

 

8.5.1 Risparmio energetico

 

 

8.5.2 Sistema Informativo Territoriale

 

 

8.5.3 Possibili attività  complementari

 

 

8.5.4 Piano di Comunicazione

 

 

8.5.5 Controllo qualità

9 ARTICOLAZIONE DEL PIANO ECONOMICO FINANZIARIO E SVILUPPO TARIFFARIO

 

9.1 Programma degli interventi e piano degli investimenti previsti in tariffa

 

9.2 Il Piano economico-finanziario

 

 

9.2.1 Trattamento degli ammortamenti

 

 

9.2.2 Trattamento dell`inflazione

 

 

9.2.3 La tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti

 

 

9.2.4 Il volume erogato

 

 

9.2.5 I costi operativi di riferimento

 

 

9.2.6 I costi operativi di progetto

 

 

9.2.7 Il capitale investito

 

 

9.2.8 I mutui in essere

 

 

9.2.9 Il canone di concessione

 

 

9.2.10 La remunerazione attesa del capitale

 

 

9.2.11 Lo sviluppo tariffario

 

 

9.2.12 Il piano economico - finanziario di progetto

10. IPOTESI DI CONVERGENZA TARIFFARIA

 

10.1 L`attuale situazione tariffaria

 

 

 

La tariffa di acquedotto

 

 

 

I canoni di fognatura e depurazione

 

 

10.1.1 La tariffa pagata da un abitante con consumo medio - servizio di acquedotto

 

 

10.1.2 L`attuale tariffa del servizio idrico integrato

 

10.2 Ipotesi di convergenza graduale alla tariffa unica

11. FUNZIONI DI CONTROLLO DELL`AUTORITA` D`AMBITO

 

11.1 Ruolo e competenze dell`Autorità d`Ambito

 

11.2 Modalità  operative dell`attività di controllo

 

 

11.2.1 Controllo on-line

 

 

11.2.2 Rapporto informativo

 

11.3 Indici di controllo

 

11.4 Monitoraggio degli investimenti

 

 

11.4.1 Programma degli investimenti - autorizzazioni dell`Autorità d`Ambito

 

 

11.4.2 Monitoraggio nella fase di realizzazione

12. IL CICLO DI REGOLAZIONE

0. IL PIANO D`AMBITO DELL`ATO ASTIGIANO MONFERRATO

La legge 36/94 attribuisce ai Comuni ed alle Province, aggregati in Autorità d`Ambito, il compito di riorganizzare i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione in un unico servizio e relativamente ad un determinato territorio definito dalla Regione.
Anche nell`Ambito Astigiano - Monferrato si è attivato quel processo di riforma che dovrà  portare all`individuazione del Gestore d`Ambito, in modo da garantire, nonché migliorare nel tempo, i livelli di efficacia, efficienza ed economicità  del servizio.
Documento fondamentale di tale processo è il Piano d`Ambito che individua i programmi di Infrastrutturazione, il Piano Finanziario e la relativa dinamica tariffaria.
Il Piano d`Ambito è pensato come strumento dinamico, periodicamente sottoposto a revisioni, in modo da fornire le più corrette soluzioni alle esigenze degli utenti relativamente al Servizio Idrico Integrato.

Il Piano dell`Ambito Astigiano - Monferrato si compone dei seguenti elaborati:

Relazione di Piano;

Analisi di compatibilità  ambientale;

Programma degli interventi;

Schede monografiche;

Schema di Carta dei Servizi;

Cartografia di Piano:

Nella redazione di tale documento si sono tenute in considerazione le indicazioni dei Comuni e dei Gestori operanti sul territorio e le indicazioni emerse durante la fase di consultazione del Piano Preliminare.

I dati contenuti nel presente Piano derivano:

Molte elaborazioni utilizzate nel Piano fanno riferimento allo Studio Propedeutico sopra indicato, promosso dalla REGIONE PIEMONTE DIREZIONE RISORSE IDRICHE ed elaborato dalla A.T.I. ENEL HYDRO (Capogruppo) - PHYSIS - AREA - Buzio - Cavallero - Chiesa - Martina il quale, pur non essendo allegato del Piano d`Ambito, costituisce un`importante documento che è a disposizione per la consultazione.

1. INTRODUZIONE

1.1 Obiettivi e portata del piano

La presente relazione riguarda la sintesi di tutto il lavoro svolto per pervenire alla formulazione del piano di cui all`art. 11 - comma 3 della legge 36/94 nonché dell`art. 5 della legge regionale 13/97.
L`orizzonte temporale di riferimento, per la stima del fabbisogno potenziale, di risorse e di infrastrutture nonché per il periodo di gestione che dovrà  prevedere la convenzione tipo, è stato fissato in 20 anni.
Il criterio adottato per la definizione dell`assetto ottimale delle infrastrutture è quello di raggiungere una crescita qualitativa del servizio con la massima economicità  ed efficienza.
Ciò ha comportato l`analisi studio delle infrastrutture esistenti al fine di assicurare la loro pù funzionale utilizzazione con interventi di ottimizzazione in funzione dell`abbattimento dei costi di gestione e del miglioramento sostenibile del servizio.
Tuttavia l`esigenza di soddisfare, in termini di qualità  e quantità  della risorsa, gli standard previsti dal piano, in linea con i livelli dettati dal decreto ministeriale del marzo 1996 e del D. Lgs. 152/99 e s.m.i. sulla qualità  delle corpi idrici, ha comportato la previsione di un ingente ammontare di finanziamenti necessari sia per realizzare nuove opere, sia per operare rifacimenti di opere esistenti.
Gli interventi proposti, quali individuazioni di criticità  e prima proposta di soluzioni, risultano fattibili sotto il profilo tecnico-economico, fermo restando che il giudizio di piena fattibilità  contenuto in un atto di pianificazione non implica necessariamente che in sede di attuazione l`intervento proposto non abbia necessità  di ulteriori analisi e di verifiche.
Il compito della pianificazione è quello di individuare le criticità  e definire una prima proposta progettuale che comporti una ricaduta positiva in termini di miglioramento dei servizi, di acquedotto, fognatura e depurazione, e di qualità  ambientale al fine di garantire uno sviluppo equilibrato all`intero territorio.

1.2 Il contesto normativo

Con l`emanazione della legge 05/01/94 n. 36, "Disposizioni in materia di risorse idriche" , si è avviato un profondo processo di riorganizzazione istituzionale ed industriale nell`assetto dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione.

I tratti fondamentali di questo processo sono riassumibili in alcuni passaggi fondamentali:

  1. I Comuni trasferiscono l`esercizio della titolarità  del servizio all`Ambito Territoriale Ottimale (Ambito);
  2. L`Ambito definisce il piano degli interventi e la tariffa del nuovo servizio e provvede all`affidamento della gestione del servizio idrico integrato;
  3. L`Ambito controlla che il gestore realizzi il piano e verifica la corretta applicazione della tariffa.

L`obiettivo di tale processo è quello di pervenire, il pù rapidamente possibile, all`accorpamento delle gestioni esistenti largamente frammentate e, contemporaneamente, alla trasformazione in senso industriale e imprenditoriale della gestione.
Tutto questo deve consentire all`Ambito di affidare la gestione ad un soggetto che per dimensione, organizzazione e capacità  imprenditoriale sia capace di finanziare e realizzare il piano degli investimenti necessario al miglioramento dei servizi idrici.
La legge 36/94 introduce, inoltre, un nuovo schema di regolazione dei servizi che sostituisce la precedente organizzazione sia dal punto di vista istituzionale che tariffario.
Il nuovo schema prevede che vi sia una netta distinzione di ruoli fra l`Ambito, che definisce gli obiettivi e controlla la realizzazione del piano, ed il gestore che organizza ed eroga il servizio e dà  attuazione al piano.
L`Ambito deve svolgere la sua attività  di regolatore, in ragione dell`assenza di concorrenza nel mercato di questi servizi, con l`obiettivo di assicurare la tutela del consumatore nei confronti del gestore monopolista.
Questo compito di regolazione deve essere svolto dall`Ambito attraverso la definizione del piano, l`applicazione della tariffa ed il successivo controllo sulla realizzazione degli obiettivi contenuti nel piano da parte del gestore.
Piano, tariffa e modalità  di controllo sono disciplinati nel contratto sulla base del quale sarà  affidata la gestione. Il controllo si eserciterà  in primo luogo attraverso la verifica del raggiungimento degli obiettivi del piano.
In particolare, il controllo sull`applicazione della tariffa consentirà  all`Ambito di regolare il comportamento del gestore in relazione all`attuazione del piano con la possibilità  addirittura di revocare l`affidamento nel caso in cui il gestore sia gravemente inadempiente.

Il gestore è tuttavia sottoposto anche ad altre attività  di regolazione da parte di altri organismi istituzionali (ARPA, ASL, Provincia) sulla qualità  delle acque potabili e sulle caratteristiche degli scarichi delle acque reflue.
Il gestore, con l`affidamento del servizio, diventa infatti il responsabile dell`intero servizio idrico integrato che comprende, appunto, la gestione dell`acquedotto, le fognature e la depurazione delle acque.

Un`ulteriore regolazione viene svolta dalla Regione Piemonte che, in base a quanto disposto dalla LR. 13/97, ha compiti di coordinamento e verifica sui soggetti competenti in materia di risorse idriche.

Per quanto riguarda i livelli di servizio, l`Ambito è chiamato a valutare nel proprio Piano gli standard di servizio attuali ed obiettivo, al fine di valutare il fabbisogno di risorsa idrica e tutte le opere che permettano lo sviluppo e l`adeguamento della risorsa rispetto al fabbisogno previsto.

Per quanto riguarda le leggi ed i regolamenti attinenti al servizio idrico integrato, si riportano le principali normative che nel tempo si sono susseguite.

1.3 Indirizzi del Piano

Obiettivo principale del Piano è quello di massimizzare gli standards quali-quantitativi attraverso interventi che consentano di contenere i costi di investimento a valori ragionevoli, in modo da non rendere necessarie tariffe spropositate e comunque socialmente non proponibili.

Le linee guida adottate sono le seguenti:

  1. interconnessione delle fonti di approvvigionamento;
  2. distribuzione di acqua con qualità  organolettiche ineccepibili;
  3. riduzione progressiva delle perdite in rete mediante un apposito programma;
  4. contenimento dei costi di gestione (specialmente di consumi f.e.m. e di reagenti);
  5. realizzazione di una rete di automazione e telecontrollo che permetta un abbassamento dei costi gestionali ed interventi correttivi e di riparazione immediati;
  6. ottimizzazione idraulica delle reti e degli impianti in un`ottica di ripristino dei tratti obsoleti e di ottimizzazione ed adeguamento degli attuali impianti;
  7. adeguamento degli attuali impianti di depurazione e previsione delle future realizzazioni sulla base delle indicazioni del D.Lgs n. 152/99 come modificato ed integrato dal D. Lgs. 258/00;
  8. costruzione degli impianti mancanti e razionalizzazione dei sistemi con abbandono degli impianti non pù idonei;
  9. estensione progressiva del servizio acquedotto e fognatura a tutta la popolazione ragionevolmente raggiungibile.

1.4 Le fasi di predisposizione del Piano

Il presente piano elabora le indagini ed il complesso degli studi realizzati in precedenza dalla Regione Piemonte in collaborazione con l`Autorità  di Ambito Territoriale Ottimale "Astigiano - Monferrato" n. 5 e rappresenta la proposta tecnica dell`A.T.O. per la futura gestione del Servizio Idrico Integrato.
La proposta tecnica di piano si basa sulla prima attività , realizzata dalla Regione Piemonte, consistente nella ricognizione dello stato degli impianti e dei servizi esistenti realizzata negli anni 1997 e 1998 e successivamente informatizzata.
I dati raccolti sono stati elaborati con l`obiettivo di dotare l`Autorità  di Ambito di un adeguato strumento per la pianificazione degli interventi in un`ottica di utilizzo razionale ed ecosostenibile delle risorse idriche per il consumo umano, secondo i principi ed i criteri stabiliti dalla legge 5 gennaio 1994, n. 36.
Al fine di pervenire all`approvazione del Piano si è previsto un percorso che ha visto, e che ancora vede, il confronto con tutte le strutture preposte alla gestione del territorio (in particolar modo i Comuni), alla sua salvaguardia, alla tutela dei lavoratori e degli utenti al fine di definire un piano il pù possibile condiviso e concertato tra tutti gli attori in gioco, che sia un utile strumento di confronto con il soggetto preposto alla gestione dell`Ambito per concretizzare l`affidamento della gestione, per 20 anni, del servizio idrico integrato.
Si tratta tuttavia di un Piano dinamico, migliorabile, in funzione di elementi di conoscenza di maggior dettaglio ed in base a nuove esigenze, anche manifestate dagli enti locali, ed in relazione a modifiche normative, comunque aperto alle osservazioni ed alle verifiche di tutti gli attori coinvolti in questo importante processo di riforma.
I dettami normativi da cui discende il presente Piano sono quelli previsti dal comma 3 dell`art. 11 della legge "Galli" (36/94):
"i comuni e le province operano la ricognizione delle opere di adduzione, distribuzione, di fognatura e di depurazione esistenti e definiscono le procedure e le modalità  anche su base pluriennale, per assicurare il conseguimento degli obiettivi previsti dalla presente legge. A tal fine predispongono, sulla base dei criteri e degli indirizzi fissati dalle regioni, un piano degli interventi necessari accompagnato da un piano finanziario e dal connesso modello gestionale ed organizzativo. Il piano finanziario indica, in particolare le risorse disponibili, quelle da reperire nonché i proventi da tariffa, come definiti dall`articolo 13 per il periodo considerato"

La predisposizione del Piano è stata avviata nel dicembre dell`anno 2000 tramite l`affidamento, da parte della Conferenza dell`Autorità  d`Ambito, agli Uffici dell`elaborazione dello stesso.
In precedenza (intero anno 2000) l`Autorità  d`Ambito aveva seguito attivamente lo studio "propedeutico" commissionato dalla Regione Piemonte.

Tale studio preliminare è stato redatto da una ATI (Associazione Temporanea di Imprese) costituita da:

Lo studio è stato utilizzato come buona base di partenza per lo sviluppo del Piano d`Ambito.

Il Gruppo di lavoro costituito presso la struttura dell`Ambito Territoriale Ottimale per la redazione del Piano è risultato così composto:

1.4.1 La ricognizione

Per la predisposizione del piano si è utilizzata la ricognizione delle opere e degli impianti esistenti eseguita dalla Regione Piemonte nel corso degli anni l996-97 ed integrata dall`Autorità  d`Ambito nel corso dell`anno 2000.

1.4.2 La definizione dei livelli di servizio

Valutata la capacità  produttiva delle strutture esistenti, che saranno integrate nella futura gestione, l`Autorità  fissa i livelli di servizio che si ritengono necessari per la soddisfazione dell`utenza definendo le prescrizioni sulla qualità  del prodotto con particolare riferimento alle normative esistenti in fatto di qualità  dell`acqua potabile (DPR. 236/88 - D. Lgs. 31/2001) e di qualità  accettabile per lo scarico delle acque reflue urbane (L.R. 13/90 D.Lgs.152/99 e s.m.i.).

1.4.3 Strategie e piano degli interventi

Analizzato lo stato delle infrastrutture e definiti i livelli di servizio obiettivo, il confronto tra la situazione esistente e l`insieme degli obiettivi, che si ritiene si debbano raggiungere o che comunque discendono dall`applicazione di disposizioni di legge, consente di determinare delle situazioni di criticità  sulle quali è necessario intervenire con il piano degli interventi.
La definizione del programma degli interventi deriva in buona parte dalle segnalazioni dei gestori e dei Comuni del territorio che, per conoscenza diretta, possono evidenziare le carenze del sistema e, quindi, le necessità  di intervento.
Le esigenze e criticità  segnalate vanno comunque valutate in un`ottica di gestione a livello d`ambito e di razionalizzazione del sistema.

1.4.4 Il piano e lo sviluppo tariffario

Con la ricognizione e la definizione del programma degli interventi è possibile sviluppare il piano economico - finanziario e valutare la variazione tariffaria necessaria per sostenere l`esecuzione del programma stesso.

Le fasi per la definizione della tariffa così come previsto dal Metodo Normalizzato (D.M. 1/8/96) sono le seguenti:

1.5 La struttura del Piano

Il Piano risulta suddiviso nei seguenti capitoli dei quali si fornisce il titolo ed una breve descrizione del contenuto:

Capitolo I: Introduzione
Definisce il quadro di regolazione in cui si inserisce il Piano di Ambito, la procedura di approvazione ed i contenuti del Piano stesso.

Capitolo 2: Inquadramento generale
Contiene una descrizione del contesto generale e delle caratteristiche principali dell`Ambito territoriale.

Capitolo 3: Consistenza attuale dei servizi idrici
Riporta i risultati della ricognizione delle strutture esistenti, l`analisi della loro capacità  produttiva e la valutazione del relativo stato di conservazione e di manutenzione. Sono inoltre brevemente descritte le risorse idriche utilizzate.

Capitolo 4: Evoluzione della domanda
Determina la dinamica della domanda di acqua potabile, di acqua reflua urbana da collettare in fognatura e da trattare alla depurazione in relazione agli attuali livelli di servizio ed agli obiettivi previsti nel piano.

Capitolo 5: Problematiche dell`attuale configurazione del servizio idrico
Individua i problemi presenti nella gestione del ciclo dell`acqua e le criticità  presenti nell`ambito.
La finalità  del capitolo è l`individuazione degli obiettivi specifici degli interventi sulle criticità  di rilevo. Tali indicazioni consentiranno di verificare l`efficacia dei progetti che compongono il piano ed il grado di realizzazione da parte del gestore.

Capitolo 6: Obiettivi e strategie di intervento
Individua le strategie di intervento da porre in atto per il raggiungimento dei livelli di servizio obiettivo.

Capitolo 7: Il programma degli interventi
Individua gli interventi necessari per la risoluzione delle criticità , nei settori acquedottistico, di fognatura e di depurazione, sulla base delle strategie di intervento definite in precedenza.

Capitolo 8: Ipotesi gestionale
Individua i principi generali sui quali dovranno essere basati l`organizzazione della gestione, gli obiettivi ed i benefici indotti al fine di formulare una stima dei costi operativi da utilizzare per la definizione della tariffa.

Capitolo 9: Articolazione del piano economico finanziario e sviluppo tariffario
Sviluppa il piano economico-finanziario, per gli anni considerati, in base al programma degli investimenti ed ai costi di esercizio ed elabora lo sviluppo tariffario corrispondente ai vincoli presenti nel Metodo normalizzato.

Capitolo 10: Ipotesi di convergenza tariffaria
Ipotizza, partendo dalla situazione tariffaria esistente, la convergenza graduale alla tariffa unica, in conformità  a quanto stabilito dal Comitato di Vigilanza sull`uso delle risorse idriche.

Capitolo 11: Funzioni di controllo dell`Autorità  d`Ambito
Specifica le modalità  operative di controllo dell`Autorità  d`Ambito sul Gestore evidenziando le attività  di costante monitoraggio.

Capitolo 12: Il ciclo di regolazione
Specifica i tempi e le modalità  di revisione del Piano in generale e dello sviluppo tariffario in particolare.

Elaborati e Cartografia di Piano
Contengono la documentazione e le analisi di supporto alla relazione di Piano.

Documentazione disponibile e studi propedeutici
Non costituiscono allegati al Piano ma rappresentano documentazione di riferimento ed a disposizione:

Fa altresì parte della documentazione di riferimento la banca dati realizzata dalla Regione Piemonte relativa alla ricognizione delle infrastrutture del servizio idrico in Piemonte.

1.6 La procedura di approvazione del Piano

Con Deliberazione n.41 del 15.12.2000, la Conferenza ha preso atto dello studio "propedeutico" al Piano d`Ambito, commissionato dalla Regione Piemonte ed ha determinato il procedimento di redazione ed approvazione del Piano stesso.

Lo studio "propedeutico" è stato valutato e discusso, in sede di Conferenza, tenendo altresì in considerazione le indicazioni emerse nelle riunioni delle "Aree Omogenee" e nei vari incontri con gli enti convenzionati.

Con Delibazione n.27 del 20.08.2001 La Conferenza ha approvato, in via preliminare, ilPiano d`Ambito ed ha provveduto a fissare, nel 20.11.2001, il termine per la presentazione delle osservazioni al Piano Preliminare stesso.

Le osservazioni pervenute sono state prese in considerazione, valutate e discusse dalla Conferenza, ed hanno contributo a definire il Piano d`Ambito nella stesura attuale.

 

2. INQUADRAMENTO GENERALE

L`Ambito Territoriale Ottimale n. 5 "Astigiano-Monferrato", è fondato istituzionalmente sulla L. 36/94, sulla L.R. 13/97 di attuazione a scala regionale - che ne fissa anche i limiti geografici - e sulla Convenzione di Cooperazione tra gli Enti Locali facenti parte dell`ATO, ed è finalizzato alla riorganizzazione su base locale del servizio idrico integrato: approvvigionamento idrico, raccolta e trattamento delle acque reflue urbane.
L`ATO 5, insediatosi il 5 febbraio 1999, è costituito da 154 comuni appartenenti alle province di Asti, Alessandria e Torino (Figura 2.1) distribuiti su un territorio di circa 2.040 Kmq e suddivisi, dal punto di vista della rappresentanza dei Comuni nella Conferenza d`Ambito, in 4 Aree Territoriali Omogenee indicate con lettere A, B, C e D.

Figura 2.1 I Comuni dell`A.T.O. 5

immagine che visualizza i comuni e le aree omogenee dell`ATO5

Le componenti geografiche che concorrono a formare il territorio dell`ATO 5 sono un tratto della Valle Tanaro, ed il Monferrato.
Il fondovalle del Tanaro e l`altopiano di Villanova, ai confini occidentali con la Provincia di Torino, rappresentano le uniche porzioni pianeggianti del territorio dell`Ambito.
La rimanente parte del territorio, che è quella che maggiormente caratterizza il territorio dell`ATO, è collinosa: le altezze delle colline variano tra i 200 e i 500 metri e si succedono senza un`apparente soluzione di continuità  sull`Ambito Territoriale.

Corsi d`Acqua:
L`idrografia è costituita dal fiume Tanaro, che divide quasi a metà  il territorio, dal fiume Po, che interessa in sponda destra la zona Nord dell`Ambito, e da altri minori: Borbore, Versa, Tiglione, Belbo e Banna.
Il Tanaro che, per lunghezza (oltre 200 km) e per estensione di bacino imbrifero (8.293 kmq) costituisce un sistema proprio, è il secondo fiume della regione e, nel suo scorrere da sud-ovest ad est, dopo aver toccato le città  di Alba, Asti ed Alessandria, confluisce nel fiume Po poco prima del confine tra il Piemonte e la Lombardia.
Ad Asti il Tanaro riceve in sinistra i suoi affluenti Borbore e Versa che convogliano i deflussi delle zone collinari e del Monferrato. Nel tratto tra Asti ed Alessandria confluiscono il Tigliole ed il Belbo. (L`idrografia dell`ATO con l`individuazione dei bacini imbriferi principali e secondari è riportata nella TAV. 1).

Geologia:
Dal punto di vista geologico il territorio dell`Ambito è caratterizzato in prevalenza da rocce sedimentarie di ambiente deposizionale marino e, subordinatamente, da terreni di origine continentale, di età  compresa tra l`Eocene-Cretaceo e il Quaternario.
Nel Basso Monferrato, per effetto di intense deformazioni tettoniche, affiorano le formazioni pù antiche, di affinità  chiaramente appenninica, sulle quali si sovrappongono le formazioni databili fino al Miocene superiore, composte in prevalenza da alternanze arenaceo-marnose.
Gli stessi tipi litologici costituiscono l`Alto Monferrato, ma l`assetto strutturale, qui riconoscibile, è meno perturbato, in quanto le formazioni mioceniche presenti evidenziano giaciture costantemente immergenti verso nord.
Il settore pù occidentale dell`Ambito è, invece, caratterizzato dall`affioramento dei depositi continentali del Villafranchiano, litilogicamente costituiti da terreni sabbiosi e da alternanze argilloso ghiaiose, contenenti fossili vegetali (tronchi, foglie) e resti di grossi mammiferi terrestri.

Popolazione:
La popolazione residente al 1998 risulta essere pari a 256.070 abitanti mentre la previsione al 2020 indica una lieve diminuzione fino a 250.513 abitanti.

In Figura 2.2 si evidenzia l`andamento storico della popolazione residente a partire dal 1861 sino al 1998.

Figura 2.2 - Andamento storico della popolazione residente

Grafico con l`indicazione dell`andamento storico della popolazione residente

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

Relativamente all`ampiezza demografica dei Comuni dell`ATO (Tabella 2.1) si evidenzia che:

Tabella 2.1 - Popolazione per classi demografiche


Classe demografica

Abitanti al 1998

% su popolazione
totale

% Comuni

< 1.000

49.348

19,3

61

> 1.000 - < 2.000

57.650

22,5

26

> 2.000

149.072

58,2

13

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

La ripartizione della popolazione residente sul territorio comunale è riassunta nel diagramma di Figura 2.3.
Si può rilevare che il 75% di essa risiede nei centri mentre il 25 % risiede in frazioni o case isolate.

Figura 2.3 - Ripartizione della popolazione sul territorio comunale
Grafico che visualizza la ripartizione della popolazione sul territorio comunale
Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.  


Nella seguente tabella 2.2 si riporta, per Comune, la popolazione residente, fluttuante e totale al 1998. 

Tabella 2.2 - Popolazione suddivisa per Comune


Comune

Popolazione
Residente abitanti)

Popolazione
Fluttuante
(abitanti)

Popolazione
Totale
(abitanti)

 

Agliano Terme

1.732

498

2.230

 

Albugnano

456

250

706

 

Alfiano Natta

787

335

1.122

 

Altavilla Monferrato

490

277

767

 

Antignano

1.027

270

1.297

 

Aramengo

585

289

874

 

Asti

73.311

3.375

76.686

 

Azzano d`Asti

336

83

419

 

Baldichieri d`Asti

1.009

112

1.121

 

Belveglio

345

141

486

 

Berzano di San Pietro

412

192

604

 

Brozolo

387

219

606

 

Bruno

370

224

594

 

Brusasco

1.585

347

1.932

 

Buttigliera d`Asti

1.983

197

2.180

 

Calamandrana

1.552

321

1.873

 

Calliano

1.382

441

1.823

 

Calosso

1.283

278

1.561

 

Camagna Monferrato

573

223

796

 

Camerano Casasco

484

186

670

 

Camino

778

502

1.280

 

Canelli

10.331

441

10.772

 

Cantarana

799

125

924

 

Capriglio

272

179

451

 

Casorzo

676

356

1.032

 

Castagnole delle Lanze

3.572

648

4.220

 

Castagnole Monferrato

1.284

345

1.629

 

Castel Boglione

676

307

983

 

Castel Rocchero

414

132

546

 

Castell`Alfero

2.692

549

3.241

 

Castellero

290

71

361

 

Castelletto Merli

450

288

738

 

Castelletto Molina

171

177

348

 

Castelletto Monferrato

1.450

162

1.612

 

Castello di Annone

1.821

428

2.249

 

Castelnuovo Belbo

890

86

976

 

Castelnuovo Calcea

768

198

966

 

Castelnuovo Don Bosco

2.950

530

3.480

 

Cavagnolo

2.281

226

2.507

 

CellaMonte

508

130

638

 

Cellarengo

585

218

803

 

Celle Enomondo

484

68

552

 

Cereseto

435

161

596

 

Cerreto d`Asti

251

145

396

 

Cerrina  Monferrato

1.596

339

1.935

 

Cerro Tanaro

600

200

800

 

Chiusano d`Asti

253

103

356

Cinaglio

436

144

580

Cisterna d`Asti

1.265

474

1.739

Coazzolo

309

69

378

Cocconato

1.602

554

2.156

Coniolo

428

57

485

Conzano

901

233

1.134

Corsione

184

127

311

Cortandone

268

150

418

Cortanze

307

125

432

Cortazzone

608

396

1.004

Cortiglione

563

131

694

Cossombrato

483

248

731

Costigliole d`Asti

5.892

947

6.839

Cuccaro Monferrato

385

170

555

Cunico

485

229

714

Dusino San Michele

893

262

1.155

Felizzano

2.439

135

2.574

Ferrere

1.419

419

1.838

Fontanile

549

218

767

Frassinello Monferrato

604

140

744

Frinco

678

343

1.021

Fubine

1.700

460

2.160

Gabiano

1.307

392

1.699

Grana

617

169

786

Grazzano Badoglio

657

224

881

Incisa Scapaccino

2.073

507

2.580

Isola d`Asti

2.012

328

2.340

Lauriano

1.316

249

1.565

Lu

1.257

323

1.580

Maranzana

327

164

491

Maretto

349

248

597

Mirabello Monferrato

1.369

209

1.578

Moasca

395

87

482

Mombaruzzo

1.219

721

1.940

Mombello Monferrato

1.141

513

1.654

Mombercelli

2.218

427

2.645

Monale

875

144

1.019

Moncalvo

3.389

395

3.784

Moncestino

218

113

331

Moncucco Torinese

820

221

1.041

Mongardino

950

198

1.148

Montafia

926

437

1.363

Montaldo Scarampi

647

244

891

Montechiaro d`Asti

1.377

222

1.599

Montegrosso d`Asti

2.033

405

2.438

Montemagno

1.182

58

1.240

Monteu da Po

764

189

953

Montiglio Monferrato

1.732

911

2.643

Moransengo

208

136

344

Moriondo Torinese

718

81

799

Murisengo

1.553

231

1.784

Nizza Monferrato

9.890

350

10.240

Occimiano

1.402

32

1.434

Odalengo Grande

521

374

895

Odalengo Piccolo

265

151

416

Olivola

155

75

230

Ottiglio

691

251

942

Ozzano Monferrato

1.615

195

1.810

Passerano Marmorito

461

486

947

Penango

519

344

863

Piea

579

395

974

Pino d`Asti

239

146

385

Piovà  Massaia

624

339

963

Pontestura

1.579

267

1.846

Ponzano Monferrato

418

227

645

Portacomaro

2.063

343

2.406

Quaranti

207

117

324

Quargnento

1.302

265

1.567

Quattordio

1.820

132

1.952

Refrancore

1.602

561

2.163

Revigliasco d`Asti

865

109

974

Roatto

336

157

493

Robella

577

301

878

Rocca d`Arazzo

992

570

1.562

Rocchetta Tanaro

1.456

420

1.876

Rosignano Monferrato

1.607

299

1.906

Sala Monferrato

481

132

613

San Damiano d`Asti

7.558

1.059

8.617

San Giorgio Monferrato

1.304

83

1.387

San Martino Alfieri

684

195

879

San Marzano Oliveto

980

177

1.157

San Paolo Solbrito

945

253

1.198

San Salvatore M.to

4.699

440

5.139

Scurzolengo

646

329

975

Serralunga di Crea

621

162

783

Settime

568

218

786

Soglio

133

148

281

Solero

1.696

126

1.822

Solonghello

250

142

392

Terruggia

804

101

905

Tigliole

1.613

781

2.394

Tonco

882

198

1.080

Tonengo

192

104

296

Treville

287

134

421

Vaglio Serra

296

112

408

Valfenera

2.083

406

2.489

Verrua Savoia

1.282

289

1.571

Viale

274

197

471

Viarigi

1.065

476

1.541

Vigliano d`Asti

791

217

1.008

Vignale Monferrato

1.164

437

1.601

Villa San Secondo

410

216

626

Villadeati

512

390

902

Villafranca d`Asti

2.848

256

3.104

Villamiroglio

325

298

623

Villanova d`Asti

4.738

301

5.039

Vinchio

741

212

953

TOTALE

256.070

45.418

301.488

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

Aspetti socio-economici
L`Ambito Astigiano - Monferrato ed il suo centro principale, ASTI, hanno una posizione centrale in Piemonte, ma è una centralità  che dal  punto socio economico solo in parte riesce a mettere a frutto, anche a causa di carenze infrastrutturali e di vie di comunicazione, soprattutto nel senso Sud-Nord e verso Cuneo.

Figura 2.4 Delimitazione ATO 5 nella Regione Piemonte
Immagine che mostra la delimitazione ATO 5 nella Regione Piemonte

Una buona parte del territorio dell`Ambito (comuni del torinese e comuni dell`astigiano posti a nord-ovest di Asti) sono orientati, per lavoro e/o dipendenze economiche, industriali e commerciali, verso l`area metropolitana torinese.
Gli schemi di assetto del territorio del Piemonte, formulati negli ultimi anni, dividevano la regione in tre parti connotate da caratteri ben distinti: il Piemonte industriale, corrispondente all`area nord-occidentale, il Piemonte dinamico, collocato nella parte sud-occidentale ed il Piemonte statico, corrispondente all`area sud- orientale.
In tale realtà  Piemontese, il territorio astigiano, a causa della sua posizione centrale, ha subito l`influenza delle aree di confine evidenziate senza però avere uno specifico ruolo che caratterizzasse il territorio dal punto di vista socioeconomico e rimanendo quindi in una situazione forse anche marginale.
I processi territoriali tuttavia appaiono ora mutati per l`azione di una molteplicità  di fattori.

Senz`altro importante è la prevista realizzazione del percorso autostradale Asti Cuneo che delinea un nuovo scenario di collegamenti, rafforzando l`idea di un asse di riequilibrio territoriale che connetta il Piemonte dinamico con l`intero Nord Italia. Questo asse ha come punto di confluenza della rete infrastrutturale esistente la città  di Asti, che in tal modo cessa di essere solo un luogo di transito per diventare nodo di una rete complessa.
Una seconda trasformazione si sta producendo per via del processo di deindustrializzazione e conseguente deurbanizzazione in atto.
Pertanto, in un quadro di sviluppo non pù esclusivamente incentrato sulle grandi città  ma anche grazie alle "nuove tecnologie comunicative esteso al territorio, si registra un fenomeno di "deurbanizzazione polverizzata", con il trasferimento di consistenti fasce di popolazione (specie di reddito medio-alto) verso le aree extraurbane di maggior qualità  insediativa, capaci di innescare un pù intenso rapporto casa-natura.
In questo quadro, la Provincia di Asti, territorio ad altissimo gradiente di memoria storica, fondata su di un`antica distribuzione della popolazione nel territorio che l`evoluzione della società  industriale non è riuscita a separare dalle proprie tradizioni, riscopre il suo territorio come origine delle produzioni locali, fonte di reddito legato al turismo e luogo di una nuova residenzialità  diffusa.
Sotto questo aspetto il punto maggiormente critico sembra essere quello del mantenimento di presidi diffusi di popolazione sul territorio; il territorio dell`Ambito è infatti caratterizzata da bassa densità  insediativa e da una dispersione territoriale marcata.
Pertanto le possibili strategie di sviluppo socio economico si fondano su questi nuovi fattori e propongono una valorizzazione del territorio basata su attività  tipiche (colture specializzate, attività  culturali ed ambientali,  ecc. ).

3.CONSISTENZA ATTUALE DEI SERVIZI IDRICI

I dati relativi agli impianti ed opere censiti possono essere così riassunti (Tabella 3.1):

Tabella 3.1 - Consistenza delle infrastrutture del servizio idrico integrato

Impianto/Opera

U.M.

N

Opere acquedottistiche:

 

 

reti adduzione

Km

1.203

reti distribuzione

Km

3.063

totale reti

Km

4.266

pozzi

n.

83

impianti di potabilizzazione principali

n.

2

serbatoi

n.

263

stazioni pompaggio

n.

88

Opere fognarie:

 

 

totale reti

Km.

1.541

Impianti sollevamento reflui

n.

27

Impianti di depurazione:

 

 

Depuratori

n.

196

fosse imhoff

n.

373

Fonte: Studio - propedeutico - ATI Enel Hydro & c. - nostre elaborazioni.


La distribuzione sul territorio delle infrastrutture di Tabella 3.1 è riportata nelle tavole 2 e 3.

Al fine di effettuare la valutazione tecnica legata allo stato di conservazione delle opere e degli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione, è stato valutato il valore dell`opera a nuovo e successivamente definito un coefficiente di ricostruzione in relazione all`età  dell`opera rispetto alla "vita utile" nonché allo stato di conservazione.

La determinazione del valore a nuovo, ricavato per ciascuna opera in funzione della sua tipologia, si basa su stime parametriche che dipendono da parametri tecnici di riferimento in accordo con i correnti prezzi di mercato. Esso include i materiali, la manodopera, i manufatti, le spese indirette, i profitti e gli onorari, i costi di installazione ed allacciamento.

Il costo dell`opera a nuovo è definito come il costo necessario, alla data della stima, per riprodurre l`esatta replica dell`opera con una di identico tipo e materiale.

Dopo aver determinato quindi la somma necessaria da investire per realizzare l`opera ex novo, sono state effettuate le opportune detrazioni per il deperimento fisico e l`obsolescenza funzionale rilevati ed attribuiti all`opera stimata. Si è così valutato, per ogni tipologia di opere, l`investimento necessario per la ricostruzione che è direttamente proporzionale allo stato di conservazione delle opere stesse.

Nella tabella seguente (Tabella 3.2) vengono riportati i valori di durata funzionale considerati per le opere censite.

Tabella 3.2 - Durata media funzionale per categoria di opere

Tipologia di opera

Durata media funzionale
[anni]

Reti di acquedotto

50

Opere di presa (pozzi)

40

Serbatoi

70 - 50

Impianti di potabilizzazione

30

Impianti di pompaggio acquedotto

25

Reti di fognatura

60

Impianti di sollevamento fognatura

25

Fosse Imhoff

35

Impianti di depurazione

30

Fonte: Studio - propedeutico - ATI Enel Hydro & c. - nostre elaborazioni.

La durata funzionale delle opere ha evidentemente un valore indicativo medio basato su di una manutenzione corretta delle opere.

Dal rapporto tra i costi ricostruzione-mantenimento (nei 20 anni di durata del piano) ed il valore a nuovo è possibile determinare, in prima approssimazione, lo stato di conservazione delle opere e degli impianti dell`Ambito.

Tabella 3.3 - Valore a nuovo e costi di ricostruzione - mantenimento delle opere per il servizio di acquedotto

Tipologia di opera

Valore a nuovo
[ml di Euro]

Costi di ricostruzione - mantenimento
[ml di Euro]

Reti di acquedotto

219,919

110,097

Opere di captazione

3,650

1,477

Impianti di potabilizzazione

2,697

0,800

Serbatoi

41,025

17,822

Impianti di pompaggio potabile

5,854

4,799

TOTALE ACQUEDOTTO ATO N. 5

273,145

134,995

Fonte: Studio - propedeutico - ATI Enel Hydro & c. - nostre elaborazioni.

Tabella 3.4 Valore a nuovo e costi di ricostruzione mantenimento delle opere per i servizi di fognatura e depurazione

Tipologia di opera

Valore a nuovo
[ml di Euro]

Costi di ricostruzione - mantenimento
[ml di Euro]

Reti di fognatura

169.526

37,354

Impianti di sollevamento reflui

1,083

0,505

Impianti di depurazione

54,431

28,974

TOTALE FOGNATURA-DEPUR. ATO N. 5

225,040

66,833

Fonte: Studio - propedeutico - ATI Enel Hydro & c. - nostre elaborazioni.

Tabella 3.5 Valore a nuovo e costi di ricostruzione mantenimento delle opere dell`intero servizio idrico integrato

Tipologia di opera

Valore a nuovo
[ml di Euro]

Costi di ricostruzione - mantenimento
[ml di Euro]

Servizio di acquedotto

273,145

134,995

Servizio di fognatura

170,609

37,859

Servizio di depurazione

54,431

28,974

TOTALE ATO N. 5

498,185

201,828

Fonte: Studio - propedeutico - ATI Enel Hydro & c. - nostre elaborazioni.

Stato di efficienza delle opere di acquedotto

Sulla base dei dati indicati sopra è possibile ricavare una prima indicazione dell`efficienza delle opere in base al rapporto tra i costi di ricostruzione-mantenimento ed il valore a nuovo delle opere stesse.
Tale rapporto deve comunque essere valutato considerando il periodo di vita utile delle opere relazionato al periodo di pianificazione.
Nella seguente tabella si individua una scala di valori al fine di misurare lo stato di efficienza delle opere.

Tabella 3.6 Stato di efficienza delle opere

Stato di efficienza

Costi di ricostruzione - mantenimento / valore a nuovo

Insufficiente

> 0.70

Sufficiente

0.40 - 0.70

Buono

0.20 - 0.40

Ottimo

< 0.20

Fonte: nostre elaborazioni

Tabella 3.7 Stato di efficienza delle opere di acquedotto

Tipologia di opera

Valore a nuovo[ml di Euro]

Costi di ricostruzione - mantenimento
[ml di Euro]

Costi di ricostruzione - mantenimento / valore a nuovo

Durata mediafunzionale
[anni]

Relativo stato di efficienza

Reti di acquedotto

219,919

110,097

0.50

50

Sufficiente

Pozzi

3,650

1,477

0.40

40

Sufficiente

Impianti di potabilizzazione

2,697

0,800

0.30

30

Buono

Serbatoi

41,025

17,822

0.43

70 - 50

Sufficiente

Impianti di pompaggio

5,854

4,789

0.82

25 (*)

Sufficiente (*)

(*) essendo il valore della durata funzionale delle opere prossimo alla durata del piano è evidente che i costi di ricostruzione si avvicinino al valore a nuovo, si può ritenere pertanto lo stato di efficienza di tali opere sufficiente.Fonte: Studio - propedeutico - ATI Enel Hydro & c. nostre elaborazioni

Stato di efficienza delle opere di fognatura-depurazione

Analogamente a quanto riportato per le opere di acquedotto anche per le opere di fognatura e depurazione è possibile ricavare un indicativo stato di efficienza attraverso il rapporto tra i costi di ricostruzione-mantenimento ed il valore a nuovo delle opere.

Tabella 3.8 - Stato di efficienza delle opere di fognatura e depurazione


 

Tipologia di opera

Valore a nuovo
[ml di Euro]

Costi di ricostruzione - mantenimento
[ml di Euro]

Costi di ricostruzione - mantenimento / valore a nuovo

Durata media
funzionale
[anni]

Relativo stato di efficienza

Reti di fognatura

169,526

37,354

0.22

60

Buono

Impianti di sollevamento

1,083

0,505

0.47

25

Sufficiente

Impianti di depurazione

54,431

28,974

0.53

30 - 35

Sufficiente

Fonte: Studio - propedeutico - ATI Enel Hydro & c. - nostre elaborazioni

Le opere di fognatura presentano un indice di efficienza piuttosto alto, frutto degli investimenti operati nel settore negli ultimi anni.

In particolare è da rilevare la differenza tra i rapporti costi di ricostruzione-mantenimento/valore a nuovo per le reti di fognatura (0.22) se confrontato con quello delle reti di acquedotto (0.50). E` una prima indicazione del fatto che le reti di fognatura a differenza di quelle di acquedotto (che risalgono anche agli anni `30 e `40) sono state per la maggior parte realizzate negli anni `80.

3.1 Il servizio di acquedotto

3.1.1 Le fonti di approvvigionamento

Dai dati a disposizione emerge che l`unica fonte di approvvigionamento degli acquedotti dell`Ambito è costituita da pozzi.

I principali campi pozzi, in base ai volumi prelevati, sono i seguenti:

Occorre rilevare che quest`ultimo campo pozzi, ubicato in Comune di Saluggia (VC), è esterno ai confini del territorio dell`Ambito Astigiano Monferrato e si trova nell`Ambito n. 2 "Biellese, Vercellese, Casalese"; ma poiché i pozzi  di tale area servono quasi unicamente utenti dell`Ambito n. 5, nei bilanci idrici successivi essi saranno considerati come appartenenti all`Ambito stesso.

Per quanto riguarda i due principali campi pozzi è possibile fare riferimento ai seguenti studi:

Campo pozzi di Cascina Giarrea

Il campo acquifero di Cascina Giarrea, ubicato in Comune di Saluggia (Vc) a NNW della confluenza del fiume Dora Baltea nel fiume Po, è uno dei campi acquiferi pù importanti del Piemonte, dal momento che alimenta l`Acquedotto del Monferrato, il quale serve 99 Comuni dell`ATO, distribuiti nelle Province di Asti, Alessandria e Torino, ed il Comune di Pomaro, esterno all`ATO 5

La portata complessiva attualmente disponibile, di circa 1000 l/s, viene erogata mediante 11 pozzi (Tabella 3.9) completati in due sistemi acquiferi ben differenziati (acquifero superficiale: complesso I; acquifero villafranchiano: complesso II), che sono stati oggetto di un approfondito studio idrogeologico che ha consentito di valutarne tipologia, caratteristiche del deflusso e parametri idrodinamici.L`area di captazione ha una superficie di 513.000 mq.

Tabella 3.9 - Pozzi dell`acquedotto del Monferrato

POZZO (*)

PROFONDITA` (m)

ANNO DI COSTRUZIONE

PORTATA MASSIMA

1.1

61

1965

70

2.1

51

1931

75

3.1

50

1960

75

4.1

35

1931

53

6.1

82

1970

70

8.1.2

103

1982

115

1.2

172

1987

145

3.2

200

1988

148

5.2

170

1987

150

6.2

176

1988

150

7.2

183

1970

125

(*) il secondo numero evidenzia in quale falda capta il pozzo (complesso superficiale 1 o confinato 2)
Fonte: Studio campo acquifero di Cascina Giarrea (Saluggia) - Bortolani, Di Molfetta

Attualmente sono utilizzati solo i pozzi che captano nell`acquifero confinato (2).

Inquadramento idrogeologico dell`area di Cascina Giarrea
L`area di Cascina Giarrea insiste su un ripiano sub-orizzontale di origine alluvionale, fiancheggiante il corso della Dora Baltea; sotto il profilo geologico, tale area, localizzata nel foglio 157 (Vercelli) della Carta Geologica d`Italia alla scala 1:10.000, corrisponde al sistema delle alluvioni medio-recenti.
L`area di Cascina Giarrea risulta situata in un contesto geoidrologico particolarmente felice in quanto è collocata in corrispondenza ad una blanda struttura a "sinclinale".
Conseguentemente, sulla sua verticale, dove è presente il massimo infossamento della struttura negativa, le sequenze incontrate risultano molto potenti, arrivando a misurare in corrispondenza ai pozzi dell`Acquedotto del Monferrato circa 200 m; si tratta comunque di spessori per difetto, non essendo stato raggiunto il substrato pliocenico.
La conoscenza del contesto geolitologico e dell`andamento strutturale dei complessi deposizionali presenti nel sottosuolo dell`area in esame è alla base di una buona interpretazione del contesto geoidrologico.
Infatti, la distribuzione e la geometria dei complessi permeabili e impermeabili nel sottosuolo si ottiene individuando complessi mitologicamente omogenei, cioè con caratteristiche geoidrologiche uniformi.
Nell`ambito dell`area di Cascina Giarrea sono attualmente utilizzati per l`estrazione d`acqua due complessi idraulicamente distinti, uno corrispondente alle sequenze alluvionali del Pleistocene medio-superiore (Complesso I) e l`altro al sistema multifalde compreso nella serie villafranchiana del Pleistocene inferiore Pliocene superiore (Complesso II).

Le falde idriche a potenzialità  maggiore sono situate nella parte pù alta del complesso II, tra le quote 80 e 140 m circa da p.c.; a profondità  pù elevate, in corrispondenza alle subordinate intercalazioni permeabili costituite da ghiaietto e sabbia, si rinvengono altre falde di spessore modesto e con potenzialità  pù ridotta.
Questo sistema acquifero risulta naturalmente ben protetto da eventuali fenomeni di inquinamento diretti dalla superficie a motivo della presenza di un poderoso acquifero superficiale e di un setto limoso-argilloso praticamente impermeabile, potente mediamente una decina di metri. Inoltre, il succedersi in profondità  di altri livelli limoso-argillosi impermeabili, che suddividono lo stesso Complesso II in un sistema multifalde, rappresenta un ulteriore schermo di protezione naturale.

Campo pozzi di Valle Maggiore

Il campo pozzi della Valle Maggiore è, unitamente al campo pozzi di C.na Giarrea, la fonte principale di approvvigionamento idropotabile dell`Ambito 5.
Sul campo pozzi di Valle Maggiore è stato realizzato un approfondito studio da parte dell`Università  degli Studi di Torino da cui sono state attinte tutte le notizie riguardanti l`area.

In tale campo pozzi si concentrano ad oggi un elevato numero di opere di captazione di acque sotterranee.
L`aumento nel corso degli anni del numero delle utenze servite ha fatto salire il prelievo idrico medio giornaliero sino al valore, valutato nel 1996, di circa 529 l/s e corrispondenti a 16.682.544 m³/anno.
E` quindi necessaria una razionalizzazione dei prelievi che salvaguardi la potenzialità  e la qualità  delle falde captate.

La distribuzione degli Enti Acquedottistici operanti nella Valle Maggiore, o adiacenti, è la seguente:

Nella Valle Maggiore:

  1. Acquedotto Comunale Città  di Asti per il Comune di Asti;
  2. Consorzio Acquedotto Valtiglione per 30 comuni;
  3. Acquedotto Comunale di San Damiano per il Comune di San Damiano;
  4. Acquedotto Comunale di Tigliole per il Comune di Tigliole;
  5. Acquedotto Comune di Cisterna per il Comune di Cisterna;
  6. Società  Acque Potabili S.p.A. per il Comuni di Cantarana e Ferrere.

In Valle San Battista:

  1. Società  Acque Potabili S.p.A. per il Comune di Ferrere

In Valle Triversa:

  1. Società  Acque Potabili S.p.A. per il Comune di Villafranca

In Valle Stavanasso:

  1. Acquedotto Comunale di Valfenera per il Comune di Valfenera

In Valle Traversola:

  1. Acquedotto Consortile della Piana per i Comuni di Dusino San Michele, San Paolo Solbrito e Villanova d`Asti, Valfenera e Buttigliera

Nella media e bassa Valle Maggiore sono quindi concentrati quasi tutte le captazione della zona centro-sud dell`Ambito con un prelievo che si aggira attorno ai 13.500.000 m³/anno (anno 1996) (Tabella 3.10).
Il  quantitativo maggiore di acqua viene emunta dall`Acquedotto Comunale della Città  di Asti che estrae il 60% del volume; segue il Consorzio Acquedotto Valtiglione che estrae il 33%, mentre gli Acquedotti Comunali di Tigliole, di San Damiano e la S.A.P. (Ferrere) estraggono complessivamente solo il 7% del volume totale.

Tabella 3.10 -Stima dei prelievi medi annui degli acquedotti della medio-bassa Valle Maggiore (anno 1996)

Acquedotto

Volume
Estratto(
m3/anno)

Acq. Com. di Asti

8.000.000

Acq. Cons. Valtiglione

4.500.000

Acq. Com. S. Damiano

543.000

Acq. Com. Tigliole

150.000

S.A.P. (Ferrere)

252.288

Totale

13.445.288

Fonte: Studio falda di Cantarana Università  di Torino dato al 1996

Di seguito si fornisce un quadro delle captazioni dei Gestori che operano il maggior prelievo in Valle Maggiore:

Acquedotto comunale città  di Asti

Si riporta nella tabella seguente un indicazione dell`entità  del campo pozzi.

Tabella  3.11 -  Pozzi dell`Acquedotto Comunale della Città  di Asti

Ubicazione campo-pozzi
Valle Maggiore

n° pozzi

pozzi in esercizio

Portata
max (l/s)

Consumi medi giornalieri (l/s)

Profondità  min e max pozzi (m)

Comune: Cantarana
(Loc. Bonoma)

20

12

279

263

32-208

Comuni serviti: Asti

Fonte: Studio "falda di Cantarana" - Università  di Torino - dato al 1996

Nel corso degli anni sono stati abbandonati i pozzi denominati: A1, A3, A4, A5, A6, A7, A8, A10, mentre recentemente sono stati terebrati due nuovi pozzi (A19 e A20).

Le quantità  realmente emunte si aggirano, negli anni `93 -`94 - `95, intorno ai 255 l/s, che corrisponde ad un prelievo di circa 8.000.000 m³ all`anno.
Attualmente sono in esercizio 14 pozzi per una portata massima di circa 350 l/s con tutti i pozzi a pieno regime.

I pozzi funzionano quasi a pieno regime nell`arco di tutta la giornata.
Per sopperire al deficit idrico che esiste tra emungimenti e consumi delle ore diurne (che superano i 400 l/s), si mantengono i pozzi attivi anche durante le ore notturne per costituire le riserve nei serbatoi.

Consorzio Acquedotto Valtiglione

Il campo pozzi è così composto.

Tabella 3.12 - Pozzi dell`acquedotto Valtiglione.

Ubicazione campo-pozzi
Valle Maggiore

n. pozzi

pozzi in esercizio

Portata
max (l/s)

Consumi medi giornalieri (l/s)

profondità  min e max pozzi (m)

Comune:
Ferrere
(Loc. C.na Daghina)
+
2 pozzi dell`Acquedotto di Tigliole

 


9

 

5 +
2(pozzi T1 e T2)

 

190+
30=
210 .

 


181,9




108,5-170

Comuni serviti: Agliano, Asti, Baldichieri, Belveglio, Bruno, Calamandrana, Calosso, Canelli, Castagnole, Castel Boglione, Castelletto Molina, Castelletto Belbo, Castelnuovo Calcea, Coazzolo, Costigliole d`Asti, Fontanile, Incisa Scapaccino, Isola d`Asti, Moasca, Mombaruzzo, Mombercelli, Mongardino, Montaldo Scarampi, Montegrosso, Nizza M.to, Rocca d`Arazzo, San Marzano Oliveto, Vaglio Serra, Vigliano, Vinchio.

Fonte: Studio falda di Cantarana Università  di Torino dati al 1996

Attualmente sono in esercizio 6 pozzi per una portata massima di circa 230 l/s con tutti i pozzi a pieno regime.

La richiesta idrica dei mesi estivi, con medie di circa 190 l/s (media mensile agosto 2001), comporta, per quasi tutta la giornata, un funzionamento dei pozzi in esercizio che, come per l`Acquedotto di Asti, rende il sistema di approvvigionamento notevolmente vulnerabile in caso sia necessario disattivare anche un solo pozzo.

Il consumo nei mesi invernali diminuisce invece a circa 150 l/s.

CARATTERISTICHE QUALITATIVE DELLE ACQUE

Come evidenziato nello studio propedeutico, sulla base delle analisi sulle qualità  delle acque distribuite dai singoli acquedotti effettuate dall`ARPA di Asti nel corso del 1997-98, si possono evidenziare i seguenti dati:

Acquedotto Monferrato

Dalle tabelle esaminate si evidenzia che non vi sono dati sull`acqua al prelievo ma solo esclusivamente analisi sulle reti in distribuzione.
I parametri principali sono:

Trattasi quindi di un`acqua con ottime caratteristiche.

Acquedotto di Asti

Per l`acquedotto di Asti i parametri fondamentali sono:

Acquedotto Valtiglione

I parametri fondamentali sono:


Per gli altri acquedotti gestiti in economia i valori fondamentali della qualità  appaiono meno buoni.
Questo fatto è imputabile fondamentalmente a due fattori. Il primo è legato a fonti di minore qualità ; il secondo è legato alle maggiori difficoltà  operative e di trattamento delle piccole realtà  gestionali.

Confrontando i dati delle analisi con i parametri limite stabiliti dal DPR 24 maggio 1988 n. 236, in nessun caso, almeno per i parametri considerati, sono stati superati i valori di Concentrazione Massima Ammissibile (CMA).
Complessivamente si può affermare che in generale l`acqua distribuita nell`ATO è di buona qualità 

3.1.2  I serbatoi e gli impianti di sollevamento

Dalla banca dati della Regione Piemonte risulta che gli acquedotti dell`Ambito sono dotati complessivamente di 263 serbatoi, di cui 160 classificati (secondo il database della Regione Piemonte) come serbatoi di impianto (cioè serbatoi principali collegati alla rete di adduzione) e 103 classificati come serbatoi di rete (serbatoi pù piccoli connessi alle reti di distribuzione).
I serbatoi di impianto sono costruiti generalmente in cemento armato e sono prevalentemente di tipo interrato (24 di tipo pensile). La loro capacità  è di norma inferiore o uguale a 1000 mc; 8 di essi hanno capacità  superiore e solo 4 superano i 5000 mc.
Anche i serbatoi di rete sono costruiti prevalentemente in cemento armato e sono di tipo interrato (18 di tipo pensile); tranne che per due di essi la capacità  è inferiore a 1000 mc.
Per quanto riguarda gli impianti di sollevamento sono infine state censite rispettivamente 88 stazioni; per la quasi totalità  di esse è stato rilevato il valore della portata complessiva e la prevalenza.

3.1.3   Le reti di adduzione e distribuzione

In Tabella 3.13 sono riportate le lunghezze totali delle reti acquedottistiche, intese come somma tra quelle di adduzione e quelle di distribuzione; la loro distribuzione è evidenziata tavola 2 allegata.

Tabella 3.13 - Le lunghezze delle reti acquedottistiche


Ente gestore

Km totali
di rete

Popolazione servita
(residenti)

Metro lineare
di rete
per ab. servito

Acquedotto del Monferrato.

1865

91.000

20.5

Acquedotto Consorziale Della Piana

200

11.000

18.2

A.S.P.

844

72.000

11.7

Consorzio Acquedotto Valtiglione

780

29.000

26.9

Italgas S.P.A. (ora Società  Acque Potabili)

100

20.000

5.0

Societa` Acque Potabili S.P.A.

70

5.000

14.0

Comuni di San Martino - Antignano - Celle

52

2.200

23.6

Comune di Azzano

5

300

16.7

Comune di Castagnole Lanze

35

3.600

9.7

Comune di Castello di Annone

27

1.750

15.4

Comune di Castel Rocchero

12

450

26.7

Comune di Cortiglione

20

550

36.4

Comune di Cerro Tanaro

13

600

21.7

Comune di Cisterna

26

1.200

21.7

Comune di Quaranti

5

200

25.0

Comune di Revigliasco

23

850

27.1

Comune di Rocca D`arazzo

20

950

21.1

Comune di Rocchetta Tanaro

50

1.400

35.7

Comune di San Damiano

69

7.400

9.3

Comune di Solero

13

1.650

7.9

Comune di Tigliole

37

1.550

23.9

Totale AMBITO

4.266

252.650

16,9

Fonte: Studio "propedeutico" ATI Enel Hydro & c. - nostre elaborazioni

La lunghezza di rete media per abitante servito, a livello di ambito, risulta essere di quasi 17 metri per abitante, rispetto ad un valore medio su scala nazionale di circa 7 metri ad abitante.
Anche tale valore evidenzia l`urbanizzazione di carattere disperso del territorio dell`ATO.

3.1.4   Gli impianti di potabilizzazione

Gli impianti di potabilizzazione censiti dalla ricognizione regionale (anni 1996 - 1997) sono 14.
La loro capacità  produttiva, in termini di volume d`acqua trattato all`anno è indicata in Tabella 3.14.
I trattamenti tipicamente applicati sono quelli della deferrizzazione e demanganizzazione; in pochi casi questi trattamenti sono abbinati a filtri per adsorbimento su carboni attivi.

L`ubicazione degli impianti è riportata nella tavola 2 allegata.

Tabella 3.14 - Impianti di potabilizzazione (1996)

Gestore

Impianto

Comune

Volume trattato [1000mc/anno]

Soc. Acque Pot.

Centrale Daghina

Ferrere

1747

Soc. Acque Pot.

Impianto di trattamento-Concentrico

Ferrere

383,4

Soc. Acque Pot.

Trattamento al pozzo P1

Villafranca d`Asti

355

Italgas (SAP)

Potabilizzatore

Canelli

1200

Italgas (SAP)

Comunale

Nizza Monferrato

2329

Com. Buttigliera

Buttigliera

Buttigliera d`Asti

n. d.

ASP

Cantarana Loc. Bonoma

ASTI

18150

ASP

Valmaggiore

ASTI

250

ASP

San Lazzaro

ASTI

1930

Acq. Cons. Piana

Impianto di Demanganizzazione-Deferizzazione

San Paolo Solbrito

n. d.

Com. Rocchetta T.

Via Rimembranza

Rocchetta Tanaro

500

Com. Cortiglione

Localita` Gorgo-Gorreto

Cortiglione

946,5

Com. Quaranti

Valle Sarogna

Quaranti

21,7

Com, Castagnole L.

Stazione di pompaggio

Castagnole delle Lanze

800

Fonte: Studio "propedeutico" ATI Enel Hydro & c.

I principali impianti sono i seguenti:


IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE ASP IN LOCALITA` BONOMA DI CANTARANA

Si tratta di un impianto di ferrodemanganizzazione, dimensionato per consentire il trattamento, su due linee costituite da 6 filtri cadauna, di oltre 600 l/s di un`acqua avente le seguenti caratteristiche medie:
Fe 0.15 ppm
Mn 0.12 ppm
Ed è costituito dalle seguenti sezioni:
1) vasca di reazione/contatto e di carico
2) ozonizzazione
3) adsorbimento - filtrazione
4) postclorazione
5) sistema di trattamento dei reflui di controlavaggio
L`acqua giunge all`impianto dalla vasca di riunione pozzi (ASP) e dalla condotta di adduzione proveniente dai pozzi dell`acquedotto Valtiglione, tramite due vasche di contatto ozono collegate tra loro da un tubazione in acciaio diam. 800 mm con funzione di by-pass.
L`agente ossidante utilizzato è l`ozono, fornito da due produttori di ozono in armadio indipendenti tra di loro.
I filtri presenti sono 12 del diametro di 3700 mm, con massa filtrante mista, in multistrato sabbia e carbone.
L`impianto è completamente automatizzato sia sulla sezione deferrizzazione demanganizzazione sia in quella di trattamento delle acque di lavaggio dei filtri.
Il ciclo orientativo di intasamento di un filtro è di 120 ore.
L`eliminazione del Fe e Mn, e di eventuali solfuri, avviene per azione ossidante dell`ozono e separazione per azione filtrante sul letto multistrato.
L`impianto è in grado di assicurare, dopo il trattamento, una portata di oltre 600 l/s con un`acqua avente le seguenti caratteristiche medie:
Fe < 0.05 ppm
Mn < 0.02 ppm

Figura 3.1 schema dell`impianto di potabilizzazione ASP

immagine che visualizza lo schema dell`impianto di potabilizzazione ASP

IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE ACQUEDOTTO DELLA PIANA IN SAN PAOLO SOLBRITO

Si tratta di un impianto di ferrodemanganizzazione, dimensionato per consentire il trattamento, di acqua grezza in modo da ottenere le seguenti caratteristiche medie:
Fe 0.0032 mg/l
Mn 0.0091 mg/l
L`impianto è costituito dalle seguenti sezioni:
1) vasca di riunione-vasca di raccolta
2) ozonizzazione
3) assorbimento - filtrazione
4) stazione di dosaggio ipocloritodi sodio
5) sistema di trattamento dei reflui di controlavaggio
6) serbatoio di accumulo
L`acqua grezza perviene agli impianti dai pozzi di proprietà  dell`acquedotto della Piana, essa giunge ad una vasca di riunione pozzi dove avviene una prima areazione per rimuovere l`idrogeno solforato, quindi entra in una vasca di raccolta dove viene sollevata all`impianto di trattamento.
Nell`impianto di trattamento si ha un`ozonazione dell`acqua mediante iniezione dell`ozono con metodo idrocinetico, iniezione a pressione con frantumazione di bolle durante la miscelazione con l`acqua grezza per una massima resa.
Dopo l`ozonazione l`acqua raggiunge il filtro misto GAC+sabbia, questo filtro è costituito da un letto di carbone attivo collocato sopra uno strato filtrante di sabbia, il tutto sopportato su tre strati di ghiaia. Questo filtro garantisce la rimozione dei precipitati di idrossido di Fe e Mn, la rimozione dell`ozono residuo, l`abbattimento del contenuto organico ed il miglioramento organolettico dell`acqua.
Il carbone oltre alle funzioni sopra descritte ed alle capacità  assorbenti funge anche da filtro volumetrico. Nei primi centimetri del letto riduce l`eventuale residuo di permanganato formatasi per ozonazione portandolo a precipitato di ossidrato di Manganese.
La sabbia disposta sotto al carbone funge da filtro superficiale bloccando eventuali impurità  penetrate fino ad essa. Nell`impianto esiste anche un distruttore dell`ozono residuo che tramite carbone attivo elimina l`ozono residuo dalla fase gassosa evitandone la fuga nell`ambiente esterno.
Dopo la filtrazione l`acqua esce in una condotta a collo d`oca provvisto di dispositivo antisvuotamento. Qui avviene la clorocopertura con ipoclorito sodico, reso possibile dal basso contenuto organico dell`acqua trattata.
Dalla stazione di dosaggio di ipoclorito di sodio le acque vengono inviate ad una stazione di raccolta da cui captano le pompe per il rilancio in rete.
E` presente una condotta di bay-pass che dalla vasca di raccolta acqua grezza, posta a monte dell`impianto, consente alle acque di arrivare direttamente alla vasca di raccolta acqua trattata da dove viene rilanciate in rete.
Per la pulizia del filtro esiste un impianto di controlavaggio che convoglia i reflui ad una vasca di raccolta dove avviene una sedimentazione dei fanghi ed il loro successivo periodico recupero e smaltimento.
L`impianto è completamente automatizzato sia sulla sezione deferrizzazione demanganizzazione che in quella di trattamento delle acque di lavaggio dei filtri.

Figura 3.2 schema dell`impianto di potabilizzazione Acquedotto della Pianaimmagine che visualizza lo schema dell`impianto di potabilizzazione dell`Acquedotto della Piana

3.1.5  Le utenze

In Tabella 3.15 è indicato il numero di utenze servite dai principali Gestori d`acquedotto.

Tabella 3.15 Utenze del servizio di acquedotto principali Gestori (2000)

Ente gestore

Totale utenze

Società ` Acque Potabili S.P.A. (3 Comuni)

1.806

Italgas S.P.A.  [ora SAP] (2 Comuni)

3.350

Acquedotto del Monferrato (99 Comuni)

45.727

A.S.P. (Comune di Asti)

11.120

Consorzio Acquedotto Valtiglione (25 Comuni)

13.603

Acquedotto Consorziale Della Piana (6 Comuni)

4.300

Tecnoedil (5 Comuni)

3.218

Totale utenze  per 141 Comuni                       

 83.124 

Fonte: dati Gestori

In Tabella 3.16 è indicato il numero di utenze servite da tutti i Gestori facendo riferimento alla banca dati della Regione Piemonte.
Dai dati della ricognizione regionale non è stato possibile suddividere le utenze domestiche da quelle industriali, agricole o di altro tipo; utilizzando, però, i dati  relativi ai volumi fatturati per tipologia di utenza è stato possibile determinare che le utenze domestiche consumano il 90% del volume totale d`acqua fatturato e che, quindi, le altre utenze hanno una incidenza numerica relativamente bassa.

Tabella 3.16 Utenze del servizio di acquedotto (1996)

Ente gestore

Totale utenze

Società ` Acque Potabili S.P.A.

1.751

Italgas S.P.A. (ora SAP)

2.980

Acquedotto del Monferrato

44.917

Comune di Solero

782

A.S.P.

10.200

Comune di Azzano

195

Comune di San Damiano

2.657

Consorzio San Martino - Antignano -Celle

2.324

Comune di Cisterna

707

Comune di Castello di Annone

780

Acquedotto Consorziale Della Piana

3.870

Acquedotto San Cristoforo

93

Comune di Tigliole

950

Consorzio Acquedotto Valtiglione

12.980

Comune di Rocca D`arazzo

694

Comune di Rocchetta Tanaro

895

Comune di Cortiglione

373

Comune di Quaranti

132

Comune di Castagnole Lanze

1.420

Comune di Castel Rocchero

253

Comune di Cerro Tanaro

325

Comune di Revigliasco - TECNOEDIL S.P.A.

416

Totale AMBITO

89.694

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

3.1.6 Il bilancio Idrico

Il bilancio idrico, sia a livello di ambito che per singola gestione, risulta essere fondamentale nell`identificazione di parte di quei parametri che definiscono la capacità  produttiva e di servizio legata allo stato attuale.
Le voci fondamentali del bilancio idrico che sono state considerate si riferiscono ai volumi prodotti, acquistati, venduti, immessi in rete, erogati e fatturati.

Per volume prodotto si intende il volume di acqua prelevato tramite le opere di presa.

Nel caso dell`ATO n. 5 esso rappresenta la somma dell`acqua emunta dalle acque sotterranee. Si tratta di acqua grezza che non ha ancora subito trattamenti di potabilizzazione.

Il volume acquistato rappresenta l`acqua, grezza o trattata, che il gestore acquista da altri gestori che fungono da grossisti. Tale volume proviene pertanto da opere di presa gestite da un altro ente.

Il volume venduto rappresenta il volume di acqua, grezza o trattata, che il gestore vende come grossista ad altri enti gestori.

Il volume erogato rappresenta il totale dell`acqua che il gestore distribuisce alle proprie utenze qualunque sia la tipologia di queste ultime o la modalità  con cui l`acqua viene di fatto consegnata all`utenza. Solitamente il volume erogato viene misurato ai contatori ma ciò non è sempre generalizzato. Possono essere presenti infatti utenze senza contatore a cui viene erogata acqua senza alcuna forma di contabilizzazione (es: utenze pubbliche).
La determinazione del volume erogato è un parametro fondamentale all`interno del calcolo della tariffa del Metodo Normalizzato.

Il volume fatturato rappresenta invece il volume di acqua che è stato fatturato agli utenti e normalmente non coincide con il volume effettivamente erogato. Ciò può avvenire per vari motivi, tra cui la possibile presenza di utenze gratuite o l`esistenza di minimi di fatturazione (fatturazione a utenti che pur non raggiungendo il volume minimo di consumo da contratto, sono tenuti a pagarlo: è il caso per esempio delle seconde case).

La seguenti Tabelle 3.17 e 3.18 riportano il volume prodotto, erogato e fatturato a livello di Ambito per gli anni 1998 e 1999 (i dati sono stati forniti dai soggetti gestori).

Tabella 3.17 Dati Bilancio idrico a livello di ambito Anno 1998

 

Volume Prodotto
[Mmc/anno]

Volume erogato alle utenze [Mmc/anno]

Volume fatturato alle utenze [Mmc/anno]

Ambito n.5 - Astigiano Monferrato

27,8

19,1

22,3

Fonte: nostre elaborazioni dati Gestori

Tabella 3.18 Dati Bilancio idrico a livello di ambito Anno 1999

 

Volume Prodotto
[Mmc/anno]

Volume erogato alle utenze [Mmc/anno]

Volume fatturato alle utenze [Mmc/anno]

Ambito n.5 Astigiano Monferrato

28,1

20,3

22,7

Fonte: nostre elaborazioni dati Gestori

Nelle tabelle seguenti (3.19, 3.20, 3.21) si riportano i valori completi di bilancio idrico relativi agli anni 1998 e 1999.

Tabella 3.19 - Il bilancio idrico dell`anno 1998

Immagine che visalizza il bilancio idrico dei Gestori per l`anno 1998

(°) in mancanza di indicazioni assunto un valore pari al 98% degli abitanti residenti
V  immessi 1 (all`adduzione) = V prodotto + V acquistato (da terzi)
V  immessi 2 (rete utenze propria) = V prodotto + V acquistato (da terzi) - V venduto (a terzi)
V erogati (rete utenze)
Perdite = V immessi 1 - (Verogati+V venduti)
(*) in mancanza di dati del Gestore si ipotizza un V erogato pari al 90% del V fatturato
(*) in mancanza di dati del Gestore dato ipotizzato

Tabella 3.20 - Il bilancio idrico dell`anno 1999

Immagine che visalizza il bilancio idrico dei Gestori per l`anno 1999

Fonte: nostre elaborazioni dati Gestori

Nella tabella seguente si riporta l`andamento del volume erogato per l`anno 2000

Tabella 3.21 - Il volume erogato per l`anno 2000
Immagine che visalizza il bilancio idrico dei Gestori per l`anno 2000
Fonte: nostre elaborazioni dati Gestori

Sulla base dei risultati evidenziati nelle precedenti tabelle si può operare una prima valutazione sull`andamento del volume erogato per l`intero ambito negli ultimi anni al fine di operare delle proiezioni sui possibili sugli andamenti futuri.

Tabella 3.22 Andamento del Volume erogato negli ultimi tre anni

 

Volume erogato alle utenze [Mmc/anno]

1998

19.138

1999

20.337

2000

20,397

Fonte: nostre elaborazioni - dati Gestori

Per quanto riguarda le perdite, dai dati delle tabelle relative al bilancio idrico 1998 e 1999, si rileva un valore percentuale di perdite a livello d`ambito intorno al 26 29%.

3.1.7    Descrizione dei principali impianti di acquedotto

ACQUEDOTTO DEL MONFERRATO
L`acquedotto del Monferrato serve 103 Comuni delle Province di Alessandria, Asti, e Torino, interessando un territorio di circa 1.250 Kmq, di questi Comuni 99 fanno parte dell`Autorità  d`Ambito n°5 "Astigiano Monferrato" (anche la Fraz. Sessant di Asti è servita dall`acquedotto M.to).
I Comuni serviti esterni all`ATO sono Pomaro, Casal Borgone, S. Sebastiano e Lamporo; di questi il solo Comune di Pomaro è alimentato dal campo pozzi principale mentre i restanti tre sono dotati di propri e quindi hanno un`alimentazione indipendente.
L`acqua necessaria ad alimentare la rete acquedottistici dell`Acquedotto del Monferrato, viene emunta dal campo pozzi ubicato in Cascina Giarrea, nel Comune di Saluggia (VC), a nord nord/ovest della confluenza del fiume Dora Baltea nel fiume Po. L`area di captazione ha una superficie di 513.000 mq e presenta 11 pozzi suddivisi in due sistemi acquiferi differenziati: acquedotto superficiale (complesso I) e acquedotto villafranchiano (complesso II) che forniscono una potenzialità  complessiva di oltre 1.000 lt/s.
L`acqua emunta dai pozzi, viene sospinta dalle stesse pompe di estrazione ad una torre piezometrica, posta al limite di cascina Giarrea; realizzata in cemento armato con due camere aventi capacità  di 180 e 170 mc. Dalla torre piezometrica l`acqua viene, quindi, convogliata per gravità , attraverso due distinte adduzioni, al serbatoio interrato di Verrua Savoia, annesso alla centrale di sollevamento, che si trova sulla destra orografica del Po.
La prima adduzione è costituita da 5.681 metri in fibrocemento (diametri 800, 650 e 500 mm) e 3.913 metri in acciaio (diametro 250 mm). La seconda adduzione è costituita da 6.576 metri in acciaio (diametro 700 mm), passa in subalveo il Po poco a monte del ponte di Crescentino.
L`acqua arriva nella centrale di Verrua Savoia in un serbatoio interrato di capacità  di 8.700 mc. Tale serbatoio è ha struttura mista, avente cioè i muri perimetrali di grande sezione in calcestruzzo cementizio; la platea, i pilastri ed il solaio sono invece in cemento armato.
Dal serbatoio interrato, a quota 155 m.s.l.m., l`acqua attraverso un apposito canale in cemento armato sotto il pavimento della sala macchine, perviene alle bocche di aspirazione di un gruppo di elettropompe che la sollevano ai serbatoi principali di Tetti Coppa (ubicato nel Comune di Brusasco avente una capacità  di 8.450 mc) e di Monte Croce (ubicato nel Comune di Villamiroglio avente una capacità  di 7.550).
Tali serbatoi sono realizzati interamente in cemento armato ricoperti da uno strato di terra.
Per attutire i colpi di ariete che possono verificarsi sulle condotte di mandata, di eccezionale lunghezza, sono inserite sulle condotte sei casse d`aria cilindriche da 40 atm l`una aventi capacità  di 4.000 litri caduna, che possono entrare in funzione in caso di necessità , con qualsiasi gruppo di pompe in marcia.
Il gruppo di elettropompe è composto da sei gruppi elettrocentrifughi, dei quali due hanno portata di 200 lt/s, due hanno portata di 150 lt/s e due hanno portata di 100 lt/s; complessivamente sono installati 3.644 Kw.
Per il serbatoio di Monte Croce vi sono due condotte di adduzione, la prima è di 7.620 metri, realizzata in acciaio con diametro di 500 mm; la seconda in acciaio avente diametro di 600 mm ha una lunghezza di 6.240 metri e si raccorda alla prima condotta a circa 1.800 metri dal serbatoio di Monte Croce.
Per il serbatoio di Tetti Coppa vi è una condotta di 4.970 metri in acciaio avente diametro di 500 mm. Sulle condotte di mandata sono inseriti misuratori elettromagnetici di portata.
Dai serbatoi principali partono due condotte: una con diametro di 500 mm a l`altra con diametro di 700 mm, le quali vanno a descrivere il primo anello principale di alimentazione dell`acquedotto.
Dalla condotta di congiunzione dei serbatoi principali (PRIMO ANELLO), che ha uno sviluppo di 20.714 metri, derivano tre rami principali, il primo avente diametro di 250 mm si sviluppa verso Casale (RAMO CASALE), il secondo avente diametro di 400 mm si sviluppa verso Alessandria (RAMO ALESSANDRIA) ed il terzo avente diametro di 300 mm si sviluppa verso Asti (RAMO ASTI).
Dal serbatoio di Monte Croce ha inizio anche una condotta in acciaio avente diametro variabile di 400 - 600 - 500 mm che arriva sino a Vignale ( TRATTO SECONDO ANELLO RAMO VIGNALE), mentre da località  Vignali in comune di Brozolo parte una condotta in acciaio diametro 400 che arriva fino al Comune di Piea (TRATTO SECONDO ANELLO RAMO PIEA). Il futuro collegamento dei due rami permetterà  il completamento del 2° anello consentendo un funzionamento pù bilanciato dell`impianto del Monferrato nonché un`adduzione d`acqua alla zona centro sud dell`Ambito.
Dal 1° anello e dalle condotte principali sopra descritte, si diramano tutti i rami minori che raggiungono i Comuni consorziati attraverso un centinaio di serbatoi ed una serie di camere d`interruzione.Nella pagina seguente (fig. 3.3) si riporta lo schema dell`acquedotto del Monferrato.

Figura 3.3 - schema dell`impianto acquedotto del Monferrato

Immagine che visualizza lo schema dell`impianto acquedotto del Monferrato

ACQUEDOTTO CITTA` DI ASTI
L`acquedotto del Comune di Asti attinge acqua dai pozzi ubicati, ad oggi, nelle seguenti località : Comune di Cantarana (principalmente), San Lazzaro e Val Maggiore di Asti (per pochi l/s).
La fonte principale d`approvvigionamento idrico dell`acquedotto della città  di Asti, è costituita dal campo pozzi ubicato in località  Val Maggiore nel Comune di Cantarana.
In tale località  esistono quattordici pozzi che forniscono la quasi totalità  dell`acqua attualmente erogata dall`acquedotto di Asti. L`acqua emunta viene inviata attraverso una rete di tubazioni ad una vasca di riunione che a sua volta, per mezzo di una tubazione in acciaio diametro 600 mm, alimenta il vecchio serbatoio interrato "Medici" di capacità  di 1.000 mc.
Da questo serbatoio, utilizzato come vasca di stoccaggio, l`acqua viene pompata attraverso due tubazioni aventi diametro di 500 mm in un impianto di potabilizzazione dove viene trattata.
In seguito, per pompaggio ed attraverso una condotta avente diametro 800 mm, l`acqua viene inviata a due vasche di carico della capacità  complessiva di 1.000 mc. Le suddette vasche di carico alimentano, a loro volta, la condotta adduttrice in ghisa sferoidale (diametro 800 mm), in grado di garantire una portata massima di circa 450 lt/sec ai serbatoi di compenso di Via Conteverde e Villaggio Aurora in Asti.
Il secondo campo pozzi dell`Acquedotto di Asti è ubicato in località  San Lazzaro; il suddetto impianto si trova ormai in piena area urbana e data la scarsa profondità  dei cinque pozzi (12 - 15 metri), vi è il rischio di possibili inquinamenti della falda.
Dai pozzi viene emunta, potenzialmente, una quantità  di acqua pari a 20 lt/s (attualmente ne vengono utilizzati circa 5 - 6 lt/s), che viene poi inviata ad un impianto di potabilizzazione avente una potenzialità  di 30 lt/s. Infine la suddetta acqua viene immessa direttamente nella rete bassa cittadina ad una pressione di circa 3 atmosfere.
Vi è inoltre un ultimo campo pozzi ubicato nella Frazione Valmaggiore di Asti, in una zona a nord del centro cittadino in località  Cascina Avidano. L`impianto comprende due pozzi, aventi profondità  di circa 60 m con una portata potenziale di circa 20 lt/s, ed un impianto di ferrodemanganizzazione con una capacità  massima di trattamento di 8 lt/s. Attualmente viene utilizzato un solo pozzo (per una portata di circa 5 - 6 lt/s) che serve al rifornimento idropotabile delle Frazioni di Valmaggiore, Valgera, Valmanera e Portacomaro Stazione.
Le condotte di adduzione tra il campo pozzi di Cantarana e la Città  di Asti sono le seguenti:
condotta diametro 800 mm, ultimata nel 1990 - costituita da una tubazione in ghisa sferioidale del diametro di 800 mm rivestiti interamente con cemento d`alto forno centrifugato. Tale condotta alimenta i serbatoi di compenso di Via Conte Verde e Villaggio Aurora in Asti. Mediante il gruppo di interconnessione di Valle Audenino (in Comune di Cantarana) la condotta adduttrice alimenta altresì le vecchie condotte adduttrici "Medici", "Mussa" e "Colosimo" . La capacità  totale di portata d`acqua della condotta diametro 800 mm assommata alle portate delle condotte Colosimo e Mussa è di circa 630 l/s.
condotta "Medici" realizzata nel 1894 - costituita da una tubazione in parte in ghisa e in parte in cemento giropressato del diametro di 275 mm, la sua portata è di circa 20 l/s, la sua lunghezza è di 18 Km circa. Questa tubazione dopo aver fornito la stazione di pompaggio di Valceresa e parte di Corso Torino, alimenta le vasche di Via Castello, alle quali è collegata una piccola parte della rete bassa della città . Questa condotta presenta problemi dovuti alla sua vetustà  caratterizzati da frequenti rotture.
condotta "Mussa" realizzata nel 1933 - costituita da una tubazione in acciaio rivestito esternamente con cemento amianto ed ha un diametro di 350 mm, si immette direttamente nella rete bassa cittadina. Questa condotta presenta problemi dovuti alla sua vetustà  caratterizzati da frequenti rotture.
condotta "Colosimo" realizzata negli anni 1962 - `63 con una tubazione in cemento amianto; il primo tratto lungo circa 2.200 m con un diametro di 450 mm, il secondo tratto lungo circa 16.000 m con un diametro di 500 mm. Essa adduce direttamente ai serbatoi interrati di Via Conte Verde.
I principali serbatoi di compenso presenti nell`impianto sono i seguenti:
Serbatoio di Via Castello, realizzato nel 1894, fornisce acqua ad una piccola parte della rete del centro storico nella zona di Piazza Cattedrale e Via Varrone, le strutture portanti della vasca sono in mattoni e cemento. La quota massima d`invaso è di 150 m.s.l.m. la capacità  è di 1000 mc circa.
Serbatoio di Via Conte Verde, sono presenti due serbatoi seminterrati realizzati tra il 1955 e il 1958, hanno una capacità  di 2500 mc ciascuno. Da questi due serbatoi viene pompata acqua al serbatoio pensile di Via Conte Verde della capacità  di circa 750 mc con una quota di sfiora pari a 193 m.s.m.; tale serbatoio viene utilizzato per servire la parte alta della città .
Serbatoio di località  Villaggio Aurora, presso Cascina Volta, per una capacità  di 6000 mc.
Per quanto riguarda la rete di distribuzione cittadina, il primo nucleo risale al 1894 ed era ad esclusivo servizio della parte bassa della città  (attuale centro storico), realizzata in ghisa grigia con giunti a piombo di vario diametro.
Tali tubazioni, data la loro vetustà , sono soggette a frequenti rotture ed inoltre sono generalmente di sezione insufficiente per garantire gli attuali fabbisogni idropotabili delle zone servite.
Per soddisfare le esigenze di sviluppo della città  vennero realizzati due anelli principali indipendenti tra di loro, uno a servizio della zona alta e uno a servizio della zona bassa.
L`anello principale della rete alta è costituito da una tubazione in ghisa grigia del diametro di 300 mm, ed è alimentata dal serbatoio pensile di Via Conte Verde. Dalla rete si diramano, a nord est della città , alcune diramazioni a servizio delle zone di pù recente sviluppo.
L`anello primario della rete bassa è costituito da una condotta in parte in ghisa grigia e in parte in ghisa sferoidale del diametro di 350 mm. Esso è alimentato direttamente dalla condotta Mussa, dai serbatoi interrati di Via Conte Verde, dal serbatoio di Villaggio Aurora e dai pozzi ubicati in località  San Lazzaro.

Figura 3.4 - schema dell`impianto di acquedotto della Città  di Asti

Immagine che visualizza lo schema dell`impianto acquedotto di Asti

ACQUEDOTTO VALTIGLIONE
L`Acquedotto del Val Tiglione serve una popolazione residente di circa 29.000 persone che raggiungono le 45.000 nel periodo estivo di maggior presenza.
L`acqua prodotta da impianti propri è pari a 4.826.309 mc/anno (anno di riferimento 1998). L`acqua ceduta all`ingrosso è pari a 1.097.814 mc/anno. Viene ceduta ai Comuni di: Rocca d`Arazzo, Castel Rocchero, Canelli, Nizza Monferrato, Castagnole, Asti (località  Variglie), al Consorzio San Martino Alfieri Celle Enomondo Antignano e ad alcuni acquedotti rurali.
L`acqua è prelevata dal campo pozzi situato in località  Daghina nel Comune di Ferrere. I pozzi presenti sono sei denominati P2, P2bis, P5bis, P6, P7 e P8.
L`acqua prelevata dai pozzi in località  Daghina viene convogliata ad una vasca di riunione pozzi di circa 800 mc.
Dalla vasca l`acqua può essere inviata all`impianto di potabilizzazione di Asti oppure al serbatoio di carico di Bricco Oca mediante una tubazione avente diametro di 400 mm e lunghezza di 2,585 Km, (realizzata nel 1968, avente una portata di 238 lt/s, con uno stato di conservazione buono).
Dal serbatoio di carico di Bricco Oca mediante una tubazione avente diametro di 400 mm e lunghezza di 16,04 Km, (realizzata nel 1968, avente una portata di 200 lt/s, con uno stato di conservazione buono) l`acqua viene inviata alla centrale di pompaggio di San Marzanotto in cui vi è un serbatoio di carico di 2000 mc.
Dalla centrale di S. Marzanotto partono tre condotte principali:
una condotta per la torre piezometrica di Mongardino (200 mc) in acciaio con diametro di 250 mm e lunghezza di 4 Km, (realizzata nel 1958, avente una portata di 35 lt/s, con uno stato di conservazione buono).
una condotta per il serbatoio di carico di Montaldo Scarampi (1500 mc) in acciaio avente diametro di 250 mm e lunghezza di 8 Km, (realizzata nel 1976, avente una portata di 55 lt/s, con uno stato di conservazione buono).
una condotta per Calosso verso la Torre Piezometrica (200 mc) ed il serbatoio interrato (5000 mc) - mediante una tubazione in acciaio avente il diametro di 500 mm e lunghezza di 12 Km, (realizzata nel 1992, avente una portata di 140 lt/s, con uno stato di conservazione buono).
Da questi serbatoi principali partono le condotte di adduzione per vari serbatoi secondari e quindi la rete di distribuzione per le utenze.

Figura 3.5 Schema dell`impianto di acquedotto Valtiglione

Immagine che visualizza lo schema dell`impianto acquedotto Valtiglione

3.2 Il servizio di fognatura e depurazione

Nel seguito si riporta la descrizione dello stato di consistenza delle infrastrutture di fognatura e depurazione e della loro funzionalità . Tali reti ed impianti vengono riportati cartograficamente nella Tavola 3 allegata.

3.2.1  Le reti di fognatura

L`analisi dei dati della ricognizione rivela che circa l`80% della popolazione dell`ATO è raggiunta dal servizio di fognatura e che la lunghezza totale delle reti fognarie è pari a circa 1.541 km, con una media pro capite di circa 6 m di condotte.
Il valore di 6 ml/abitante è un valore medio d`Ambito. Vi sono, da zona a zona, differenze anche notevoli e si passa da un valore di circa 9 ml/abitante per la zona del Monferrato, dove la popolazione è molto distribuita sul territorio, ad un valore di circa 2 ml abitante per la città  di Asti.
Il valore medio a livello nazionale risulta ad oggi di 4.6 metri ad abitante.
Per quanto riguarda la funzionalità  della rete fognaria la situazione risulta essere soddisfacente in relazione al fatto che gran parte dei collettori sono stati realizzati negli anni 1980-1990.
Inoltre a livello di Ambito sono state censite 27 stazioni di sollevamento in sottoreti fognarie per una potenza installata complessiva di 149 Kw.
Il servizio di fognatura nell`Ato n. 5 è gestito quasi interamente in economia dai relativi Comuni. I valori di popolazione residente e servita si riferiscono all`anno 1996, data del rilevamento effettuato dalla Regione Piemonte (risultano 156 Comuni invece degli attuali 154 in quanto vi è stata un`unione di tre Comuni).

3.2.2  Gli impianti di depurazione

Dalla ricognizione effettuata dalla Regione Piemonte (anno 1997), nel territorio dell`Ambito n. 5, risultano 569 impianti di depurazione: 373 di questi, cioè il 65%, sono fosse Imhoff, gli altri 196 sono impianti di vario tipo, generalmente piccoli (< 2.000 a.e.) ad esclusione dei depuratori di Asti, Nizza e Canelli.
L`ubicazione degli impianti, degli scarichi trattati (derivati da depuratori o fosse Imhoff), di quelli non trattati (reti che scaricano direttamente in corsi d`acqua o su suolo) degli sfioratori è riportata nella Tavola 3.
Da ulteriori indagini effettuate dall`Autorità  d`Ambito, che dovranno essere ancora approfondite, gli scarichi attualmente esistenti risultano essere circa 900, di cui 680 dotati di sistema depurativo e 220 non provvisti di alcun sistema di depurazione.

Nella seguente Tabella 3.23 sono indicati gli scarichi delle pubbliche fognature censiti nell`ATO 5.

Tabella 3.23 Tabella riassuntiva dei punti di scarico


SCARICHI

CORPO RECETTORE

 

 

SUOLO

CORPO IDRICO SUPERFICIALE

DEPURATI

680

126

554

NON DEPURATI

220

72

148

TOTALE

900

198

702

Fonte: nostre elaborazioni dati province

Risulta evidente, dall`elevato numero dei punti di scarico esistenti, l`elevata frammentazione del sistema fognario e depurativo dell`ATO 5.
Tale frammentazione è dovuta sia alla conformazione del territorio dell`Ambito Astigiano Monferrato sia alla visione su scala comunale che sino ad oggi ha caratterizzato la progettazione e realizzazione delle fognature e degli impianti di depurazione.
Tale fenomeno risulta particolarmente evidente in un territorio di circa 2000 kmq con 154 Comuni.
Pertanto, per il futuro, occorrerà  prevedere una razionalizzazione del sistema fognatura e depurazione che tenda progressivamente a ridurre il numero degli impianti, operando al fine di realizzare depuratori centralizzati che garantiscano un maggior abbattimento del carico inquinante.
Un`altra considerazione è legata all`elevato numero degli scarichi su suolo. Numero che si cercherà  di ridurre, ma che è strettamente legato alla situazione morfologica ed idrografica dell`ATO 5. Pertanto oltre a provvedere a depurare gli scarichi su suolo non depurati occorrerà  adeguare anche gli impianti ad oggi già  esistenti in considerazione dei limiti restrittivi prescritti dalla Tabella 4 dell`allegato 5 del D. Lgs. 152/99.

Nella Tabella 3.24, gli scarichi delle pubbliche fognature sono classificati in funzione degli abitanti equivalenti.

Tabella 3.24 Classificazione degli scarichi totali in relazione agli abitanti equivalenti


% scarichi minori di 50 ae

% scarichi compresi tra 50 e 150 ae

% scarichi compresi tra 150 e 250 ae

% scarichi compresi tra 250 e 500 ae

% scarichi compresi tra 500 e 750 ae

31.8%

40.8%

9.8%

9.1%

2.0%

% scarichi compresi tra 750 e 1000 ae

% scarichi compresi tra 1000 e 2000 ae

% scarichi compresi tra 2000 e 5000 ae

% scarichi compresi tra 5000 e 1500 ae

% scarichi maggiori di 15000 ae

2.4%

2.5%

1.1%

0.1%

0.5%

Fonte: nostre elaborazioni dati province

Risulta evidente come il 72.6% degli scarichi è inferiore ai 150 abitanti equivalenti.

Nella Tabella 3.25, la classificazione, per abitanti equivalenti, è fatta per gli scarichi non depurati.

Tabella 3.25 Classificazione degli scarichi non depurati in relazione agli abitanti equivalenti


% scarichi minori di 50 ae

% scarichi compresi tra 50 e 150 ae

% scarichi compresi tra 150 e 250 ae

% scarichi compresi tra 250 e 500 ae

% scarichi compresi tra 500 e 750 ae

50.7%

25.1%

5.8%

5.8%

3.4%

% scarichi compresi tra 750 e 1000 ae

% scarichi compresi tra 1000 e 2000 ae

% scarichi compresi tra 2000 e 5000 ae

% scarichi compresi tra 5000 e 1500 ae

% scarichi maggiori di 15000 ae

4.8%

3.4%

0.5%

0.0%

0.5%

Fonte: nostre elaborazioni dati province

Risulta che il 75.8% degli scarichi non depurati è inferiore ai 150 A.E..

Dai dati evidenziati nelle tabelle precedenti risulta evidente che, per l`ATO 5, il raggiungimento degli obiettivi di qualità  ambientale previsti dal D. Lgs. 152/99 si ottiene oltre che dall`adeguamento dei principali impianti anche attraverso un razionalizzazione del sistema fognatura depurazione (collettori vallivi ed impianti centralizzati ove possibili tecnicamente ed economicamente) nonché attraverso il ricorso a tecnologie di depurazione naturale, in conformità  all`allegato 5 del D. Lgs. 152/99 che possano soddisfare i requisiti ambientali senza comportare costi gestionali insostenibili.

Nella Tabella 3.26, che segue, si riportano i maggiori scarichi (superiori a 1.000 A.E.) non depurati delle pubbliche fognature.

Tabella 3.26 Principali punti di scarico non depurati


COMUNE

LOCALITA` - "denominazione scarico"

CORPO
RECETTORE

A.E.

INTERVENTO

ASTI

Sbocco Borbore

Torrente Borbore

20.000

In fase di realizzazione A

ASTI

Supermercato PAM

Torrente Borbore

25.000

In fase di realizzazione A

BUTTIGLIERA

Rocche

Rio delle Rocche

1.300

Depuratore previsto nel  Piano Stralcio

COSTIGLIOLE

San Carlo

Rio Bragna

1.942

In fase di realizzazione B

MONCALVO

Fraz. Stazione

Rio Menga

2.000

In fase di realizzazione C

NIZZA M.TO

Loc. Bossola Due

Torrente Belbo

1.920

In fase di realizzazione D

SAN DAMIANO

Fr. Vascagliana

Rio Coasso

1.342

Depuratore previsto nel  Piano Stralcio

FELIZZANO

Strada Vic. Acquarola

Rio Tanaro Morto

1.966

Depuratore previsto nel  Piano Stralcio

OZZANO

Via Tazzina

Rio Rivara

1.227

Depuratore previsto nel  Piano Stralcio

Fonte: nostre elaborazioni

Relativamente agli interventi evidenziati nella precedente Tabella si precisa che:


Intervento A:

Di prossima realizzazione il completamento del collettore che consentirà  di convogliare tali reflui al depuratore principale della Città  di Asti.
Intervento previsto nell`accordo di programma tra Regione Piemonte e Ministero dell`Ambiente finanziato nel Dicembre 2000.

Intervento B:

Di prossima realizzazione il collettore che consentirà  di convogliare tali reflui al collettore Valle Tanaro di cui al precedente punto B e quindi al depuratore principale della Città  di Asti.
 

Intervento C:

In fase di completamento l`impianto di depurazione.

Intervento D:

In fase di completamento il collettore che consentirà  di convogliare i reflui al depuratore principale. Depuratore che è entrato in esercizio il 1 gennaio 2001. 

Nel territorio dell`Ambito n. 5 sono presenti 15 impianti aventi potenzialità , in termini di abitanti equivalenti, superiore a 2.000, riassunti nella tabella seguente.

Tabella 3.27 Tabella riassuntiva degli attuali impianti superiori a 2.000 abitanti equivalenti


N. ord.

Comune in cui è ubicato l`impianto

Località 

Ab. eq.

Corpo idrico Recettore

1

Asti

Quaglie

80.000

Tanaro

2

Nizza Monf.

Loc. Reg. Bossola

40.000

Belbo

3

Canelli

Viale Italia

16.200

Belbo

4

S. Damiano

Via Stramba Vecchia

5.200

Borbore

5

Calamandrana

Fraz. Quartino

2.300

Rio Garbazzola

6

Castell`Alfero

Casotto

2.000

Versa

7

Incisa Scapaccino

Via del Molino

6.500-7.000

Belbo

8

Villafranca

Reg. Case Bruciate

3.100

Triversa

9

Villanova

Capoluogo

2.000

Rio Robeirano

10

Quattordio

Pratoleone

2.500

Rio della Chiesetta

11

S. Salvatore M.to

Baldone

3.653

Suolo

12

S. Salvatore M.to

Clorio

2.283

Suolo

13

Solero

Orti Sivario

2.192

Rio Salario della Molina

14

Cavagnolo

Via tre Po

3.600

corso d`acqua

15

Moncalvo

Strada Asti

2.000

corso d`acqua

Fonte: nostre elaborazioni - dati province

Vi è poi un altro importante impianto di Depurazione ubicato al di fuori dei Confini dell`Ambito, e precisamente nel Comune di S. Stefano Belbo (CN), avente una potenzialità  di circa 16.000 17.000 abitanti reali e di 100.000 A.E. (dovuto al trattamento dei reflui provenienti dalla vinificazione), di interesse dell`ATO 5.

3.2.3 Descrizione dei principali impianti di depurazione

IMPIANTO DI DEPURAZIONE ACQUE REFLUE URBANE CITTA` DI ASTI

L`impianto è destinato al trattamento dei reflui di provenienza civile od industriale convogliati nella rete fognaria cittadina.
La rete che confluisce all`impianto è costituita da quattro collettori con arrivo all`impianto a differente quota (110,00 m s.l.m. e 107,60 m s.l.m.).
La consegna del liquame da trattare avviene in due manufatti posti a quote differenti; ne consegue che il sollevamento iniziale è suddiviso in due settori, che funzionano a diversa prevalenza.
Attraverso tale manufatto è possibile alimentare, dopo aver sottoposto i liquami grezzi in ingresso a grigliatura e dissabbiatura-disoleatura, i collettori di by-pass generale dell`impianto, di futura realizzazione, che consentiranno di scaricare direttamente nel fiume Tanaro l`intera portata in arrivo qualora, per cause improbabili ed accidentali, l`impianto sia messo completamente fuori servizio, o di condurre i liquami a particolari fasi successive del trattamento.
In caso di piena del fiume Tanaro, una stazione di sollevamento finale esistente per le sole parti murarie e da completare con tutti gli impianti di sollevamento provvederà  allo scarico delle acque depurate e di quelle di pioggia dei by-pass.
L`impianto adotta uno schema di trattamento a fanghi attivi, completo di sedimentazione primaria, ossidazione-nitrificazione, sedimentazione finale, digestione anaerobica dei fanghi e disidratazione meccanica dei fanghi.
Le sezioni in cui è suddiviso l`impianto nella configurazione finale (relativa al progetto generale di cui alcuni interventi a completamento sono in fase di realizzazione ed altri sono previsti nel presente piano stralcio) sono:


Linea liquami

Linea fanghi

pretrattamento bottini
grigliatura grossolana meccanizzata
sollevamento iniziale
grigliatura fine meccanizzata
dissabbiatura, disoleatura
ripartizione della portata
sedimentazione primaria
sollevamento intermedio e sfioro delle extra-portate
ossidazione biologica e nitrificazione
sedimentazione finale
ultrafiltrazione
clorazione
impianto idrovoro di emergenza per sollevamento acque depurate

sollevamento fanghi primari
sollevamento fanghi di ricircolo e di supero
preispessimento meccanizzato fanghi primari
addensamento dinamico fanghi di supero
digestione anaerobica monostadio
disidratazione meccanica
letti di essiccamento di emergenza
stazione di recupero energetico.

Per tale numero di abitanti e sulla base dei dati di progetto ed in proporzione alla popolazione servita è garantito, con l`impianto esistente, il raggiungimento dei limiti di accettabilità  previsti dalla Tabella 2 Parametro 2-II della Legge Regione Piemonte 26 Marzo 1990 n. 13 e con ogni probabilità  il rispetto dei limiti per quanto riguarda la % di riduzione previsti dal D. Lgs. 152/99. (L`impianto è tutt`oggi in fase di adeguamento. Vi è un collaudo in corso per quanto riguarda le opere realizzate con un I e II stralcio. Le opere di III stralcio già  realizzate sono in fase di esercizio provvisorio).
Con le opere di prossima realizzazione (IV stralcio) si amplierà  la potenzialità  dell`impianto di depurazione dagli attuali 80.000 abitanti equivalenti fino a 120.000 abitanti equivalenti garantendo sempre il raggiungimento dei limiti della già  citata Tabella 2 Parametro 2 II della L. R. P. n° 13/90 e con ogni probabilità  il rispetto dei limiti per quanto riguarda la % di riduzione previsti dal D. Lgs. 152/99. Con le opere di ampliamento, indicate nella planimetria di figura 3.6, e previste nel presente piano stralcio, si raggiungerà  l`efficienza depurativa prevista dal recente D.Lgs. 152/99 per l`intera popolazione allacciabile all`impianto e prevista in 180.000 abitanti equivalenti.
Come evidenziato nella planimetria schematica (figura 3.6) le opere necessarie per il raggiungimento della efficienza depurativa richiesta dal D.Lgs. 152/99 consistono essenzialmente nei seguenti comparti di trattamento.
Linea liquami
comparto di abbattimento nutrienti                                           (*)
comparto di ultrafiltrazione con microfiltri                                 (*)
comparto di disinfezione                                                          (*)
Linea fanghi
completamento digestione anaerobica con secondo di gestore  (*)
recupero energetico con motori a gas alimentanti i compressori di ossidazione e raffreddati con fango da digerire mediante scambiatore di calore
Opere complementari
Collettori by pass dell`impianto per il supero di acque reflue di tempo di pioggia non trattate dall`impiantoimpianto idrovoro completo di chiaviche per il sollevamento di tutti i liquami inviati al trattamento di depurazione e dei superi di pioggia dei collettori in arrivo
automazioni e controlli in campo                                                          (*)
sistemazione ambientale dell`area con opere a verde
realizzazione by-passsistema di deodorizzazione per i comparti linea acque e linea fanghi
Da tali interventi, inseriti nel quadro della programmazione generale dell`ATO 5, sono stati evidenziati gli interventi urgenti da realizzarsi ai sensi del D. Lgs. 152/99 e contrassegnati con il simbolo (*) nel precedente elenco.

Figura 3.6 schema impianto di depurazione di Asti.

Immagine che visualizza lo schema dell`impianto di depurazione principale della città di Asti

IMPIANTO DI DEPURAZIONE DEL COMUNE DI NIZZA MONFERRATO

L`impianto è ubicato nel Comune di Nizza Monferrato, ad est del centro abitato, sulla sinistra orografica del fiume Belbo. I liquami civili arrivano all`impianto con un collettore in gres DN 700 mm. a quota -4,80 metri dal p.c.
Il corpo idrico recettore dei reflui depurati è il Torrente Belbo.

Carichi idraulici ed inquinanti
L`impianto è stato dimensionato per trattare i reflui di 10.000 abitanti civili e 30.000 abitanti equivalenti. E` prevista la depurazione di scarichi enologici.

Descrizione del processo depurativo
Il processo è biologico con fanghi attivi ad ossidazione totale ed è preceduto da pretrattamenti per la rimozione dei solidi sospesi.
Lo schema di flusso a blocchi dell`impianto è riportato nella figura seguente.

Figura 3.7 - Schema a blocchi dell`impianto

Immagine che visualizza lo schema dell`impianto di depurazione di Nizza Monferrato

Vista la natura degli inquinanti presenti, sia negli scarichi civili che negli scarichi industriali trattati, il processo pù idoneo per la fase di ossidazione della sostanza organica è quello biologico.
Si prevede che i liquami enologici siano trasportati all`impianto con autobotti, raccolti in una vasca di accumulo opportunamente agitati ed aerati e smaltiti nell`impianto giornalmente, su 15 ore.
Per garantire un alto rendimento depurativo ed una elevata flessibilità  del processo si sono separati inizialmente i reflui civili da quelli industriali. I reflui da industria enologica sono caratterizzati da un elevato contenuto di sostanza organica, parte della quale è presente come solidi sospesi. Per questa ragione è stato previsto un trattamento chimico fisico, con dosaggio di calce, cloruro ferrico e polielettrolita. In uscita da questo trattamento i reflui industriali sono uniti ai reflui civili.
Per quanto riguarda i reflui civili si è sostituito l`usuale comparto di sedimentazione primaria con un doppio trattamento di grigliatura e stacciatura; quest`ultima è posizionata prima dell`ingresso dei reflui civili nella vasca di rilancio, ove avviene la miscelazione con i reflui da industria enologica.
Per la rimozione del carico organico sono stati realizzati due trattamenti biologici in serie sui liquami riuniti, il primo effettuato in un filtro percolatore  ed il secondo in una vasca a fanghi attivi.
Per quanto riguarda la linea fanghi, viste le piccole dimensioni dell`impianto, si è realizzato per un trattamento di stabilizzazione aerobica, che a confronto di un trattamento anaerobico, presenta una maggiore semplicità  sia impiantistica che di gestione. I fanghi sono disidratati meccanicamente o, in alternativa, su letti essiccativi.
In sintesi le principali fasi di trattamento liquami risultano, pertanto, essere:
Linea reflui civili:
grigliatura meccanica
sollevamento
misura di portata
stacciatura
miscelazione con reflui enologici pretrattati e sollevamento
trattamento biologico in letto percolatore
trattamento biologico a fanghi attivi
sedimentazione secondaria
clorazione
scarico effluente
Linea reflui da industria enologica:
stacciatura
accumulo ed omogeneizzazione
sollevamento
trattamento chimico-fisico
miscelazione con reflui civili pre trattati
Linea fanghi
sollevamento fanghi da trattamento chimico fisico e fanghi biologici
stabilizzazione aerobica
ispessimento
disidratazione meccanica/ letti di essiccamento
Opere accessorie:
edificio uffici
cabina elettrica
sistemazione area
strumentazione.

Figura 3.8 Impianto di depurazione di Nizza M.to Schema di flusso linea acque.

Immagine che visualizza l`impianto di depurazione di Nizza M.to Schema di flusso linea acque

Figura 3.9 - Impianto di depurazione di Nizza Monferrato - Schema di flusso linea fanghi.

Immagine che visualizza l`impianto di depurazione di Nizza M.to Schema di flusso linea fanghi

Garanzie depurative

Il ciclo di trattamento proposto risulta in grado di garantire i limiti richiesti allo scarico, come da Tab. A, di cui alla legge n. 319 del 10.05.1976 e successive integrazioni, limiti per cui è stato progettato.

Adeguamento dell`impianto

Al fine di adempiere ai nuovi limiti previsti dal D. Lgs. 152/99, sopravvenuti con l`impianto già  in fase di realizzazione, è necessario prevedere un adeguamento con un comparto di trattamento terziario per la denitrificazione abbattimento nutrienti. Lo schema a blocchi della configurazione impiantistica è riportato nella seguente figura.

Figura 3.10 - Schema a blocchi dell`impianto in progetto

Immagine che visualizza l`impianto di depurazione di Nizza M.to Schema a blocchi dell`impianto in progetto

Dopo i pretrattamenti, il liquame passa nella vasca di predenitrificazione dove, miscelato con agitatori sommersi ad elica, viene a contatto con la miscela fango attivo/liquame ricircolata dalla vasca di ossidazione biologica e dal sedimentatore finale. 

Configurazione dell`impianto rispetto al AL D.Lvo 152

La verifica dell`impianto riguarda la parte biologica, quindi la rimozione del carbonio organico (BOD5 e COD), dell`azoto e del fosforo per biosintesi e bioflocculazione nel bacino di ossidazione, oltre alla disponibilità  di ossigeno quale eventuale fattore limitante.
La verifica dei progettisti ha evidenziato la necessità  di un trattamento di rimozione dell`azoto, per poter avere la certezza del rispetto dei limiti di legge (tabella 3 per lo scarico in acqua superficiali, decreto legislativo 11 maggio 1999, numero 152).
E` inoltre opportuno dotare l`impianto di una unità  di desabbiatura, in modo da prevenire la possibile contaminazione dei fanghi biologici con materiali inerti che ne potrebbero alterare la composizione e la funzionalità .
Gli adeguamenti, ad oggi prevedibili, sono pertanto i seguenti:
Unità  di desabbiatura, Unità  di denitrificazione.

IMPIANTO DI DEPURAZIONE DI CANELLI

L`impianto è ubicato nel Comune di Canelli, a sud-est del centro abitato, sulla sinistra orografica del fiume Belbo. Il corpo idrico recettore dei reflui depurati è il Torrente Belbo.

Carichi idraulici ed inquinanti

L`impianto, che riceve reflui di tipo misto, è dimensionato per trattare i reflui di circa 14.000 abitanti civili e circa 18.000 abitanti equivalenti.

Descrizione del processo

I liquami in arrivo all`impianto vengono liberati da tutte le sostanze grossolane tramite una griglia a pulizia automatica di tipo continuo ed un raschiatore montato nel sistema di grigliatura provvede all`asportazione dei rifiuti solidi raccolti.
Tramite pompe i liquami pervengono ad un dissabbiatore di tipo centrifugo dove viene rimossa la sabbia dai liquami, per evitare ostruzioni dei tubi ed abrasioni in genere, senza peraltro trattenere il materiale organico.
La sabbia depositata sul fondo viene lavata con acqua e quindi rimossa mediante eiettore ad aria ed avviata ad un pozzetto di raccolta.
Dal pozzetto di raccolta, tramite pompe, i liquami vengono inviati al sedimentatore primario.
Nel sedimentatore primario la raccolta dei fanghi sedimentati viene effettuata meccanicamente a mezzo ponte raschiatore. I fanghi sono inviati mediante pompaggio alla vasca di stabilizzazione.
Dopo la sedimentazione primaria é previsto uno scaricatore di piena che permette l`afflusso al successivo bacino d`ossidazione biologica della sola portata di punta in tempo asciutto convogliando le acque in eccesso rispetto a tale portata, direttamente alla clorazione.
Le sostanze sospese e quelle organiche disciolte ancora contenute nelle acque uscenti dalla sedimentazione primaria subiscono un processo di trasformazione nella vasca d`ossidazione biologica con l`intervento di batteri contenuti nei fanghi di ricircolo e sono trasformate in parte in prodotti metabolici ed in parte in nuova sostanza cellulare.
Le sostanze di nuova formazione, unitamente a quelle contenute in fanghi di ritorno, si separano nella vasca di sedimentazione finale, mentre l`acqua depurata viene avviata alla vasca di clorazione e quindi allo scarico.
Il fango sedimentato (fango attivo) viene riciclato nel quantitativo necessario nella vasca d`ossidazione e quello di supero viene avviato alla stabilizzazione aerobica.
La sedimentazione finale ha il compito di consentire la decantazione dei fanghi attivi del liquido misto proveniente dalla vasca d`ossidazione biologica, ottenendo un effluente chiarificato da avviare alla clorazione, mentre i fanghi attivi, sedimentati, vengono in parte riciclati, fornendo al liquame in arrivo all`ossidazione biologica la popolazione batterica necessaria alla degradazione delle sostanze organiche in esso contenute.
La clorazione dell`effluente proveniente dalla sedimentazione finale consente la disinfezione delle acque, con eliminazione di tutti i batteri ancora presenti.
Come agente cloratore viene impiegato ipoclorito di sodio (soluzione al 10¸145 in peso di cloro) con un sistema di regolazione automatica del dosaggio di cloro basato sia sulla portata da clorare che sulla concentrazione di cloro residuo nello scarico finale (~ 0,1 ¸ 0,3 mg/lt).
I fanghi che affluiscono al bacino di stabilizzazione aerobica, sono sottoposti ad una aerazione prolungata, con lo scopo di provocare (nel caso di fanghi primari) o proseguire (nel caso di fanghi attivi) lo sviluppo di microorganismi aerobica, fino ad oltrepassare la fase di sintesi di cellule e realizzare la loro propria autoossidazione.
I fanghi stabilizzati vengono inviati tramite pompe all`ispessitore dove, prima di essere inviati alla centrifugazione o di essere sparsi sui letti d`essiccamento, i fanghi debbono essere addensati in modo da ridurre la potenzialità  della centrifuga e la superficie necessaria per l`essiccamento.
Il liquido chiarificato viene riciclato in testa all`impianto, alla vasca di ripresa.
L`impianto di centrifugazione fanghi é completo delle apparecchiature necessarie alla preparazione e al dosaggio della soluzione di polielettrolita per il condizionamento dei fanghi stessi.

Parti principali costituenti l`impianto
griglia a pulizia automatica
stazione di sollevamento composta da tre elettropompe sommergibili
dissabbiatore di tipo centrifugo
sistema di misura della portata
sedimentatore primario
bacino d`ossidazione biologica
sedimentatore finale
sistema di clorazione
bacino di stabilizzazione aerobica fanghii
spessitore fanghi e letti d`essiccamento
impianto di centrifugazione fanghi
sistema per la preparazione della soluzione di poli-elettrolita.
Impianto elettrico comprendente il quadro di comando e controllo e pannello grafico-sinottico.

Configurazione dell`impianto nel rispetto del D.Lvo 152
Da una prima indicazione di tecnici del comune di Canelli risulta probabilmente necessario un intervento di adeguamento dell`impianto mirato all`abbattimento dei nutrienti.

Figura 3.11 schema impianto di depurazione di Canelli.

Immagine che visualizza lo schema impianto di depurazione di Canelli

3.3 Le gestioni esistenti

La gestione dei servizi idrici nell`ATO risultata essere (soprattutto per i comparti fognatura e depurazione) molto frammentata, come risulta dalla Tabella 3.28 che segue.
Nel territorio dell`Ambito operano Società  o Consorzi che forniscono quasi esclusivamente servizi di acquedotto; in particolare 4 di tali enti servono circa l`80 % della popolazione residente.
L`elenco delle situazione gestionale relativa all`acquedotto è evidenziata nella Tabella 3.29.

Tabella 3.28 Suddivisione dei Comuni per forma di gestione e per servizio (dati al giugno 2002).

Forma di gestione

Acquedotto

Fognatura

Depurazione

Gestione in economia

13

147

83

Consorzio

129

-

58

Società  per azioni a prevalente capitale pubblico

1

1

1

Concessione a privati

11

6

12

Totale Comuni

154

154

154

Fonte: nostre elaborazioni

Tabella 3.29 Gestori del servizio d`acquedotto dati popolazione anno 2000

Ente gestore

Popolazione residente

Popolazione servita
(stimata) (*)

% sul totale di popolazione servita

Acquedotto del Monferrato

91.270

89.445

35.5

Acquedotto Consortile della Piana

11.420

11.192

4.4

Asti Servizi Pubblici S.p.A.

73.176

71.712

28.5

Consorzio Acquedotto Valtiglione

29.217

28.633

11.4

                                                   Totale parziale

205.083

200.981

79.8

 

 

 

 

Societa` Acque Potabili S.p.A.

25.367

24.860

9.9

TECNOEDIL S.p.A.

6.629

6.496

2.6

 

 

 

 

Comune di Azzano

349

342

0.1

Comune di Castel Rocchero

413

405

0.2

Comune di Castello di Annone

1.850

1.813

0.7

Comune di Cerro Tanaro

603

591

0.2

Comune di Cisterna

1.288

1.262

0.5

Comune di Cortiglione

566

555

0.2

Comune di Monale

913

858

0.4

Comune di Quaranti

203

199

0.1

Comune di Rocca D`arazzo

984

964

0.4

Comune di Rocchetta Tanaro

1.434

1.405

0.6

Comune di San Damiano

7.675

7.522

3.0

Comune di Solero

1.977

1.937

0.8

Comune di Tigliole

1.621

1.589

0.6

Totale AMBITO

256.070

250.949

100.00

(*) valori di popolazione servita valutati secondo il 98% della popolazione residente
Fonte: nostre elaborazioni aggregazione secondo gli attuali gestori

Acquedotto

Le principali gestioni del servizio di acquedotto sono quelle di seguito elencati:

Gestore

Acquedotto del Monferrato

ASP S.p.A.

Acquedotto Consorziale della Piana

Consorzio Acquedotto Valtiglione

Il Servizio di acquedotto ha un livello di aggregazione abbastanza elevato, infatti le 4 principali gestioni, elencati sopra, forniscono il servizio a circa l`80% della popolazione.
Le gestioni in economia interessano invece circa il 7.7 % della popolazione e sono ancora presenti in 13 Comuni su 154.

Si riporta di seguito una breve descrizione delle attuali gestioni di acquedotto.

L`Acquedotto del Monferrato riguarda il servizio della zona nord dell`Ambito (99 Comuni) e serve complessivamente circa 91.000 abitanti.
Le sue fonti di approvvigionamento sono ubicate in territorio di Saluggia, comune appartenente all`ATO n. 2, tranne che per 3 pozzi, due nel comune di Quattordio ed uno nel comune di Refrancore.

La Società  ASP gestisce il servizio di acquedotto della città  di Asti. La popolazione interessata dal servizio è di circa 72.000 abitanti.
Le sue fonti di approvvigionamento sono costituite da pozzi ubicati prevalentemente nella zona di Ferrere-Cantarana.

L`Acquedotto Consorziale della Piana ha in gestione gli acquedotti di 6 comuni della zona occidentale dell`Ambito ed interessa circa 11.000 abitanti.
Le sue fonti di approvvigionamento sono costituite da pozzi ubicati nel territorio dei comuni gestiti (i principali a San Paolo Solbrito).

Il Consorzio Acquedotto Valtiglione gestisce il servizio della maggior parte dei comuni  della fascia sud dell`Ambito (25 comuni). Gli abitanti, residenti e fluttuanti, interessati dal servizio sono circa 29.000.
Il Consorzio ha le sue fonti di approvvigionamento principali in comune di Ferrere, 6 pozzi.

La Società  Acque Potabili gestisce il servizio di tre comuni (Cantarana, Ferrere e Villafranca) ubicati nella zona centro-occidentale dell`Ambito, per complessivi 5000 abitanti circa tra residenti e fluttuanti.
Le sue fonti di approvvigionamento sono costituite da n. 4 pozzi ubicati nel territorio dei comuni gestiti.

La Società  Italgas dal 1 dicembre 2001 ha trasferito il ramo acque alla Società  Acque Potabili che quindi gestisce il servizio di due dei pù popolosi comuni della zona sud dell`Ambito, Canelli e Nizza Monferrato, per circa 20.000 abitanti.
Le sue fonti di approvvigionamento sono costituite da pozzi ubicati nel territorio dei comuni gestiti e soprattutto per quanto riguarda Nizza M.to mediante l`acquisto di acqua dal Consorzio Valtiglione e dal Comune di Cortiglione.

La Società  Tecnoedil gestisce il servizio il ciclo idrico integrato dei Comuni di Revigliasco e Castagnole Lanze. Nonché nei tra Comuni S. Martino Alfieri, Celle Enomodo ed Antignano.
Gli abitanti residenti a cui si eroga il servizio sono circa 6.000.
Per quanto riguarda il Comune di Revigliasco le fonti di approvvigionamento sono esterne all`ATO (risorse Tecnoedil nell`ATO 4 Cuneese) mentre vi sono pozzi propri e viene acquistata acqua dal Consorzio Valtiglione per quanto riguarda il Comune di Castagnole Lanze. (anche per tale Comune è previsto un collegamento per poter attingere da risorse Tecnoedil nell`ATO 4 Cuneese).
Per quanto riguarda i Comuni di S. Martino Alfieri, Celle Enomondo ed Antignano non vi sono fonti di approvvigionamento proprie e quindi l`acqua proviene in parte dal Consorzio Valtiglione ed in parte da risorse esterne all`ATO (risorse Tecnoedil nell`ATO 4 Cuneese).

Fognatura

Il servizio di fognatura è svolto in economia dai Comuni ad eccezione di:

Depurazione

La gestione del servizio di depurazione è molto frammentata ed in prevalenza effettuata direttamente dai Comuni. Ciò è valido in particolare per tutta la zona sud dell`Ambito. Pù in dettaglio la situazione delle gestioni è la seguente (giugno 2002):

Il Consorzio dei Comuni dell`Acquedotto del Monferrato, gestisce a partire dal 1 gennaio 1999, successivamente alla rilevazione della Regione Piemonte, la depurazione di 58 comuni della fascia nord dell`Ambito.
Poiché non esistono ancora dati aggregati sulla sua operatività , nella presente relazione di Piano i comuni ad esso appartenenti saranno trattati come elementi singoli.

La Società  Acquedotto del Monferrato S.p.A. svolge il servizio di depurazione di 6 comuni anch`essi ubicati nella fascia nord dell`Ambito.

L`Azienda Servizi Pubblici, ASP, di Asti gestisce la depurazione della città .

La Società  Tecnoedil gestisce il servizio depurazione nei Comuni di Revigliasco e Castagnole Lanze S. Martino Alfieri, Celle Enomondo ed Antignano.

La Ditta Mondo gestisce il servizio depurazione nel Comune di Costigliole d`Asti.

Vi sono inoltre 4 Comuni dell`ATO (Costigliole, Castagnole Lanze, Colosso e Coazzalo) che appartengono al Consorzio CIDAR (Consorzio Intercomunale Depurazione Acque Reflue) che comprende anche altri 3 Comuni della Provincia di Cuneo. Tale Consorzio, in questi ultimi anni, ha realizzato un Depuratore centralizzato e sta progressivamente realizzando i collettori per raccogliere i reflui provenienti dai 7 Comuni.

Per i restanti Comuni il servizio di depurazione è gestito in economia dalle Amministrazioni comunali stesse.

Nelle planimetrie delle pagine seguenti è riportato il territorio dell`ATO con l`attuale suddivisione gestionale per i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione.

Immagine che visualizza i Gestori di Acquedotto nell`ATO5

 

Immagine che visualizza i Gestori di Fognatura nell`ATO5

Immagine che visualizza i Gestori di Depurazione nell`ATO5

3.3.1 Le concessioni in essere alla data di entrata in vigore della legge Galli

Le concessioni in essere alla data di entrata in vigore della legge 36/94 (3 febbraio 1994) che ai sensi dell`art. 10 comma 3 della suddetta legge mantengono la gestione fino alla scadenza della relativa concessione, salvo quanto previsto dal comma 2 dell`art. 35 della legge 448/2001 (Finanziaria 2002), sono le seguenti:

Tabella 3.30 Le concessioni in essere alla data del 03/02/1994


COMUNE

GESTORE

SERVIZIO

INIZIO CONCESSIONE

SCADENZA CONCESSIONE

CANELLI

Società  Acque Potabili

ACQUEDOTTO

02-aprile-1992

30-aprile-2021

NIZZA M.TO

Società  Acque Potabili

ACQUEDOTTO

16-gennaio-1993

31-gennaio-2023

CANTARANA

Società  Acque Potabili

ACQUEDOTTO

16-febbraio-1990

16-febbraio-2010

FERRERE

Società  Acque Potabili

ACQUEDOTTO

11-gennaio-1990

11-gennaio-2010

VILLAFRANCA

Società  Acque Potabili

ACQUEDOTTO

17-marzo-1992

17-marzo-2012

MONTAFIA

MONFERRATO S.P.A.

ACQUEDOTTO

4-luglio-1991

4-luglio-2021

4. EVOLUZIONE DELLA DOMANDA

Obiettivo del presente capitolo è quello di prospettare la dinamica evolutiva della domanda di acqua potabile, di acqua reflua urbana da collettare in fognatura e da sottoporre a depurazione.

4.1  Dati demografici e delle attività  produttive

L`analisi demografica è stata approfondita per determinare l`incidenza delle attività  produttive presenti sul territorio sui fabbisogni di acqua potabile e di capacità  depurativa.
Per comodità  di lettura, si riportano di seguito alcuni dati demografici, accorpati per aree omogenee.
In Tabella 4.1 sono in particolare indicate, per le 4 aree omogenee: la superficie territoriale, la popolazione residente al 1998, la popolazione fluttuante risultante dal censimento del 1991 (nei dati ISTAT del 1998 questo dato non è disponibile; si è assunto che la sua variazione percentuale, dal 1991 al 1998, sia ininfluente ai fini dello studio), gli edifici scolastici e le attività  turistiche.
La Tabella 4.2 riporta la ripartizione percentuale della popolazione residente al 1998 tra centri, frazioni e case sparse, nonché le corrispondenti percentuali.
In Tabella 4.3 è riportata, per ciascun comune, la popolazione equivalente totale, data dalla somma fra popolazione residente, popolazione fluttuante e popolazione equivalente per le attività  produttive.
Quest`ultimo dato è stato calcolato moltiplicando il numero di addetti di ogni industria presente sul territorio comunale (dato ISTAT) per il corrispondente coefficiente di equivalenza (determinato da dati di bibliografia).

Tabella 4.1 Analisi demografica


Area
omogenea

Superficie
territoriale
(km^2)

Popolazione Residente
(1998)
ab.

Densità 
(ab/km^2)

Popolazione
fluttuante
seconde case
ab.

Popolazione
fluttuante
stagionale
turistica
ab.

Popolazione
Fluttuante
Totale
ab.

Scuole
Inferiori
n.

Scuole
Superiori
n.

Alberghi
Posti letto
n.

Comunità 
e colonie
Posti Letto
n.

A

1.195

93.569

78

25.369

510

25.879

118

28

510

0

B

262

29.789

114

5.305

86

5.391

35

6

86

0

C

223

79.079

354

4.202

1.004

5.206

10

1

604

400

D

363

53.633

148

8.298

646

8.944

53

17

296

350

TOT. AMBITO

2.042

256.070

125

43.172

2.246

45.418

216

52

1.496

750

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

Tabella 4.2 Ripartizione dei residenti sul territorio comunale.


Area
omogenea

Popolazione
residente
(1998)
ab.

Centri
n.

Residenti
nei centri
ab.

Residenti
nei centri
%

Frazioni
n.

Residenti
nelle
frazioni
ab.

Residenti
nelle
Frazioni
%

Residenti
in case
sparse
ab.

Residenti
in case
sparse
%

A

93.569

203

65.586

71

451

14.091

15

13.388

14

B

29.789

37

19.059

67

121

4.360

15

4.985

18

C

79.079

35

69.560

87

93

3.660

5

5.941

8

D

53.633

56

36.173

67

153

5.846

11

11.774

22

TOT. AMBITO

256.070

331

190.378

75

818

27.957

11

36.088

14

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

Tabella 4.3 Popolazione equivalente totale, per Comune

Cod.
ISTAT

Comune

Pop.
Residente
(ab)

Pop.
Fluttuante
(ab)

Pop. Equiv.
Attività 
Produttive
(ab)

Pop. Equiv.
Totale
(ab)

5005

Asti

73.311

3.375

32.214

108.900

6142

Quattordio

1.820

132

32.219

34.171

5118

Villanova d`Asti

4.738

301

18.490

23.529

5097

San Damiano d`Asti

7.558

1.059

10.168

18.785

5017

Canelli

10.331

441

2.710

13.481

5080

Nizza Monferrato

9.890

350

2.650

12.890

5050

Costigliole d`Asti

5.892

947

1.297

8.136

5069

Moncalvo

3.389

395

3.485

7.268

6141

Quargnento

1.302

265

5.504

7.071

6154

San Salvatore Monferrato

4.699

440

1.873

7.012

5022

Castagnole delle Lanze

3.572

648

2.039

6.259

6068

Felizzano

2.439

135

3.447

6.021

5007

Baldichieri d`Asti

1.009

112

4.703

5.824

5031

Castelnuovo Don Bosco

2.950

530

1.531

5.011

5025

Castell`Alfero

2.692

549

1.754

4.995

5117

Villafranca d`Asti

2.848

256

1.831

4.935

5012

Buttigliera d`Asti

1.983

197

2.326

4.506

5108

Tigliole

1.613

781

1.980

4.373

5042

Cocconato

1.602

554

2.008

4.163

6133

Pontestura

1.579

267

2.234

4.080

6076

Fubine

1.700

460

1.571

3.731

5058

Incisa Scapaccino

2.073

507

992

3.571

5059

Isola d`Asti

2.012

328

930

3.270

6123

Ozzano Monferrato

1.615

195

1.453

3.263

6059

Cerrina  Monferrato

1.596

339

1.316

3.251

1069

Cavagnolo

2.281

226

739

3.246

6115

Occimiano

1.402

32

1.778

3.212

6094

Mirabello Monferrato

1.369

209

1.564

3.142

5028

Castello di Annone

1.821

428

782

3.031

5076

Montegrosso d`Asti

2.033

405

589

3.027

5066

Mombercelli

2.218

427

329

2.974

5112

Valfenera

2.083

406

442

2.931

6051

Castelletto Monferrato

1.450

162

1.302

2.915

5100

San Marzano Oliveto

980

177

1.704

2.861

6153

San Giorgio Monferrato

1.304

83

1.382

2.769

5013

Calamandrana

1.552

321

889

2.762

6163

Solero

1.696

126

842

2.663

5087

Portacomaro

2.063

343

248

2.654

5121

Montiglio Monferrato

1.732

911

 

2.643

5053

Ferrere

1.419

419

779

2.617

5040

Cisterna d`Asti

1.265

474

864

2.603

6113

Murisengo

1.553

231

735

2.519

5001

Agliano Terme

1.732

498

115

2.344

5089

Refrancore

1.602

561

137

2.299

5115

Viarigi

1.065

476

691

2.232

5065

Mombaruzzo

1.219

721

157

2.097

6097

Mombello Monferrato

1.141

513

418

2.072

6149

Rosignano Monferrato

1.607

299

142

2.048

5023

Castagnole Monferrato

1.284

345

419

2.047

1039

Brusasco

1.585

347

98

2.031

5096

Rocchetta Tanaro

1.456

420

115

1.991

1129

Lauriano

1.316

249

401

1.966

6077

Gabiano

1.307

392

266

1.965

6061

Conzano

901

233

797

1.931

5014

Calliano

1.382

441

100

1.923

5075

Montechiaro d`Asti

1.377

222

302

1.900

5003

Antignano

1.027

270

545

1.841

5052

Dusino San Michele

893

262

664

1.819

5018

Cantarana

799

125

872

1.795

5015

Calosso

1.283

278

192

1.752

5099

San Martino Alfieri

684

195

870

1.749

6179

Vignale Monferrato

1.164

437

146

1.747

5093

Rocca d`Arazzo

992

570

171

1.733

6089

Lu

1.257

323

118

1.697

1294

Verrua Savoia

1.282

289

86

1.657

5070

Moncucco Torinese

820

221

569

1.610

5073

Montafia

926

437

186

1.548

6004

Alfiano Natta

787

335

366

1.488

5067

Monale

875

144

447

1.465

5048

Cortiglione

563

131

715

1.409

5109

Tonco

882

198

310

1.390

5077

Montemagno

1.182

58

76

1.316

6027

Camino

778

502

31

1.312

6175

Treville

287

134

861

1.282

5101

San Paolo Solbrito

945

253

80

1.278

5116

Vigliano d`Asti

791

217

258

1.266

1162

Monteu da Po

764

189

256

1.209

5086

Piovà  Massaia

624

339

214

1.177

5071

Mongardino

950

198

29

1.176

5047

Cortazzone

608

396

141

1.145

6120

Ottiglio

691

251

197

1.139

5030

Castelnuovo Calcea

768

198

168

1.134

5029

Castelnuovo Belbo

890

86

148

1.124

5020

Casorzo

676

356

75

1.107

6182

Villadeati

512

390

185

1.087

1163

Moriondo Torinese

718

81

281

1.080

5056

Grana

617

169

294

1.080

6171

Terruggia

804

101

173

1.078

5057

Grazzano Badoglio

657

224

190

1.071

5055

Frinco

678

343

47

1.068

5103

Scurzolengo

646

329

79

1.054

5024

Castel Boglione

676

307

50

1.033

5090

Revigliasco d`Asti

865

109

59

1.033

6007

Altavilla Monferrato

490

277

265

1.032

5084

Piea

579

395

53

1.026

5082

Passerano Marmorito

461

486

74

1.020

6050

Castelletto Merli

450

288

272

1.010

5092

Robella

577

301

130

1.007

5120

Vinchio

741

212

40

993

6159

Serralunga di Crea

621

162

206

989

5036

Cerro Tanaro

600

200

189

988

5083

Penango

519

344

77

940

5074

Montaldo Scarampi

647

244

33

924

6116

Odalengo Grande

521

374

19

914

5004

Aramengo

585

289

39

912

5106

Settime

568

218

64

849

6026

Camagna Monferrato

573

223

36

832

5033

Cellarengo

585

218

28

830

6060

Coniolo

428

57

334

819

6072

Frassinello Monferrato

604

140

54

797

5054

Fontanile

549

218

25

792

5051

Cunico

485

229

55

768

5034

Celle Enomondo

484

68

209

761

5049

Cossombrato

483

248

24

755

5010

Bruno

370

224

146

739

5002

Albugnano

456

250

11

716

1037

Brozolo

387

219

98

703

5016

Camerano Casasco

484

186

27

697

6135

Ponzano Monferrato

418

227

51

696

6056

Cella Monte

508

130

52

690

6057

Cereseto

435

161

50

647

5119

Villa San Secondo

410

216

20

646

5062

Maretto

349

248

33

630

6184

Villamiroglio

325

298

7

630

5009

Berzano di San Pietro

412

192

23

627

5039

Cinaglio

436

144

45

625

6150

Sala Monferrato

481

132

12

625

5008

Belveglio

345

141

110

595

5038

Chiusano d`Asti

253

103

229

584

5032

Castel Rocchero

414

132

30

576

6064

Cuccaro Monferrato

385

170

8

563

5114

Viale

274

197

76

547

5063

Moasca

395

87

27

509

5061

Maranzana

327

164

17

508

5091

Roatto

336

157

8

500

5111

Vaglio Serra

296

112

63

470

5019

Capriglio

272

179

2

453

5046

Cortanze

307

125

13

445

6164

Solonghello

250

142

44

437

5006

Azzano d`Asti

336

83

18

436

5045

Cortandone

268

150

17

435

5035

Cerreto d`Asti

251

145

35

431

6117

Odalengo Piccolo

265

151

11

426

5041

Coazzolo

309

69

16

394

5085

Pino d`Asti

239

146

8

393

5026

Castellero

290

71

15

376

5027

Castelletto Molina

171

177

6

354

5079

Moransengo

208

136

6

350

5088

Quaranti

207

117

13

337

6099

Moncestino

218

113

4

335

5044

Corsione

184

127

5

316

5110

Tonengo

192

104

13

309

5107

Soglio

133

148

6

287

6118

Olivola

155

75

45

275

 

TOTALE  

256.070

45.418

173.641

475.129

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

La Tabella 4.4, che segue, fa riferimento ai dati del rilevamento ISTAT del 1991 e presenta i dati, accorpati per Area Omogenea, relativi alle abitazioni occupate con continuità , cioè dai residenti, ed allacciate all`acquedotto ed alla fognatura. Da essa si deducono i dati medi del grado di copertura del servizio di acquedotto (98%) e di fognatura (78%).

Tabella 4.4 Abitazioni occupate con continuità  e provviste dei servizi di acquedotto e fognatura (ISTAT 1991).

Abitazioni occupate con continuità 

 

Totali

Servizio di acquedotto

Servizio di fognatura

Area Omogenea

Abitazioni
n.

Nell`
abitazione

Copertura
%

Fuori
abitazione

Pozzi e
cisterne

Allacci

Copertura
%

A

39.117

38.785

99

157

922

29.114

74

B

10.746

10.214

95

37

453

7.539

70

C

30.899

30.246

98

99

454

27.008

87

D

21.525

19.914

93

79

1.395

15.987

74

Tot. ATO

102.287

99.159

98

372

3.224

79.648

78

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

4.1.1 Il Servizio Acquedotto

L`analisi della domanda attuale del servizio idrico di acquedotto, operata nello studio propedeutico, condotta sia su base comunale sia in termini globali in relazione alle informazioni fornite dai gestori, ha evidenziato che la dotazione media annua per gli abitanti residenti dell`Ambito è attualmente di circa 150 l/ab*giorno.
A tale valore occorre aggiungere la dotazione per la popolazione fluttuante nonché le dotazioni per le attività  artigianali, industriali, agricole e zootecniche.
Dai dati di bilancio idrico riportati nella tabella seguente risulta una dotazione idrica complessiva media a livello d`ambito valutata, sul volume erogato, in circa 219 l/ab*giorno.

Tabella  4.5 valori di dotazione idrica procapite

Immagine che visualizza i valori di dotazione idrica dell`anno 1999

Fonte: nostre elaborazioni dati Gestori

Facendo delle valutazioni sull`andamento del volume erogato degli ultimi anni è possibile ipotizzare una situazione di graduale incremento dei consumi idrici con la conseguente necessità  di reperire delle ulteriori risorse.

Tabella 4.6 Andamento del Volume erogato negli ultimi tre anni

 

Volume erogato alle utenze
[ Mmc/anno]

1998

19.138

1999

20.337

2000

20,397

Fonte: nostre elaborazioni dati Gestori

Dalla tabella sopra si evidenzia un incremento del V erogato in due anni di oltre 1 Mmc che corrisponde ad un incremento percentuale del 6.5%.
Per cui, sulla base dei dati sopra riportati, si può valutare che, mediamente, negli ultimi anni l`incremento percentuale del Verogato, a livello d`Ambito, è stato di circa il 3%.

Nella Tabella seguente si riporta la variazione del Volume erogato per l`Acquedotto Valtiglione dal 1994 al 1999 nonché del Volume venduto ad altri sistemi di acquedotto (Comuni e Consorzi).

Tabella 4.7 Andamento del Volume erogato Acquedotto Valtiglione anni 1994 - 1999

 

Volume erogato alle utenze [mc/anno]

Volume venduto [mc/anno]

1994

1.579.565

797.760

1995

1.681.020

817.000

1996

1.617.660

849.000

1997

1.717.571

867.460

1998

2.264.593

1.097.814

1999

2.144.345

1.257.481

Risulta che dall`anno 1994 all`anno 1999 il Volume erogato è aumentato di 564.780 mc corrispondenti ad una percentuale di oltre il 30% corrispondente equivalente a circa un 6% all`anno.
Tali aumenti non sono totalmente da imputarsi ad un incremento della dotazione idrica procapite ma anche al progressivo aumento delle utenze altresì legato all`estensione del servizio di acquedotto in zone in precedenza servite da acquedotti rurali.
Un considerevole aumento si è verificato anche per quanto riguarda il Volume venduto all`ingrosso ad altri sistemi di acquedotto (i principali acquirenti sono i Comuni di Nizza M.to e Canelli in concessione all`Italgas) con un incremento percentuale di oltre il 50%.
Nella Tabella seguente si riporta, invece, la variazione delle portate immesse in rete per l`Acquedotto della Città  di Asti dal 1992 al 1998.

Tabella 4.8 Andamento delle portate immesse in rete Acquedotto Città  di Asti anni 1992 - 1998

 

Volume erogato alle utenze [mc/anno]

1992

7.004.337

1993

7.115.843

1994

7.341.918

1995

7.199.437

1996

7.658.266

1997

8.121.883

1998

8.415.324

Risulta che dall`anno 1992 all`anno 1998 le portate immesse in rete sono aumentate di 1.410.987 mc corrispondenti ad una percentuale di circa il 20% equivalente mediamente ad oltre il 3% all`anno.

Nella Tabella seguente si riporta invece la variazione del Volume erogato per l`Acquedotto della Piana (ma solo relativamente a 3 dei 6 Comuni ed esattamente: Villanova, San Paolo Solbrito e Dusino S. Michele) dal 1993 al 2000.

Tabella 4.9 Andamento del Volume erogato Acquedotto della Piana anni 1993 - 2000

 

Volume erogato alle utenze [mc/anno]

1993

419.772

1994

438.793

1995

526.183

1996

532.985

1997

517.489

1998

520.209

1999

608.124

2000

510.215

Risulta che dall`anno 1993 all`anno 2000 il Volume erogato è aumentato di 90.443 mc corrispondenti ad una percentuale di circa il 21% equivalente mediamente a circa un 3% all`anno.

Per stimare la variazione del volume erogato nel periodo di pianificazione, occorre tuttavia considerare che i consumi potrebbero essere influenzati anche dagli andamenti tariffari e che nell`ipotesi del presente Piano d`Ambito si determina un andamento tariffario che, partendo da una tariffa media d`Ambito intorno alle 1,1 euro/mc (acquedotto, fognatura e depurazione), arriva in 10 anni ad una tariffa media d`Ambito di circa 1,6 euro/mc. 

Inoltre ad oggi il servizio di acquedotto copre la quasi totalità  del territorio e, quindi, l`allaciamento di nuove utenze si ritiene abbastanza limitato. 

Pertanto, al fine di valutare il possibile andamento del Volume erogato nel periodo di pianificazione (20 anni), si è ipotizzato il seguente incremento:
- incremento del 2% annuo per i primi nove anni;
- incremento dello 0.8% annuo dal decimo al ventesimo anno.

Ne risulta il seguente andamento del Volume erogato.

Tabella 4.10 previsione dell`andamento del volume erogato nei 20 di piano

Immagine che visualizza la previsione dell`andamento del volume erogato nei 20 di piano

Fonte: nostre elaborazioni

NOTE: all`anno 1 si detraggono al valore totale del Volume erogato per l`intero ambito (20,397 Mmc) i valori dei Volumi erogati dalle Società  S.A.P. (ex Italgas di Nizza e Canelli 1.1 Mmc) e S.A.P. (Cantarana, Ferrere e Villafranca 0.37 Mmc all`anno 1 ipotesi di 0,41 Mmc all`anno 10), in quanto gestioni in concessione che ai sensi dell`art. 10 comma 3 della l. 36/94 mantengono la gestione sino alla scadenza della concessione. 
Si ritiene corretto, ai fini dell`individuazione della domanda di risorsa idrica, ragionare comunque sempre a livello d`Ambito e non per impianti di acquedotto secondo l`attuale suddivisione, in quanto negli obiettivi dell`Autorità  d`Ambito, anche ai fini di una pù sicura erogazione del servizio, vi è la realizzazione di reti di interconnesione tra gli impianti principali dell`ATO. 

Con l`incremento di Volume erogato ipotizzato, la dotazione idrica lorda calcolata sulla popolazione residente al 20° anno risulta di 263 l/ab giorno. 

Per quanto riguarda la necessità  di risorsa alla fonte, si può valutare che, se l`incremento di volume erogato, nel periodo di pianificazione, è pari a circa 5.7 Mmc, nell`ipotesi che le perdite in rete ad oggi intorno al 28% si riducano a meno del 20%, la quantità  di risorsa necessaria per soddisfare l`aumento di domanda è di circa 6.84 milioni di mc. 

A tale valore corrisponde una portata di 217 l/s (in un giorno di consumo medio) ed una portata di 325 l/s (in un giorno di massimo consumo).
E` evidente che nel programma degli interventi infrastrutturali dovranno essere previste opere che permettano il reperimento di una portata almeno pari a quanto sopra indicato.

4.1.2 Il Servizio fognatura e depurazione

Per quanto riguarda il servizio di fognatura è emerso che le reti esistenti servono circa l`80% della popolazione residente, per complessivi 380.000 abitanti equivalenti.

L`evoluzione della domanda in tale comparto è legato soprattutto all`adempimento delle normative in materia nonché agli obiettivi di qualità  ambientale, in termini di impatto sui corpi idrici recettori, che si vogliono/possono raggiungere.

Al fine di individuare eventuali criticità  ambientali e definire le infrastrutture necessarie, sia a livello di pianificazione generale (20 anni) sia ai sensi, e con la tempistica, prevista dal D.Lgs 152/99 e s.m.i., i dati forniti dall`indagine regionale sono stati analizzati e confrontati con i dati richiesti dalla normativa per determinare le eventuali situazioni anomale e di carenza.

Ne risulta che buona parte delle strutture fognarie esistenti sono sufficienti a garantire un servizio efficiente come capacità  di collettamento (trattasi, tuttavia, per la quasi totalità  di collettori misti in grado di ricevere senza alcuna difficoltà  tutte le portate nere affluenti ma che possono comportare, in occasione di eventi di pioggia, un funzionamento non ottimale degli impianti di depurazione a cui afferiscono).
Per quanto riguarda gli impianti di depurazione, al fine di garantirne l`efficienza epurativa ai sensi del D.Lgs. 152/99 e s.m.i., si deve necessariamente prevederne l`adeguamento funzionale.

Infatti, anche in base alle vigenti disposizioni del D.Lgs. 152 che impone una tempistica di adeguamento degli impianti a seconda del numero di abitanti presenti negli agglomerati, se si escludono gli insediamenti con popolazione superiore a 15.000 abitanti equivalenti (in totale n° 3 Comuni), la situazione si complica di molto.

La particolare situazione orografica in cui si trovano molti comuni delle colline del Monferrato impone la suddivisione del territorio comunale in pù agglomerati.

La definizione infatti di agglomerato risulta essere la seguente area in cui la popolazione ovvero le attività  economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere possibile la raccolta ed il convogliamento delle acque reflue urbane o verso un punto di scarico finale.

Con l`applicazione della suddetta definizione la maggioranza degli agglomerati definibili ricade sotto la potenzialità  di 2000 abitanti equivalenti.

Dall`analisi dello stato di fatto emerge, però, che la stragrande maggioranza degli agglomerati con popolazione inferiore alle 2000 unità  è dotato di impianti di trattamento finali costituiti da fosse Imhoff, o per agglomerati superiori a 500-1000 abitanti, impianti di depurazione ad ossidazione biologica.

La normativa 152/99 demanda alle Regioni la regolamentazione degli scarichi per agglomerati inferiori ai 2000 abitanti.

Attualmente la Regione Piemonte ha in vigore la legge 13/90 che impone determinati limiti Tabellari per gli scarichi delle acque reflue.

Fino alla revisione di detta legge si ritiene si possa far riferimento a tali limiti per gli agglomerati inferiori alle 2000 unità .

Considerando che la metà  circa della popolazione dell`ATO è concentrata nei Comuni di Asti, Canelli, Nizza Monferrato, San Damiano d`Asti e Villanova d`Asti mentre i Comuni con meno di 2000 abitanti equivalenti rappresentano il 67% dei Comuni, le maggiori attenzioni dovranno essere concentrate su tali Comuni che sicuramente dovranno rispettare le scadenze del D.Lgs. 152/99.

La particolarità  orografica del territorio comporta che ogni Comune abbia in funzione pù punti di scarico che nel complesso originano uno scarico molto disperso sul territorio con una percentuale di riduzione del carico inquinante non molto elevato.

Sicuramente vanno intraprese azioni volte a contenere e migliorare la qualità  delle acque scaricate diffusamente sul territorio e sul reticolo idrografico minore.

Con particolare riferimento alle disposizioni normative si possono pertanto individuare le seguenti azioni: 

A.        Art. 27 - Reti fognarie
Sulla base della ricognizione effettuata risulta che, ad oggi, tutti gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiori a 2.000 sono provvisti di rete fognaria e non risultano presenti Aree sensibili così come individuate dall`art. 18 del D.Lgs. 152/99 e s.m.i. nonché dall`allegato 6 del medesimo, fermo restando possibili cambiamenti futuri alla luce di quanto previsto dal comma 5, art. 18 Le Regioni, sulla base dei criteri previsti dall`allegato 6, delimitano i bacini drenanti nelle aree sensibili che contribuiscono all`inquinamento di tali aree che non viene preso in considerazione nell`individuazione del programma degli investimenti. 

B.         Art. 29 Scarichi sul suolo
Ad oggi gli scarichi su suolo sono 198 di cui 126 dotati di trattamento depurativo.
Al fine di garantire l`applicazione degli artt. 29 e 30 del D.Lgs. 152/99 e s.m.i. è necessario, laddove tecnicamente possibile, convogliare gli scarichi sul suolo verso corpi idrici superficiali, e qualora ciò non sia possibile, realizzare per tali scarichi dei trattamenti depurativi adeguati a quanto previsto dal D. Lgs. 152/99 e s.m.i. entro il 13 giugno 2002. 

C.        Art. 30 Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee
Non risulta, allo stato attuale delle conoscenze, l`esistenza di scarichi nel sottosuolo o in acque sotterranee. 

D.        Art. 31 - Scarichi in acque superficiali
Ad oggi gli scarichi in corpi idrici superficiali sono 702 di cui 148 non depurati.
Occorre prevedere, per gli scarichi provenienti da agglomerati inferiori ai 2.000 abitanti equivalenti non depurati, la realizzazione di un trattamento appropriato (sono state pertanto definite quattro tipologie di intervento in conformità  all`allegato 5 del D.Lgs. 152/99 che sono state riportate nel capitolo 6 del Piano Stralcio).
Si prevede altresì l`adeguamento di gran parte degli impianti esistenti ad un sistema appropriato di depurazione.
Inoltre, al fine di prevenire e ridurre l`inquinamento ed attuare il risanamento dei corpi idrici inquinanti, conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari usi, mantenere la capacità  naturale di autodepurazione dei corpi idrici, nonché la capacità  di sostenere  comunità  animali e vegetali ampie e ben diversificate, si ritiene opportuno, anche se non strettamente vincolato alle tempistiche di legge, operare una razionalizzazione del sistema di collettamento e depurazione esistente riducendo progressivamente il numero degli impianti con la realizzazione di impianti centralizzati a maggior capacità  depurativa.
Il Comune di Asti sta ultimando un collettore fognario per il collegamento al depuratore centrale, in fase di adeguamento-potenziamento con contributi comunali e del Ministero dell`Ambiente, dello scarico denominato piazzale PAM.
Si prevede, infine, per gli impianti con potenzialità  superiore a 2.000 abitanti equivalenti, la dotazione di un trattamento di disinfezione da utilizzarsi in caso di eventuali emergenze relative a situazioni di rischio sanitario (in alternativa si valuterà  l`applicazione di tecnologie depurative di tipo naturale quali fitodepurazione, lagunaggio come trattamento terziario). 

E.  Art. 32 - Scarichi in corpi idrici ricadenti in aree sensibili
Come già  specificato non esistono ad oggi nel territorio dell`Ambito n° 5 aree sensibili. Pertanto non si prevedono interventi in tal senso: nel caso la Regione dovesse individuarne il Piano dovrà  necessariamente essere adeguato, per esempio prevedendo di adeguare gli impianti con potenzialità  superiori ai 10.000 abitanti equivalenti con trattamenti di rimozione dei nutrienti (N e P).

Indicazioni del Progetto di Piano stralcio per il controllo dell`Eutrofizzazione (PsE) dell`Autorità  di Bacino del Fiume Po adottato con deliberazione del Comitato Istituzionale in data 31.01.2001. 

Tale Piano, redatto secondo le finalità  ed i contenuti di settore definiti dagli artt. 3 e 17 della L. 183/89, definisce in conformità  a quanto stabilito dal D. Lgs. 152/99, gli obiettivi a scala di bacino e le priorità  di intervento riferiti al controllo dell`eutrofizzazione (stato del corpo idrico nel quale si manifesta un`intensa proliferazione di alghe e di piante acquatiche e il loro accumulo all`interno del corpo stesso) delle acque interne e del Mare Adriatico.
Il fenomeno dell` eutrofizzazione è determinato, oltre che da cause naturali, da cause di origine antropica, quali l`apporto di nutrienti da sorgenti puntiforme e diffuse e dalla riduzione della capacità  autodepurativa del reticolo drenante.
Ai fini delle strategie di risanamento è stato individuato il fosforo quale elemento che limita e controlla il fenomeno.
Il Progetto di Piano valuta i carichi di nutrienti (azoto e fosforo) potenziali ed effettivi nel bacino del fiume Po analizzando la distribuzione territoriale dei carichi specifici di nutrienti al fine di individuare delle Aree ad elevato e medio carico specifico di nutrienti.
L`Area di Asti è indicata come Area a medio carico specifico sia di Fosforo che di Azoto gravante sulle acque superficiali provenienti dal comparto civile-industriale.
Tra le linee di intervento del Piano, per quanto riguarda il comparto civile-industriale, rientrano:
- il completamento, l`ampliamento, la ristrutturazione delle rete fognaria esistente e la regolazione dei deflussi;
- il completamento e l`ampliamento degli impianti di depurazione;
- l`adozione di trattamenti di depurazione idonei al raggiungimento degli obiettivi prefissati. 
In particolare l`art. 10 delle norme di attuazione indica che gli interventi prioritari da attuare nelle aree di intervento per il comparto civile industriale, sono individuate in:
- completare le reti fognarie e gli impianti di depurazione;
- assicurare la rimozione dei nutrienti attraverso un adeguato trattamento. 
Pertanto, anche nel rispetto del PsE previsto dall`Autorità  di Bacino, si è previsto di completare adeguare il depuratore di Asti con un impianto di abbattimento nutrienti.

5   PROBLEMATICHE DELL`ATTUALE CONFIGURAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO

Nel presente capitolo si evidenziano le attuali criticità  dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, che emergono dal confronto tra la situazione esistente e quanto previsto dalla normativa vigente o dall`Autorità  d`Ambito in termini di livelli di servizio da raggiungere.

5.1  Il servizio di acquedotto

Per l`analisi del bilancio idrico sono stati considerati i dati riferiti agli anni 1998 e 1999 provenienti dalla ricognizione integrativa ai dati regionali svolta dall`Autorità  d`Ambito n.5.
In particolare sono stati acquisiti i dati relativi ai 6 principali gestori industriali che servono da soli il 90% dei residenti con il servizio di acquedotto. I dati del rimanente 10%, rappresentato principalmente dalle gestioni in economia sono stati proporzionalmente ricostruiti per quanto riguarda l`anno 1999.

5.1.1  Copertura del servizio Acquedotto

L`analisi dei dati di copertura del servizio di acquedotto, secondo quanto dichiarato dagli enti gestori, testimonia una situazione generalizzata di copertura molto alta, coincidente con il 98% della popolazione residente nei comuni dell`ambito.

Nella figura 5.1 si riporta la suddivisione del servizio di acquedotto tra gli attuali Gestori dell`ATO.

Figura 5.1 - Servizio di acquedotto per tipologia di gestione

Grafico che individua le gestioni nell`ATO5

5.1.2   Analisi del bilancio idrico

Le voci fondamentali del bilancio idrico che sono state considerate si riferiscono ai volumi prodotti, acquistati, venduti, immessi in rete, erogati e fatturati.
Indicazioni e valutazioni sul Bilancio idrico sono già  state riportate nel capitolo 3. In tale capitolo si vogliono evidenziare le perdite (misura indiretta dello stato di efficienza degli impianti) e la dotazione idrica pro capite (misura del livello di soddisfacimento dell`utenza).

Tabella 5.1 Bilancio idrico con evidenziazione delle perdite e delle dotazioni procapite anno 1998

Immagine che individua il bilancio idrico con evidenziazione delle perdite e delle dotazioni procapite anno 1998
Fonte: nostre elaborazioni dati Gestori

Tabella 5.2 Bilancio idrico con evidenziazione delle perdite e delle dotazioni procapite anno 1999

Immagine che individua il bilancio idrico con evidenziazione delle perdite e delle dotazioni procapite anno 1999
Fonte: nostre elaborazioni dati Gestori

Il dato delle perdite lorde, comprensivo cioè di tutti i volumi di acqua non erogati, dà  un`indicazione di quelli che sono i volumi che, dalla produzione, non riescono a raggiungere l`utenza.
Tale valore rappresenta, quindi, tutta l`acqua che non viene erogata per varie cause, alcune legate a situazioni di inefficienza strutturale delle reti (effettive perdite di rete), altre legate alla gestione della risorsa o del servizio (sfiori da serbatoi, consumi non rilevati per mancanza di contatori o per un loro cattivo funzionamento, ecc.).
Per alcuni gestori si è dovuto operare una ricostruzione del volume erogato a partire dal dato del fatturato; esso risulta di norma inferiore in ragione del fatto che le aziende fatturano pù di quanto normalmente erogano in ragione del minimo impegnato (in mancanza di dati si è ipotizzato un volume erogato pari al 90% del volume fatturato).
A livello di Ambito, il valore delle perdite medie si attesta al 26-29% del volume immesso in rete.
In molti comuni, la dotazione idrica, espressa in l/ab*giorno, ed intesa come rapporto tra il volume erogato e gli abitanti serviti, ci dà  un`indicazione dei consumi pro capite assegnati al cittadino per tutti gli usi, compresi quelli pubblici e commerciali.
Di maggiore importanza al fine del soddisfacimento dell`utenza sarebbe il dato relativo alla dotazione idrica domestica, a cui il D.P.C.M. 4/3/96 attribuisce un valore minimo di 150 l/ab*g. Si tratta in questo caso della sola acqua erogata per uso interno alle abitazioni.
Tale valore, di dotazione domestica, è raramente disponibile a causa della difficoltà  di reperire i dati di volumi erogati scomposti in funzione della tipologia di utenza.

Figura 5.2 Valori di dotazione idrica media per i gestori dell`ATO n. 5 (1999)

Immagine che visualizza i valori di dotazione idrica media per i gestori dell`ATO n. 5 (1999)

I valori di dotazione (Figura 5.2) sono compresi in un intervallo che varia da un minimo di 154 l/ab*g di Italgas ora S.A.P. (per cui con ogni probabilità  non sono soddisfatti i requisiti minimi previsti dal DPCM 4/3/96) ad un massimo di 276 l/ab*g per ASP; il valore medio a livello di Ambito si attesta intorno a 219 l/ab*g.

5.1.3    Disponibilità  idriche dell`ATO

Gli acquedotti dell`Ambito Territoriale Ottimale n. 5 sono alimentati unicamente da acque prelevate da falde sotterranee.
Sostanzialmente essi sono alimentati dall`acqua emunta da due importanti campi pozzi. Uno di questi è situato al di fuori dei confini amministrativi dell`Ambito, in Comune di Saluggia presso la località  Cascina Giarrea; l`altro è situato all`interno del territorio dell`Ambito, in località  Valle Maggiore e laterali Traversola, Valle Triversa.

I dati quantitativi, relativi alla quantità  di acqua estratta, sono già  stati riportati nel capitolo 3.

I dati riguardanti la disponibilità  della risorsa sono stati ricavati dal Data Base Regionale ed integrati con i dati contenuti nei seguenti studi:

I dati sulla qualità  delle acque sono stati forniti dall`ARPA, sede di Asti, e sono relativi ad esami compiuti su campioni d`acqua prelevati in diversi punti della rete di distribuzione nel corso degli anni `97 e `98.

I due campi pozzi di Cascina Giarrea e di Valle Maggiore si differenziano sostanzialmente per la qualità  e per la quantità  dell`acqua disponibile.

Campo pozzi di Cascina Giarrea
Il campo acquifero di Cascina Giarrea, ubicato in Comune di Saluggia (Vc) a NNW della confluenza del Fiume Dora Baltea nel F. Po, è uno dei campi acquiferi pù importanti del Piemonte, dal momento che alimenta l`Acquedotto del Monferrato, il quale serve 103 comuni (99 appartenenti all`ATO) distribuiti nelle Province di Asti, Alessandria e Torino.
La portata complessiva attualmente disponibile, di circa 1000 l/s, viene erogata mediante 12 pozzi (Tabella 5.3), distribuiti su di un`area di captazione avente una superficie di circa 513.000 m², completati in due sistemi acquiferi ben differenziati (Acquifero Superficiale e Acquifero Villafranchiano) che sono stati oggetto di un approfondito studio idrogeologico che ha consentito di valutarne tipologia, caratteristiche del deflusso e parametri idrodinamici.
Ciascun pozzo è contrassegnato da un numero di due cifre, di cui la prima è legata alla distribuzione logistica dei pozzi, mentre la seconda cifra, caratterizzata dal numero 1 o dal numero 2, definisce il tipo di completamento del pozzo: o nel Complesso I (Acquifero Superficiale) o nel Complesso II (acquifero Villafranchiano).
A tale criterio sfugge il pozzo 8, che presenta elementi filtranti in entrambi i Complessi e, pertanto, è stato denominato 8.1.2.

Tabella 5.3 - Riepilogo dei volumi derivabili dai pozzi di Cascina Giarrea.


Gestore

Denominazione pozzo

Portata max l/s dichiarata nello Studio Bortolami

Volume derivabile mc/anno max. Studio Bortolami

Volume prelevato mc/anno (D. B. Regionale)

Regionale

Acq.Monferrato

Acquedotto Monferrato

Pozzo 1.1

1.1

76

2.396.736

0

Pozzo 1.12

6.1.f

7

220.752

0

Pozzo 1.13

7.2

100

3.153.600

0

Pozzo 1.15

6.2

120

3.784.320

0

Pozzo 1.2

1.2

120

3.784.320

0

Pozzo 2.1

2.1

70

2.207.520

0

Pozzo 3.1

3.1

70

2.207.520

0

Pozzo 3.2

3.2

140

4.415.040

2.616.483

Pozzo 4.1

4.1

53

1.671.408

0

Pozzo 5.2

5.2

100

3.153.600

3.284.658

Pozzo 6.1

6.1

75

2.365.200

0

Pozzo 6.2.A

8.1.2

125

3.942.000

78.892

 

 

Tot.

1056

33.302.106

5.980.033

Fonte: Studio campo acquifero di Cascina Giarrea (Saluggia) Bortolani, Di Molfetta

Si può ricavare che con i pozzi attuali, per quanto riguarda le portate ed i Volumi captabili dalla falda confinata, è possibile estrarre le seguenti quantità  di acqua:
PORTATA MAX DERIVABILE (falda confinata)705 l/s
VOLUME MAX DERIVABILE 22.2 Mmc

Ipotizzando una portata di esercizio pari a circa l`85 - 90% di quella massima, in relazione all`interferenza tra i vari pozzi, si può valutare una potenziale risorsa idrica giornaliera disponibile, ad oggi e con gli attuali pozzi, di circa 54.000 mc/giorno.
Considerato che l`acquedotto Monferrato ha un consumo di circa 20.000 mc/giorno nei mesi invernali e 40.000 mc/giorno nei mesi estivi risulterebbe un esubero di circa 14.000 mc giorno (nei mesi estivi) corrispondente ad una portata di 160 l/s ad oggi disponibile per le zone dell`Ambito con carenza idrica e per coprire futuri incrementi di dotazione idrica.

Sulla base dello studio Bortolami, sopra richiamato, ed in relazione alle considerazioni ivi svolte a riguardo del problema della protezione delle acque sotterranee (definizione delle zone di salvaguardia, rif. DPR. 236/88 e D. Lgs. 152/99 e s.m.i.) si può osservare che per entrambi gli acquiferi interessati, l`area di attuale proprietà  comprende sostanzialmente l`area di protezione a 60 giorni.

Lo studio Bortolami valutava inoltre la necessità  di delimitare un`area di protezione a 1 anno da realizzarsi in tempi brevi.

Si tratta di aree allungate nella direzione di deflusso delle acque sotterranee, con una dimensione massima lungo quest`asse di circa 1500 m per l`Acquifero Superficiale e 2000 m per l`Acquifero Villafranchiano. Tali ampiezze sono funzione dell`attuale regime di pompaggio: esse variano in relazione all`entità  delle portate complessivamente estratte da ciascun acquifero; di questa dipendenza si dovrà  tener conto nelle successive fasi di sviluppo del campo acquifero.

Occorre inoltre considerare che, ai margini del campo pozzi di Cascina Giarrea, sono ubicate il centro ricerche Enea-Eurex, lo stabilimento Sorin-Biomedica e l`industria Teksid.

Si ritiene che occorra pertanto attivare, in collaborazione con gli altri Enti preposti alla tutela della risorsa, un servizio di monitoraggio in continuo che consenta di verificare tempestivamente la qualità  delle acque di falda.

Inoltre sia nell`evento alluvionale del 14-15 ottobre 2000 che in quello del novembre 1994, la centrale di sollevamento dell`acquedotto del Monferrato di Verrua Savoia (nodo nevralgico quanto il campo pozzi) è stata allagata dalle acque del fiume Po in piena ed è rimasta temporaneamente fuori servizio.
In considerazione di tale situazione (di potenziale pericolosità  di inquinamento e di danneggiamento degli impianti, che deve essere valutata in modo approfondito), si ritiene opportuno, in un`ottica di pianificazione d`Ambito, prevedere, oltre che la messa in sicurezza della centrale, soluzioni alternative mediante interconnessioni con altri impianti acquedottistici in modo da garantire il servizio anche al verificarsi di situazioni particolari.

Campo pozzi di Valle Maggiore
Il campo pozzi della Valle Maggiore di Cantarana e Ferrere (AT) è, unitamente al campo pozzi di C.na Giarrea, la principale fonte di approvvigionamento idropotabile dell`Ambito 5.
In questa area è in atto un eccessivo utilizzo della risorsa idrica che è causa di marcati abbassamenti del livello piezometrico e di disfunzioni alle numerose opere di captazione, vista la loro vicinanza e la granulometria dell`acquifero.
Allo scopo di ottimizzare i prelievi del campo pozzi, sull`area della Valle Maggiore è stato realizzato un approfondito studio, commissionato dall`Amministrazione Provinciale di Asti, dai Comuni interessati e dai Gestori operanti nella zona, all`Università  degli Studi di Torino, finalizzato alla definizione delle migliori modalità  di sfruttamento e tutela delle risorse idriche sotterranee.
Lo studio (Settembre 1996) ha comportato: la ricostruzione del quadro idrogeologico regionale e locale, la parametrizzazione dell`acquifero, la definizione dell`entità  del prelievo e del chimismo delle acque sotterranee. Sulla base dei dati acquisiti sono state individuate le aree di eventuale spostamento di una parte dei pozzi, le aree di salvaguardia delle captazioni esistenti e le modalità  per una loro migliore esecuzione.

Le informazioni di seguito presentate rappresentano un`estrema sintesi di detto studio.

Attualmente nella zona prossima alla Valle Maggiore si concentra un elevato numero di opere di captazione di acque sotterranee.
Nel 1962 il prelievo medio corrispondeva a circa 100 l/s per l`acquedotto di Asti e ad ulteriori 19 l/s per l`acquedotto di San Damiano e Acquedotto Monferrato.
L`aumento nel corso degli anni del numero delle utenze servite ha fatto salire il prelievo idrico medio giornaliero sino al valore attuale, stimabile in circa 529 l/s; è quindi inevitabilmente sorta la necessità  di una razionalizzazione dei prelievi che salvaguardi la potenzialità  e la qualità  delle falde captate.

Oltre alla grande quantità  di acqua captata vi è il problema dell`estrema vicinanza delle captazioni con conseguente interferenza dei coni di depressione.La figura 5.3, di pagina seguente, evidenzia chiaramente il numero di pozzi che ad oggi captano in un`area di circa 0.56 kmq.

Figura 5.3  Ubicazione dei pozzi in Valle Maggiore

Immagine che visualizza la mappa del campo pozzi in Valle Maggiore
Nella figura seguente è riportata la variazione storica del livello piezometrico dinamico nella zona del campo pozzi di Valle Maggiore.

Figura 5.4 Andamento del livello piezometrico dinamico dal 1876 al 1998 in Valle Maggiore
(tratto da precedenti studi sulla falda di Cantarana)

Immagine che individua l`andamento del livello piezometrico dinamico dal 1876 al 1998 in Valle Maggiore

E` evidente che, constatato lo stato di intenso sfruttamento della falda, che ha portato ad un notevole abbassamento del livello piezometrico, occorre prevedere degli interventi a breve-medio- lungo termine.

Per risolvere tale problematica, in particolare si deve prevedere:
- una gestione pù razionale dei pozzi esistenti finalizzata a minimizzare le interferenze;
- una riduzione dei prelievi del 10-25% con conseguente reperimento di risorsa in altra zona.

Altri Pozzi
Esistono poi sul territorio dell`Ambito, al di fuori dei due campi pozzi sopra citati, altre captazioni da pozzo per un totale di mc 3.760.000 circa.
Si tratta di pozzi con portate abbastanza ridotte.

Risorsa necessaria
Considerando l`incremento di volume erogato, che porta alla necessità  di disporre di una portata di 325 l/s (in un giorno di massimo consumo) nonché la necessità  di riduzione dei prelievi nella zona di Valle Maggiore di una quota del 25% (25 % di 530 l/s = 130  l/s), occorre prevedere degli interventi infrastrutturali che nel periodo di pianificazione consentano di disporre di una portata pari almeno a 455 l/s.

5.1.4  Caratteristiche qualitative delle acque

Riprendendo quanto indicato nello studio propedeutico, sulla base dei risultati delle analisi sulle qualità  delle acque, distribuite dai singoli acquedotti, effettuate dall`ARPA di Asti nel corso del 1997-98, si può affermare che, complessivamente, l`acqua distribuita nell`ATO è di buona qualità .
Maggiori dettagli sono riportati al capitolo 3.

5.1.5  Stato di efficienza delle opere di acquedotto

Si riportano i risultati evidenziati al capitolo 3.
Tabella 5.4 Stato di efficienza delle opere di acquedotto


Tipologia di opera

Costi di ricostruzione - mantenimento / valore a nuovo

Durata media
funzionale
[anni]

Relativo stato di efficienza

Reti di acquedotto

0.50

50

Sufficiente

Pozzi

0.40

40

Sufficiente

Impianti di potabilizzazione

0.30

30

Buono

Serbatoi

0.44

70 50

Sufficiente

Impianti di pompaggio

0.82

25 (*)

Sufficiente (*)

(*) essendo il valore della durata funzionale delle opere prossimo alla durata del piano è evidente che i costi di ricostruzione si avvicinino al valore a nuovo, si ritiene pertanto lo stato di efficienza di tali opere sufficiente.

5.1.6  Capacità  di compenso dei serbatoi

Lo scopo della seguente analisi è quello di valutare se l`attuale capacità  dei serbatoi è sufficiente a garantire un adeguato compenso giornaliero.
Per ciascuna gestione è stato valutato il volume medio giornaliero immesso in rete; moltiplicando tale valore per appositi coefficienti reperiti in letteratura si ottiene il consumo di punta.

I coefficienti incrementativi utilizzati sono i seguenti:
Acquedotti a servizio di Comuni con popolazione inferiore a 2.000 ab. 1.8
Acquedotti a servizio di Comuni con popolazione compresa tra 2.000 e 15.000 ab. 1.5
Acquedotti a servizio di Comuni con popolazione superiore a 15.000 ab. 1.4

Si è considerato come adeguato il volume di compenso (e riserva) relativo al 50% del volume medio giornaliero di punta e da questo valore si è risaliti alla capacità  totale che ciascun gestore dovrebbe avere per garantire un adeguato servizio all`utenza.

Dal confronto tra il volume attuale dei serbatoi e quello calcolato, sono state individuate quali gestioni necessiterebbero ad oggi di ulteriori serbatoi e in che misura, ricordando che per il calcolo sopra citato si è fatto riferimento ai dati di bilancio idrico relativi all`anno 1998.

In tabella 5.5 se ne sintetizzano i risultati.

Tabella 5.5 Calcolo del volume di compenso mancante ai principali impianti dell`Ato n.5

Gestore

Totale capacità  [mc]

Immesso in rete 1998
[mc/anno]

V medio
giornal. [mc/g]

V medio giorn punta [mc/g]

Adeguato V di compenso [mc]

V attuale [mc]

V mancante [mc]

A.S.P. (rete bassa)

12.000

5.685.000

15.575

21.805

10.900

12.000

0

A.S.P. (rete alta)

750

2.842.000

7.786

10.900

5.450

750

4.700

Acq. Cons. della Piana (5 Comuni)

950

865.000

2.370

4.266

2.133

950

1.183

Acq. Cons. della Piana (Buttigliera)

800

140.000

384

691

345

800

0

Acq. Del Monferrato

37.901

9.206.000

25.221

45.398

22.699

37.901

0

Cons. Acq. Valtiglione

10.640

3.728.000

10.215

18.387

9.193

10.640

0

S.A.P. (ex Italgas S.p.A.)

2.240

1.584.000

4.340

6.510

3.255

2.240

1.015

Società  Acque Potabili

310

448.000

1.227

2.209

1.105

310

855

TOTALE

64.541

23.493.000

67.117

105.025

52.418

64.541

8.210

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c. nostre elaborazioni

Emerge come situazione di maggiore criticità  quella relativa all`impianto a servizio della rete alta della Città  di Asti.

5.2       Il servizio di fognatura e depurazione

5.2.1    Copertura del servizio di fognatura

Il servizio di fognatura nell`Ato n. 5 è gestito quasi interamente in economia dai relativi Comuni. I dati di copertura per il servizio di fognatura testimoniano una certa variabilità  da Comune a Comune, con valori a volte estremi che variano da un minimo del 23% a coperture di addirittura il 100% della popolazione residente (per 15 comuni dell`ambito).

Figura 5.5 Numero di gestori dell`A.T.O. per classi di copertura del servizio di fognatura.

Immagine che mostra il numero di gestori dell`A.T.O. per classi di copertura del servizio di fognatura

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

Dall`analisi dei dati di copertura (Figura 5.5), si nota come l`80% dei gestori (ovvero 124 Comuni) presenta valori di copertura superiori al 70%, con addirittura un 24% con valori superiori al 90% della popolazione residente.
Per contro, il 28% delle gestioni presenta una copertura inferiore al 70%. Di questo 28%, solo un 7% dei gestori presenta coperture piuttosto basse (inferiori al 50% della popolazione residente).
A livello di ambito, il valore medio di copertura per il servizio di fognatura si attesta, pertanto, intorno all`80%.
La figura 5.6 mostra le percentuali della popolazione residente nei Comuni che appartengono alle varie classi di copertura del servizio di fognatura.

Figura 5.6 - Percentuali di popolazione residente dell`Ato n.5 in funzione delle classi di copertura del servizio di fognatura

Immagine che mostra le percentuali di popolazione residente dell`Ato n.5 in funzione delle classi di copertura del servizio di fognatura

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

5.2.2    Copertura del servizio di depurazione

Per il calcolo della copertura del servizio di depurazione, è stato fatto riferimento ai valori di popolazione residente e servita estratti dal censimento regionale e si riferiscono all`anno 1996.
Tali valori di copertura testimoniano una forte variabilità  da Comune a Comune, con realtà  che non svolgono la depurazione delle acque reflue (8 Comuni) fino a realtà  con una copertura totale del servizio (8 Comuni).

Dall`analisi dei dati di copertura (Figura 5.7), si nota come il 63% dei comuni (ovvero 95) presenta valori di copertura superiori al 70%, con addirittura un 16% con valori superiori al 90% della popolazione residente. Per contro il 37% delle gestioni presenta una copertura inferiore al 70%. A livello di ambito, il valore medio di copertura per il servizio di depurazione si attesta intorno al 58%.

Figura 5.7 - Numero di Comuni dell`Ato n. 5 per classi di copertura del servizio di depurazione

Immagine che mostra il numero di Comuni dell`Ato n. 5 per classi di copertura del servizio di depurazione
Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

Dalla Figura 5.8 si evince come, per una data classe di copertura di depurazione, il numero di Comuni coinvolto non abbia lo stesso peso se viene rapportato alla relativa popolazione residente. Ad esempio, la classe del 71-90% di copertura, pur interessando quasi la metà  del numero dei Comuni dell`ambito, ne rappresenta solo il 27% in termini di popolazione residente.

Figura 5.8 Percentuali di popolazione residente  in funzione delle classi di copertura del servizio di depurazione

Immagine che mostra le percentuali di popolazione residente in funzione delle classi di copertura del servizio di depurazione

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

5.2.3    Resa degli impianti di depurazione

La resa degli impianti di depurazione, intesa come concentrazione in uscita dei parametri caratteristici quali BOD5, COD e solidi sospesi, dà  indicazioni circa l`effettivo impatto sull`ambiente degli scarichi trattati delle acque reflue urbane.
Il Decreto Legislativo n.152/99, che recepisce la direttiva comunitaria in materia, fornisce i limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane, sia in termini di valore di concentrazione in uscita che di percentuale di riduzione, intesa come differenza tra il carico in ingresso e quello in uscita in rapporto con il carico affluente all`impianto. Tali limiti interessano gli impianti con una potenzialità  superiore ai 2.000 abitanti equivalenti; di questi quelli con potenzialità  maggiore di 10.000 ab. eq. che recapitano in aree definite sensibili, sono soggetti al rispetto di ulteriori limiti di emissione, in particolare per i parametri di fosforo totale ed azoto totale.
Il servizio di depurazione dell`Ambito è caratterizzato dalla presenza di un elevato numero di fosse Imhoff e di piccoli impianti di depurazione.
Per gran parte dei piccoli impianti (373 fosse Imhoff) la percentuale di riduzione del carico inquinante si può ritenere inadeguata alle indicazioni dell`allegato 5 del D.Lgs. 152/99 e s.m.i. e tale da rappresentare un impatto rilevante sul territorio dell`Ambito n. 5 caratterizzato, se si esclude il fiume Tanaro, da un reticolo idrografico limitato e costituito prevalentemente da corsi d`acqua che presentano portate ridotte soprattutto nei periodi caldi.

5.2.4    Dispersione degli impianti di depurazione

Altro parametro che permette di ricavare indicazioni di natura tecnica riguardo al servizio di depurazione, è quello relativo alla dispersione degli impianti sul territorio.
Come già  rilevato, la gran parte della depurazione delle acque reflue viene effettuata da una moltitudine di fosse Imhoff e piccoli impianti, con ridotti valori di volumi medi annui trattati (Figura 5.9).
Solo tre gestori (Comuni di Asti, Canelli e Nizza Monferrato) presentano un volume medio annuo trattato per impianto superiore al mezzo milione di mc.
Se si rapportano gli abitanti serviti al numero di impianti di depurazione per gestore, emerge come gli scarichi prodotti dal 36% della popolazione affluiscono ad impianti con valori unitari di serviti compresi tra 2.000 e 10.000 (Figura 5.10).

Figura 5.9 Numero di gestori dell`ATO n. 5 per classi di volume medio annuo trattato per impianto

Immagine che individua il numero di gestori dell`ATO n. 5 per classi di volume medio annuo trattato per impianto

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

Figura 5.10 Percentuale di popolazione sul tot. dei serviti dell`ATO 5 in funzione delle classi di abitanti serviti per impianto di depurazione
Immagine che mostra la percentuale di popolazione sul tot. dei serviti dell`ATO 5 in funzione delle classi di abitanti serviti per impianto di depurazione
Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

5.2.5    Stato di efficienza delle opere di fognatura-depurazione

Si riportano i risultati evidenziati al capitolo 3.

Tabella 5.6 Stato di efficienza delle opere di fognatura e depurazione


 



Tipologia di opera

Costi di ricostruzione - mantenimento / valore a nuovo

Durata media
funzionale
[anni]

Relativo stato di efficienza

Reti di fognatura

0.22

60

Buono

Impianti di sollevamento

0.54

25

Sufficiente

Impianti di depurazione

0.53

30 35

Sufficiente

Le opere di fognatura presentano un indice di efficienza piuttosto alto e simile, frutto degli investimenti operati nel settore negli ultimi anni.

Dallo Studio propedeutico è emerso inoltre che, rapportando i valori di portata trattata con quelli medi di progetto, gli impianti di depurazione risultano attualmente utilizzati, in generale, al di sotto delle loro potenzialità .
Per quanto riguarda il livello di funzionalità  degli impianti di depurazione, sulla base di ulteriori analisi, si evidenzia la necessità  di intervenire su buona parte di essi.
Gli interventi riguardano anche l`adeguamento alle norme in materie di sicurezza sui luoghi di lavoro (L.626/94) nonché a quelle riguardanti gli impianti (apparecchiature elettromeccaniche L.46/90). La quantificazione degli interventi necessari e dei costi che si dovranno sostenere è stata operata sulla base delle indicazioni legate ai costi che il Consorzio Monferrato ha dovuto sostenere negli ultimi due anni acquisendo progressivamente gli impianti dai Comuni ed intervenendo, per tali aspetti, ad oggi su oltre 200 impianti.

6. OBIETTIVI E STRATEGIE DI INTERVENTO

6.1  Definizione dei livelli di servizio

La scelta dei livelli di servizio obiettivo, da definire sulla base delle norme di legge e regolamentari in vigore nonché di eventuali peculiarità  presenti nell`ambito, è uno dei principali compiti del processo di pianificazione.
I livelli di servizio obiettivo così identificati dovranno essere confrontati con quelli attuali per calibrare le azioni da intraprendere una volta stabilite le criticità  esistenti.

6.1.1    I livelli di servizio obiettivo

Per poter procedere alla stesura del piano degli interventi e del modello gestionale, è indispensabile individuare i nuovi standard a cui il servizio dovrà  rispondere.
Per standard si intende l`obiettivo, sia esso di carattere strettamente impiantistico che pù tipicamente gestionale, che i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione delle acque dovranno raggiungere una volta che sia dato in gestione il territorio dell`Ambito Ottimale ai sensi della legge 36/94. Essi rappresentano la qualità  con cui il servizio è erogato agli utenti e il livello di protezione dell`ambiente che la comunità  ha deciso di fissare. Lo stesso rapporto di contratto che legherà  l`utente con il gestore sarà  basato su tali standard, per cui la tariffa prevista avrà , come corrispettivo, un servizio con caratteristiche fissate in maniera chiara e possibilmente univoca.
Gli standard si riferiscono a diversi aspetti: dotazioni idriche pro-capite, pressione in rete, portata minima all`utenza, qualità  delle acque, caratteristiche delle reti fognarie, rapporto con l`utenza, ecc.
E` evidente che il raggiungimento di tali standard andrà  in qualche modo cadenzato nel tempo, non essendo pensabile, nella maggior parte della situazioni reali, che ciò avvenga immediatamente con l`individuazione del Gestore d`Ambito. Il piano degli investimenti ha come compito quello di portare i servizi idrici, in un arco temporale ragionevole, ai livelli minimi fissati dalla legge o dall`Autorità  di Ambito.
Secondo la Legge 36/94 i livelli minimi di servizio che si intendono garantire con la realizzazione del Piano di Ambito, devono essere definiti, in modo esplicito, all`interno della Convenzione di gestione stipulata tra l`Ente di Ambito ed il soggetto gestore. La definizione di tali livelli è legata ad obblighi di diversa natura:

Al fine di individuare le situazioni di criticità  del servizio idrico, aventi una connessione diretta con il livello attuale delle infrastrutture, di seguito si riportano gli indicatori base dei livelli di servizio per i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione. 


Servizio di acquedotto

Servizio di fognatura

Servizio di depurazione 

Gli impianti o le gestioni che non soddisfano il livello minimo prefissato rappresentano una criticità  e necessitano di specifici interventi che rappresenteranno il piano degli interventi-investimenti.
I livelli di servizio considerati sono soltanto alcuni degli indicatori potenzialmente utilizzabili; tuttavia studi di settore evidenziano come, attraverso le analisi derivanti dall`utilizzo di tali indicatori, sia possibile individuare il 95% dei costi di investimento da sostenere per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. 

6.1.2   Le criticità 

L`impostazione adottata per l`individuazione delle criticità  si articola in due fasi distinte:

a) individuazione di criticità  di tipo tecnico ed organizzativo di reti ed impianti sulla base del confronto tra i risultati della ricognizione ed i livelli obiettivo di carattere ambientale, di qualità  del servizio e di qualità  della gestione; 

b) individuazione di aree critiche alle quali sono collegati progetti di intervento sulla base di studi della domanda e della risorsa nonchè dei progetti previsti dalle gestioni attuali.

Le criticità  sopra descritte possono essere classificate in tre tipologie differenti:

Criticità  ambientali e di qualità  della risorsa: sono i temi collegati alla tutela dell`ambiente (in particolare dei corpi idrici recettori degli scarichi) o alla tutela della salute umana. La gravità  delle criticità  evidenziate può essere quindi molto elevata, poiché potenzialmente connessa alla tutela sanitaria dell`utenza. Fanno parte delle criticità  ambientali l`impossibilità  a garantire adeguati standard di potabilizzazione delle acque, l`abbassamento della piezometrica a causa del sovrasfruttamento degli acquiferi, scarichi fognari diffusi e non depurati, cattivo funzionamento di impianti di fognatura e depurazione che può comportare fenomeni di inquinamento, ecc.;

Criticità  della qualità  del servizio: sono temi correlati al soddisfacimento delle esigenze dell`utenza, sia a livello quantitativo (estensione del servizio, dotazioni idriche, pressioni, ecc.) sia qualitativo (interruzioni del servizio, ecc.);

Criticità  gestionali: si tratta di parametri connessi alla valutazione del gestore in ordine alla sua capacità  di condurre gli impianti, di pianificare le fonti di approvvigionamento e di garantire gli investimenti necessari per il conseguimento degli obiettivi di efficienza/efficacia. Esempi di questa tipologia di criticità  possono essere la mancata misurazione dei volumi erogati, la mancanza di un sistema di telecontrollo degli impianti, la difficoltà  di gestione dovuta alla non ottimale funzionalità  degli stessi, ecc..

Appare evidente come esista una notevole interconnessione fra le varie tipologie di criticità ; ad esempio, il cattivo stato di conservazione di una condotta può provocarne la rottura o intensificare le perdite di rete e queste dare luogo ad una riduzione di pressione e di portata nei confronti dell`utenza, nonché determinare un degrado della qualità  dell`acqua trasportata. Uno stesso indicatore può essere utilizzato per evidenziare criticità  di tipologia diversa: ad esempio lo stato di conservazione delle opere di acquedotto è insieme indice di qualità  del servizio (un cattivo stato di conservazione presuppone numerosi interventi di manutenzione e conseguenti interruzioni del servizio) e di qualità  della gestione (un cattivo stato di conservazione è sintomo di scarsa efficienza nella gestione).

6.1.3    Confronto tra livelli di servizio obiettivo e livelli di servizio attuali

Come precedentemente accennato, il confronto tra i livelli di servizio attuali individuati dalla ricognizione e quelli obiettivo della pianificazione individuati dall`Autorità  di Ambito, permettono di evidenziare quelle criticità  che dovranno essere superate attraverso un adeguato piano degli interventi.

Nelle Tabelle 6.1 e 6.2 vengono riportati i livelli di servizio considerati, l`unità  di misura, il valore obiettivo della pianificazione ventennale e quello medio attuale a livello di ambito, pur essendo questo non conosciuto nel dettaglio.
E` comunque ragionevole supporre che attraverso gli interventi considerati di adeguamento e manutenzione straordinaria delle opere esistenti si riescano ad ottenere i risultati previsti.

L`esistenza di uno scarto tra i valori per ciascun livello di servizio evidenzia una corrispondente criticità  che dovrà  essere risolta attraverso un programma di interventi (ed i relativi investimenti) da sostenere sia sulle opere esistenti sia attraverso la realizzazione di nuove opere. Nelle Tabelle 6.1 e 6.2 viene inoltre fatto riferimento alla tipologia di intervento generale da sostenere, rimandando un suo approfondimento al successivo Capitolo 7 sulla definizione del programma di interventi.

Tabella 6.1  - Livelli di servizio, criticità  ed interventi collegati per il servizio di acquedotto

Indicatori dei livelli di servizio

Unità  di misura (**)

Misura del livello di servizio obiettivo

Misura del livello di serv. medio attuale di ambito (*)

Criticità  collegate

Tipologia della criticità 

Investimenti opere esistenti

Investimenti nuove opere

Servizio di acquedotto

 

 

 

 

 

 

 

Copertura del servizio

[% di popolazione residente]

99% della popolazione residente

98% della popolazione residente

Mancato raggiungimento dell`utenza

Servizio

__

Estensione della rete di acquedotto

Parametri in deroga

si/no

No

n.d.

Qualità  dell`acqua potabile non garantita

Ambientale

Dismissione fonti, adeguamento impianti potabilizzazione

Realizzazione nuovi sistemi di potabilizzazione

Adeguata potabilizzazione

si/no

Si

si

Adeguamento e manutenzione impianti potabilizzazione

Realizzazione nuovi sistemi di potabilizzazione

Perdite di rete

[%]

< del  20 %

circa  28 %

Adeguamento e manutenzione reti

__

Aree di salvaguardia delle fonti

[% rispetto al numero delle fonti]

100% delle fonti

n.d.

__

Realizzazione aree di salvaguardia e dismissione attività  vietate

Dotazione alla fonte

[l/ab*g]

340 l/ab*g

300 l/ab*g

Quantità  acqua potabile non garantita in caso di crisi idrica

Servizio

Adeguamento e manutenzione fonti approvvigionamento

Ricerca nuove fonti; realizzazione interconnessioni

Capacità  di compenso e riserva

[mc]

50% v medio giornaliero di punta

< 50%  (°)

Adeguamento e manutenzione serbatoi

Realizzazione nuovi serbatoi; realizzazione interconnessioni

Perdite di rete

[%]

< del 20 %

Circa 28 %

Adeguamento e manutenzione reti

__

Dotazione domestica

[l/ab*g]

>= 150 l/ab*g

uguale a 140 l/ab*g

Standard di erogazione all`utenza non garantiti

Servizio

Adeguamento e manutenzione opere

__

Pressione

[m]

5-70 m

n.d.

Adeguamento e manutenzione opere

__

Portata minima

[l/s]

>= 0.1 l/s

n.d.

 

 

Adeguamento e manutenzione opere

__

Interconnessione impianti

n. fonti/rete di adduzione

> 1

1

__

Interconnessione tra i diversi impianti

Contatori

[numero]

per utenza

n.d.

Mancata misurazione dei volumi erogati

Gestionale

Adeguamento e manutenzione contatori (non funzionanti o fuori norma)

Installazione contatori per le utenze sprovviste

Telecontrollo

[n. di impianti monitorati]

Principali impianti

n.d.

Difficoltà  di gestione

Gestionale

Adeguamento e manutenzione principali impianti

Installazione ulteriori sistemi di telecontrollo

Livello di ammodernamento delle opere

[età , stato cons.]

Impianti efficienti ed in buono stato di manutenzione

n.d.

Difficoltà  di gestione; funzionalità  opere non ottimale

Servizio-Gestionale

Adeguamento e manutenzione opere

__

Bilancio idrico sotterraneo

Emungimenti / ricarica

< 1

> 1

Abbassamento piezometrica, fenomeni di subsidenza

Ambientale

Riduzione degli emungimenti

Ricerca nuove fonti; realizzazione interconnessioni

(*) La misura del livello di servizio attuale medio a livello di ambito è un valore di riferimento che ha la funzione di dare un`indicazione generale riguardo ai livelli di servizio considerati
(**) I livelli obiettivo devono essere raggiunti uniformemente sull`intero Ambito
(°) Solo per alcune situazioni impiantistiche


Tabella 6.2 - Livelli di servizio, criticità  ed interventi collegati per  servizi di fognatura e depurazione


Indicatori dei livelli di servizio

Unità  di misura

Misura del livello di servizio obiettivo (**)

Misura del livello di serv. medio attuale (*)

Criticità  collegate

Tipologia della criticità 

Investimenti opere esistenti

Investimenti nuove opere

Servizio di fognatura

 

 

 

 

 

 

 

Copertura

[%]

Copertura del 90%

80% della popolazione residente

Scarichi diffusi

Ambientale

__

Estensione reti di raccolta e collettamento

Perdite

[%]

Nessuna perdita

n.d.

Fenomeni di inquinamento

Ambientale

Adeguamento e manutenzione reti

__

Livello di ammodernamento delle opere

[età , stato cons.]

Impianti efficienti ed in buono stato di manutenzione

n.d.

Difficoltà  di gestione; funzionalità  opere non ottimale

Ambientale-Gestionale

Adeguamento e manutenzione opere

__

 

 

 

 

 

 

 

 

Servizio di depurazione

 

 

 

 

 

 

 

Copertura

[%]

Copertura del 90%

58% della popolazione residente

Fenomeni di inquinamento

Ambientale

__

Realizzazione nuovi impianti

Grado di sfruttamento degli impianti

[a.e attuali/a.e. progetto]

1

n.d.

Rischio di inquinamento; difficoltà  di gestione

Ambientale-Gestionale

Aumento potenzialità  impianti sovrasfruttati

Realizzazione sistemi di collettamento o di nuovi impianti

Telecontrollo

[n. di impianti monitorati]

Impianti con potenzialità  > 5.000 A.E.

0

Difficoltà  di gestione

Ambientale-Gestionale

__

Installazione sistemi di telecontrollo su impianti principali

Livello di ammodernamento delle opere

[età , stato cons.]

Impianti efficienti ed in buono stato di manutenzione

n.d.

Difficoltà  di gestione; funzionalità  opere non ottimale

Ambientale-Gestionale

Adeguamento e manutenzione impianti

__

Presenza di trattamento terziario negli impianti > 15.000 A.E.

Si/no

si

no

Rischio di inquinamento

Ambientale

Raddoppio linee di trattamento

__

Riduzione del numero dei punti di scarico

[n° punti]

<600

Circa 900

Rischio di inquinamento; difficoltà  di gestione

Ambientale-Gestionale

__

Realizzazione sistemi di collettamento o di nuovi impianti

Teleallarme piccoli depuratori

[% n. di impianti monitorati]

50%

0

Rischio di inquinamento; difficoltà  di gestione

Ambientale-Gestionale

__

Installazione sistemi di teleallarme su impianti dotati do corrente elettrica

(*) La misura del livello di servizio attuale medio a livello di ambito è un valore di riferimento che ha la funzione di dare un`indicazione generale riguardo ai livelli di servizio considerati
(**) I livelli obiettivo devono essere raggiunti uniformemente sull`intero Ambito

Una volta definite le criticità  dell`Ambito, è stata ipotizzata una strategia di intervento per la realizzazione, nell`arco dei venti anni di vita del piano, degli obiettivi precedentemente esposti. Tale strategia è vincolata da una serie di parametri, alcuni di carattere tecnico (ad esempio non è possibile ipotizzare di risolvere le criticità  in modo assolutamente omogeneo nei 154 Comuni), altri di carattere economico (il fatto che l`aumento massimo della tariffa annuale sia vincolato dal k massimo, porta ad una certa rigidità  nella definizione dell`attuazione delle opere).
Lo studio delle risorse disponibili è stato realizzato congiuntamente a quello della domanda. Dallo studio delle risorse e dalla ricognizione sullo stato delle fonti di approvvigionamento sono state ricavate strategie di intervento che non sono comuni a tutto il piano, ma vanno viste zona per zona. La vastità  dell`Ambito e l`elevato numero di Comuni interessati, infatti, fa sì che problematiche e risorse siano differenti da zona a zona.

6.2 Strategie di intervento nel settore acquedotto

6.2.1 Ricerca e riduzione delle perdite di acqua

Il dato delle perdite ricavato indirettamente dalle informazioni sui volumi prodotti, acquistati, venduti ed erogati fornisce un`indicazione di quelli che sono i volumi che, dalla produzione, non riescono a raggiungere l`utenza.
Tale valore rappresenta, quindi, tutta l`acqua che non viene erogata per varie cause, alcune legate a situazioni di inefficienza strutturale delle reti (effettive perdite di rete dovute al cattivo stato di conservazione delle reti anche in funzione della loro vetustà ), altre legate alla gestione della risorsa (volumi di acqua sfiorata attraverso i troppo pieni, consumi non rilevati per mancanza di contatori, lavaggi di rete, ecc.).
Nella pianificazione degli interventi andrà  considerata la necessità  di adottare progetti di ristrutturazione delle condotte laddove l`età  e il giudizio sulla conservazione espresso dal gestore apparivano inadeguati ad una buona resa delle tubazioni mentre dovranno essere pianificati interventi tesi all`ampliamento del sistema di monitoraggio, così da controllare il volume di acqua che transita nelle condotte e poter intervenire nei casi di perdite.

6.2.2   Interventi di mantenimento e raggiungimento degli standards

A partire dalle informazioni rilevate nella fase di ricognizione delle opere, ed unitamente alle elaborazioni provenienti dalla verifica di funzionalità  degli impianti, nonché dalla individuazione delle aree critiche, è stato predisposto un programma ventennale di interventi volto al raggiungimento ed al mantenimento di adeguati standard di efficienza.
Per questa categoria di interventi, sono state individuate due tipologie di progetti:

Nel primo gruppo rientrano tutti gli interventi mirati alla ricostruzione di quelle opere che, per obsolescenza tecnologica, età  o cattivo stato di manutenzione, non sono in grado di svolgere il servizio cui sono destinate, e necessitano di interventi di ripristino così incisivi da dover assumere, quale onere, quello pari al costo di ricostruzione. Rientrano inoltre in tale gruppo interventi che hanno lo scopo di mantenere in stato di efficienza le opere esistenti attraverso sostituzioni o miglioramenti di porzioni di impianto.
I nuovi interventi rientrano invece nella categoria degli interventi necessari per i raggiungimento degli standard.

6.2.3    Interconnessione di sistemi idrici interni all`Ambito

Nella pianificazione degli interventi di piano, le interconnessioni di acquedotto hanno un ruolo importante al fine di:

L`interconnessione delle reti acquedottistiche è da estendere: dovrà  essere data priorità  a quegli interventi che rendono pù flessibile la gestione della risorsa idrica, garantendo la compensazione nel caso di emergenza idrica, estiva o di altro tipo, e la miscelazione di acque di diversa provenienza.

6.2.4  Razionalizzazione delle risorse idriche

Nell`Ambito n° 5 le risorse utilizzate sono tutte sotterranee. Vi sono una serie di criticità  legate alla vulnerabilità  delle risorse disponibili, specialmente per quanto riguarda il campo pozzi di Cantarana come si evince dallo Studio Indagine sulla razionalizzazione dei prelievi di acque sotterranee nel settore occidentale della Provincia di Asti settembre 1996. Il piano si pone, tra gli obiettivi, quello di ridurre la dipendenza dal campo pozzi attualmente sovrasfruttato.

Pù in generale le strategie di razionalizzazione delle risorse idriche dovranno prevedere:

Dovrà  essere altresì valutata dal Gestore, anche in considerazione delle linee guida indicate dalla Legge Galli sulla priorità  da assegnare alle acque da utilizzare a scopo potabile rispetto agli altri usi, la possibilità  di realizzare interventi per il riutilizzo delle acque reflue a scopo industriale che consentirebbero un minor prelievo.

6.2.5 Necessità  della misura a contatore per utenza

Dall`indagine svolta in sede di ricognizione e da ulteriori conferme dei principali gestori, la massima parte della rete acquedottistica è gestita a contatore. Non sono note le situazioni presso le gestioni in economia, anche se è presumibile una analoga situazione.
Nella progettazione degli interventi è stato considerato, comunque, l`aumento del numero di utenze ed il costo della conseguente estensione del servizio a contatore.

6.2.6    Trasferimenti di acqua da risorse esterne all`Ambito

L`Ambito n° 5 si presenta attualmente nel complesso in equilibrio tra domanda e risorsa e, quindi, praticamente autosufficiente. Uno degli attuali campo pozzi è però sovrautilizzato e, pertanto, sia per far fronte a situazioni di emergenza idrica, sia per soddisfare maggiori richieste di volumi da erogare, potrebbe essere necessario prevedere interconnessioni con sistemi esterni (Campo pozzi di Predosa e Molinetto con l`Ambito 6 Alessandrino, Acquedotto di Casale dell`Ambito 2 di prossima realizzazione nell`ambito di un accordo Stato-Regioni, collegamento con Alpi cuneesi dell`Ambito 4, interventi da realizzare anche attraverso accordi interambito). 

In tabella 6.3 sono riportate le interazioni tra gli interventi previsti e le criticità  individuate.

Tabella 6.3 Interazione tra interventi e criticità  nel servizio acquedotto

 

 

Criticità  ambientali

Criticità  di servizio

Criticità  gestionali

Tipologia delle opere interessate dagli interventi

PIANO DEGLI INTERVENTI

Abbassamento della piezometrica, fenomeni di subsidenza

Mancato raggiungimento dell`utenza

Quantità /Quantità  di acqua potabile non garantita in caso di situazioni di crisi

Difficoltà  di gestione

Qualità  dell`acqua non garantita

Standard di erogazione all`utenza non garantiti

Mancata misurazione dei volumi erogati

Difficoltà  di gestione

Funzionalità  non ottimale delle opere

 Reti acquedotto

Estensione rete per incremento della copertura del servizio

 


x

 

 

 

 

 

 

 

Interconnessioni a livello di ambito

x

 

x

 

 

x

 

 

 

Ricostruzione reti di acquedotto vetuste e/o in cattivo stato di conservazione

 

 

 


x

 


x

 


x


x

Opere di presa

Ricostruzione opere di presa vetuste e/o in cattivo stato di conservazione

 

 


x


x

 


x

 


x


x

Realizzazione nuove fonti di approvvigionamento


x

 

 

 

 

 

 

 

 

Potabilizzatori

Realizzazione di nuovi impianti di trattamento

 

 

 

 


x

 

 

 

 

Ricostruzione dei potabilizzatori vetusti e/o in cattivo stato di conservazione

 

 

 


x


x


x

 


x


x

Serbatoi

Aumento della capacità  di compenso e di riserva dei serbatoi

 

 


x

 

 

 

 

 

 

Ricostruzione serbatoi vetusti e/o in cattivo stato di conservazione

 

 


x


x

 


x

 


x


x

Pompaggi

Ricostruzione imp. pompaggio vetusti e/o in cattivo stato di conservazione

 

 

 


x

 


x

 


x


x

 

Contatori

Installazione nuovi contatori

 

 

 

 

 

 

x

 

 

Sostituzione programmata dei contatori esistenti

 

 

 

 

 

 


x

 

 

Aree di salvag.

Realizzazione aree di salvaguardia

 

 

 

 

x

 

 

 

 

Telecontrollo

Installazione impianti di telecontrollo

 

 

 


x

 

 

 


x


x

6.3 Strategie di intervento nel settore fognatura e depurazione

6.3.1 Necessità  di trattamento delle acque reflue urbane

Nella pianificazione sono state recepite le indicazioni fornite dal decreto legislativo 152/99 sulla tutela delle acque dall`inquinamento già  attraverso il Piano Stralcio del Programma degli interventi urgenti per l`adempimento degli obblighi comunitari in materia di fognatura, collettamento e depurazione redatto ai sensi dell`art. 141, comma 4 della L. 22.12.2000, n. 388 che vengono riportati nel presente Piano d`Ambito.Con particolare riferimento al D.Lgs. 152/99 si riportano gli adempimenti da assolvere:

Art. 27 - Reti fognarie 

  1. Gli agglomerati devono essere provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane:
    a) entro il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di abitanti equivalenti superiori a 15.000;
    b) entro il 31 dicembre 2005 per quelli con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 2.000 e 15.000.
  2. Per le acque reflue urbane che si immettono in acque recipienti considerate aree sensibili gli agglomerati [1 La definizione di agglomerato è fornita all`art. 2.4 della Direttiva del 91/271/CEE, concernente il Trattamento delle Acque Reflue Urbane. L`articolo indica che nell`applicazione della Direttiva gli Stati Membri devono stabilire, caso per caso, ed in accordo a situazioni locali, i limiti di ciascun agglomerato. Il decreto legislativo n. 152 dell`11 maggio 1999 definisce il concetto di agglomerato nel seguente modo:
    area in cui la popolazione, ovvero le attività  economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere possibile, e cioè tecnicamente ed economicamente realizzabile anche in rapporto ai benefici ambientali conseguibili la raccolta e il convogliamento della acque reflue urbane verso un sistema di trattamento di acque reflue urbane verso un punto di scarico finale.
    ] con oltre 10.000 abitanti equivalenti devono essere provvisti di rete fognaria.
  3. La progettazione, la costruzione e la manutenzione delle reti fognarie si effettuano adottando le tecniche migliori che non comportino costi eccessivi, tenendo conto in particolare:
    a)         del volume e delle caratteristiche delle acque reflue urbane;
    b)         della prevenzione di eventuali fuoriuscite;
    c)         della limitazione dell`inquinamento delle acque recipienti, dovuto a tracimazioni causate da piogge violente.
  4. Per gli insediamenti, installazioni o edifici isolati che scaricano acque reflue domestiche le regioni identificano sistemi individuali o altri sistemi pubblici o privati adeguati secondo i criteri di cui alla delibera indicata al comma 7 dell`articolo 62, che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale, indicando i tempi di adeguamento.

B.                    Art. 29 Scarichi sul suolo

  1. E` vietato lo scarico sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo fatta eccezione:
    a)         per i casi previsti dall`art. 27, comma 4;
    b)         per gli scaricatori di piena a servizio delle reti fognarie;
    c)         per gli scarichi di acque reflue urbane e industriali per i quali sia accertata l`impossibilità  tecnica o l`eccessiva onerosità  a fronte dei benefici ambientali conseguibili, a recapitare in corpi idirci superficiali, purchè gli stessi siano conformi ai criteri ed ai valori-limite di emissione fissati a tal fine dalle regioni ai sensi dell`art. 28, comma 2. Sino all`emanazione di nuove norme regionali si applicano i valori limite di emissione della tabella 4 dell`allegato 5;
    d)         per gli scarichi di acque provenienti dalla lavorazione di rocce naturali nonché dagli impianti di lavaggio delle sostanze minerali, purchè i relativi fanghi siano costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali e non comportino danneggiamento delle falde acquifere o instabilità  dei suoli. 

L`adeguamento degli scarichi esistenti o il convogliamento in corpi idrici superficiali, in rete fognaria, la destinazione al riutilizzo ovvero la  disattivazione deve avvenire entro il 13 giugno 2002.

C.        Art. 30 Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee

Anche in questo caso gli scarichi esistenti devono essere convogliati in corpi idrici superficiali, in reti fognarie, destinati al riutilizzo ovvero disattivati entro il 13 giugno 2002. 

D.        Art. 31 - Scarichi in acque superficiali

  1. Gli scarichi di acque reflue industriali in acque superficiali devono rispettare i valori limite di emissione fissati ai sensi dell`art. 28, commi 1 e 2 in funzione del perseguimento degli obiettivi di qualità ;
  2. Gli scarichi di acque reflue urbane che confluiscono nelle reti fognarie, provenienti da agglomerati con meno di 2.000 abitanti equivalenti e recapitanti in acque dolci ed in acque di transizione e gli scarichi provenienti da agglomerati con meno di 10.000 abitanti equivalenti, recapitanti in acque marino-costiere, sono sottoposti ad un trattamento appropriato, in conformità  con le indicazioni dell`allegato 5, entro il 31 dicembre 2005;
  3. Le acque reflue urbane devono essere sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente in conformità  con le indicazioni dell`allegato 5 e secondo le seguenti cadenze temporali:
    a)         entro il 31 dicembre 2000 per gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15.000 abitanti equivalenti;
    b)         entro il 31 dicembre 2005 per gli scarichi provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 10.000 e 15.000;
    c)         entro il 31 dicembre 2005 per gli scarichi in acque di transizione, provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 2.000 e 10.000.
  4. Gli scarichi previsti al comma 3 devono rispettare, altresì, i valori limite di emissione fissati ai sensi dell`art. 28, commi 1 e 2;
  5. le regioni dettano specifica disciplina per gli scarichi di reti fognarie provenienti da agglomerati a forte fluttuazione stagionale degli abitanti, tenuto conto di quanto disposto ai commi 2 e 3 e fermo restando il conseguimento degli obiettivi di qualità ;
  6. gli scarichi di acque reflue urbane in acque situate in zone d`alta montagna, al di sopra dei 1.500 metri sul livello del mare, dove a causa delle basse temperature è difficile effettuare un trattamento biologico efficace, possono essere sottoposti ad un trattamento meno spinto di quello previsto al comma 3, purchè studi dettagliati comprovino che essi non avranno ripercussioni negative sull`ambiente.

E.          Art. 32 - Scarichi in corpi idrici ricadenti in aree sensibili

  1. ferme restando le disposizioni dell`art. 28, commi 1 e 2, le acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10.000 abitanti equivalenti, che scaricano in acque recipienti individuate quali aree sensibili, devono essere sottoposte ad un trattamento pù spinto di quello previsto dall`art. 31, comma 3, secondo i requisiti specifici indicati nell`allegato 5;
  2. le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano  nelle arre sensibili in cui può essere dimostrato che la percentuale minima di riduzione del carico complessivo in ingresso a tutti gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane è pari almeno al 75% per il fosforo ovvero per almeno al 75% per l`azoto totale;
  3. le regioni individuano, tra gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane situati all`interno dei bacini drenanti afferenti alle arre sensibili, quelli che, contribuendo all`inquinamento di tali aree, sono da assoggettare al trattamento di cui ai commi 1 e 2 in funzione del raggiungimento dell`obiettivo di qualità  dei corpi idrici ricettori.  

Nella progettazione degli interventi è stata considerata l`estensione del servizio di depurazione, in considerazione da quanto previsto dalla citata normativa; inoltre, laddove è stato ritenuto economicamente conveniente, è stata adottata una linea di condotta indirizzata verso una generale riorganizzazione del trattamento delle acque reflue, con l`accorpamento in impianti di medie dimensioni e la dismissione di piccoli depuratori, spesso sovrasfruttati ed in cattivo stato di manutenzione.

6.3.2    Interventi di mantenimento e raggiungimento degli standards

A partire dalle informazioni rilevate nella fase di ricognizione delle opere, e unitamente alle elaborazioni provenienti dalla verifica di funzionalità  degli impianti, nonché dalla individuazione delle aree critiche, è stato predisposto un programma ventennale di interventi volto al raggiungimento ed al mantenimento di adeguati standard di efficienza.

Per questa categoria di interventi, sono state individuate due tipologie di progetti:

Nel primo gruppo rientrano tutti gli interventi mirati alla ricostruzione di quelle opere che, per obsolescenza tecnologica, età  o cattivo stato di manutenzione, non sono in grado di svolgere il servizio cui sono destinate, e necessitano di interventi di ripristino così incisivi da dover assumere quale onere, quello pari al costo di ricostruzione.
Rientrano inoltre in tale gruppo interventi che hanno lo scopo di mantenere in stato di efficienza le opere esistenti attraverso sostituzioni o miglioramenti di porzioni di impianto.
I nuovi interventi rientrano invece nella categoria degli interventi necessari per il raggiungimento degli standards.

6.3.3  Utilizzo dei sistemi depurativi naturali

Nel Piano stralcio si è previsto l`utilizzo, per scarichi inferiori ai 2.000 abitanti equivalenti, ove possibile, di sistemi di depurazione naturale (fito-bio-depurazione) atti a raffinare reflui urbani (pretrattati) sia le acque di pioggia defluenti dalle aree urbanizzate.
L`utilizzo della fitodepurazione potrebbe consentire, inoltre, la sostituzione di strutture tecnologiche complesse e l`uso di reagenti in dosaggio non sempre compatibile con l`ambiente, recuperando, altresì, aree degradate da trasformare in zone di pregio naturalistico.

6.3.4    Riutilizzazione delle acque reflue ed acquedotti duali

Si ritiene opportuno che il Gestore persegua il graduale riuso delle acque reflue, specie in impianti industriali o in agricoltura. Tale riuso è indirizzato, essenzialmente, a diminuire l`uso di acqua da falda, in special modo laddove si presentano condizioni di supersfruttamento.
In tabella 6.4 sono riportate le interazioni tra gli interventi previsti e le criticità  ambientali individuate.

Tabella 6.4 Interazione tra interventi e criticità  nel servizio fognatura e depurazione  

 

 

Criticità  ambientali

Criticità  di servizio

Criticità  gestionali

Tipologia delle opere interessate dagli interventi



PIANO DEGLI INTERVENTI

Scarichi diffusi

Rischio di inquinamento

Mancato raggiungimento dell`utenza

Difficoltà  di gestione

Funzionalità  non ottimale delle opere

Reti fognatura

Estensione rete per aumento della copertura del servizio

x

x

x

 

 

Ricostruzione reti di fognatura vetuste e/o in cattivo stato di conservazione

 

x

 

x

x

Sollevamenti

Ricostruzione imp. sollevamento vetusti e/o in cattivo stato di conservazione

 

 

 

x

x

Depuratori

Realizzazione di nuovi depuratori per aumento della copertura del servizio

x

x

x

 

 

Ricostruzione di impianti di depurazione vetusti e/o in cattivo stato

 

x

 

x

x

7. IL PROGRAMMA DEGLI INTERVENTI

7.1       Metodologia, dati, fonti ultilizzate

In base agli obiettivi principali del Piano e con riferimento alle attività  di ricognizione, di verifica di funzionalità  degli impianti attuali, di studio della domanda e della risorsa, sono state individuate, nei capitoli precedenti, le criticità  generali.
Dalle analisi effettuate sono emerse le problematiche salienti dell`Ambito e, dal confronto con la legislazione vigente, le necessarie aree di intervento e le relative priorità .
E` stato pertanto possibile definire un programma degli interventi che risolvesse le criticità  emerse in risposta ai livelli di servizio che discendono da vincoli normativi ed imposti dall`ATO.
La valutazione economica e l`ubicazione degli interventi ha raggiunto un livello di approfondimento adeguato alla scala con cui il piano è stato elaborato (scala d`Ambito territorio di 2040 kmq comprendente 154 Comuni), ed è ovviamente correlata ai dati derivanti dalla ricognizione della Regione Piemonte e da quella integrativa operata dall`Autorità  d`Ambito nel corso dell`anno 2000 e dalla fase di pubblicazione del Piano Preliminare.
Sono stati inoltre recepiti i progetti e le indicazioni derivanti dagli attuali Gestori (aziende e/o Comuni) del servizio.
Sono stati individuati interventi di carattere generale che riguardano tutto l`Ambito (è il caso questo della realizzazione delle recinzioni per le zone di tutela assoluta intorno ai pozzi, o degli interventi per la sistemazione dei numerosi piccoli impianti di depurazione) oppure l`intero servizio idrico integrato (come la realizzazione dei sistemi di monitoraggio e telecontrollo). 
Il Programma degli interventi è stata redatto attraverso un continuo confronto con gli operatori locali del settore.
In particolare si sono tenuti:
- incontri con i gestori e con i Comuni al fine di acquisire le informazioni e la progettazione esistente utile per la definizione del Piano;
- richiesta ai gestori ed ai Comuni di evidenziare le situazioni di criticità  nell`erogazione del servizio ed eventualmente di proporre soluzioni per la risoluzione di tali criticità ;
- ulteriore verifica di quanto segnalato mediante la trasmissione di una scheda esigenze criticità  ai gestori ed ai Comuni con la richiesta di valutarla e di proporre eventuali correzioni, integrazioni e/o modifiche. Sono stati inoltre valutati gli interventi finalizzati al mantenimento della capacità  produttiva degli impianti attuali.

METODOLOGIA
Si distinguono le seguenti due categorie di intervento. 

Interventi sulle opere esistenti - finalizzati al raggiungimento (RS) ed al mantenimento (MS) degli standard.
Si è predisposto un programma ventennale di interventi mirati, da un lato, alla ricostruzione di quelle opere che, per obsolescenza tecnologica, età  o cattivo stato di manutenzione, non sono in grado di svolgere il servizio cui sono destinate per tutto l`arco di durata del piano, dall`altro al mantenimento in stato di efficienza delle stesse opere esistenti, attraverso adeguati interventi di manutenzione aventi natura incrementativa.
Partendo dai dati della ricognizione è stata effettuata una stima del valore a nuovo delle opere come valore di ricostruzione delle stesse, basandosi su curve parametriche di costo.A partire da tali valori in relazione all`età  delle opere sono stati quindi valutati i costi di raggiungimento standard (RS), pari a quelli stessi di ricostruzione se l`opera è stata considerata superata, e quelli di mantenimento standard (MS), riconducibili a quote percentuali dello stesso valore a nuovo dell`opera.

Nuove opere.
Il programma deriva sostanzialmente dalla ricognizione delle esigenze evidenziate (alcune con una progettazione preliminare o definitiva degli interventi) dai gestori e dai Comuni.
Sono poi stati considerati tutti quegli interventi che si rendono necessari al fine di adempiere a specifiche normative (vedi D. Lgs. 152/99 e s.m.i) nonché quegli interventi definiti strategici a livello d`Ambito, quali interconnessioni tra i vari impianti acquedottistici, collettori vallivi ed impianti di depurazione centralizzati per quanto riguarda la raccolta e depurazione dei reflui. 

Azioni principali

Sulla base delle strategie di intervento delineate al capitolo 6 si sono individuate le seguenti azioni principali che il Gestore d`Ambito dovrà  definire ed attuare al fine di risolvere le criticità  di rilievo. 

Ricerca nuove fonti
Al fine di assicurare la risorsa idrica necessaria agli utenti dell`Ambito, di sgravare quelle fonti ad oggi sovrautilizzate (campo pozzi di Valle Maggiore) nonché di rendere pù sicuro il servizio di acquedotto anche in casi un cui una fonte o un impianto siano messi temporaneamente fuori servizio, si sono previsti i seguenti interventi:
- interconnessione dei principali impianti acquedotto dell`ATO [chiusura secondo anello Monferrato con interconnessione ad impianti Asti e Valtiglione, collegamento acquedotto della Piana con impianti Asti-Valtiglione];
- razionalizzazione dei prelievi nel campo pozzi di Valle Maggiore che comporti una diminuzione del 10-25% dei prelievi nella zona degli attuali pozzi con spostamento delle captazioni nelle zone già  individuate dallo studio dell`Università  di Torino;
- interconnessione con l`impianto di acquedotto Langhe ed Alpi Cuneesi del vicino ATO 4 Cuneese permettendo un`adduzione di risorsa per la zona sud dell`ATO (Comuni di Canelli, Nizza M.to e Consorzio Valtiglione) in parte già  finanziato con un accordo di programma quadro Regione Piemonte e Ministero dell`economia e delle finanze;
- interconnessioni quali interventi alternativi ad uno dei precedenti oppure aggiuntivi per una maggior sicurezza nell`erogazione del servizio: con impianti di acquedotto del vicino ATO 6 Alessandrino [realizzazione di adduzione tra futura dorsale nell`ATO 6 che collega i campi pozzi di Molinetto (AL) e Predosa (AL) e la zona sud dell`Ambito (Valtiglione Nizza Monferrato)]; con le fonti di approvvigionamento del vicino ATO 4 Cuneese Città  di Alba.

Adeguamento dei depuratori esistenti e realizzazione di nuovi depuratori
Gli obiettivi sono dettati dal rispetto delle normative comunitarie, statali e regionali.
Occorre pertanto provvedere a:
·          dotare di impianto di depurazione tutti gli scarichi esistenti ad oggi non depurati;
·          adeguare completare - potenziare gli impianti di depurazione esistenti in relazione alle necessità  del servizio.
Si prevede di operare, per gli impianti principali, il campionamento automatico per l`analisi dei principali parametri in ingresso ed in uscita dall`impianto.
Occorrerà  inoltre operare in tempi brevi l`adeguamento di tutti gli impianti esistenti alle norme impiantistiche (L. 46/90) e di sicurezza sui luoghi di lavoro (L. 626/94).
In tale categoria i principali interventi previsti nel piano sono i seguenti:
- completamento degli impianti di depurazione di Asti, S. Damiano, Nizza M.to e S. Stefano Belbo;   
- realizzazione di nuovi depuratori nei Comuni di Buttigliera, Felizzano ed Ozzano.

Razionalizzazione del sistema di fognatura e depurazione
Come indicato nel punto precedente l`obiettivo del piano è quello di dotare tutti gli scarichi di pubbliche fognature di impianto di depurazione, così come previsto dal D. Lgs. 152/99, in un`ottica però di razionalizzare del sistema di fognatura e depurazione, al fine di ridurre il numero degli scarichi e, quindi, degli impianti.
Si è previsto pertanto, dove tecnicamente ed economicamente conveniente, il collettamento dei reflui verso depuratori centralizzati di maggiori dimensioni e per i quali sia consentita una gestione pù efficace che consenta il rispetto degli obiettivi di qualità  ambientale dei corpi idrici recettori.
La realizzazione di impianti centralizzati presuppone comunque la possibilità  di localizzare tali impianti in modo che possano scaricare i reflui depurati in corsi d`acqua con sufficiente portata da consentire un adeguato rapporto di diluizione e che abbiano buona capacità  autodepurativa.
In particolare si sono previsti i seguenti interventi:
- realizzazione del collettore della Valle Versa (sino a Castell`Alfero) con collegamento alla rete fognaria di Asti ed al depuratore principale di Asti (scarico in Tanaro);
- realizzazione del collettore della Valle Rilate con collegamento alla rete fognaria di Asti ed al depuratore principale di Asti (scarico in Tanaro);
- realizzazione del collettore della Val Cerrina nella zona nord dell`Ambito con depuratore in Comune di Pontestura (AL) e scarico in Po;
- realizzazione del collettore della Val Tiglione nella zona sud dell`Ambito con depuratore in Comune di Masio (AL) e scarico in Tanaro.

Capacità  di compenso dei serbatoi
Dall`analisi delle esigenze di compenso degli impianti di acquedotto dell`Ambito è emersa una situazione abbastanza buona.
La criticità  di rilievo, e quindi la priorità  di intervento, è data dall`impianto della rete alta della Città  di Asti sprovvisto di una adeguata capacità  di compenso (in parte già  finanziato con un accordo di programma quadro Regione Piemonte e Ministero dell`economia e delle finanze).

Sistema informativo e monitoraggio
Si è previsto un Sistema Informativo Centrale, collegato con l`Autorità  d`Ambito.
La realizzazione di tale sistema comporterà  l`adeguamento dei sistemi già  in essere. Si prevede inoltre la progressiva estensione dei sistemi di telecontrollo:
- su un numero sempre maggiore di impianti di acquedotto;
- sugli impianti di depurazione principali.
Si prevede inoltre l`inserimento di un teleallarme, sui piccoli impianti di depurazione dotati di corrente elettrica, che verifichi il funzionamento dell`impianto.

7.2 Il Piano degli interventi nel settore acquedotto

Il servizio di acquedotto è svolto all`interno dell`Ambito secondo quattro impianti principali corrispondenti ai principali Gestori esistenti (Acquedotto Monferrato, Asp Asti, Acquedotto della Piana ed Acquedotto Valtiglione). Due di questi impianti sono già  ad oggi interconnessi (Acquedotto di Asti con Valtiglione).
Tra gli obiettivi del Piano vi è quello di interconnettere anche gli altri principali impianti di acquedotto al fine di un pù razionale uso della risorsa, di una omogeneità  di dotazione idrica nonché di una possibilità  di mutuo soccorso, che eviti l`interruzione del servizio, nel caso di particolari avvenimenti che mandino fuori servizio un impianto.
La predisposizione del programma degli interventi si è basato in buona parte su indicazioni fornite direttamente dai gestori e dai Comuni per quanto riguarda le nuove opere, mentre per gli interventi di ricostruzione-mantenimento delle attuali strutture si è operata una valutazione sulla base dei parametri tecnici rilevati nella ricognizione (anno di messa in opera, tecnologia dell`impianto, volumetria dei serbatoi, ...).
Per poter giungere ad una stima soddisfacente degli investimenti di ricostruzione si sono considerate le varie componenti impiantistiche secondo la loro tipologia prevalente e la durata media della vita delle stesse.
In questo modo è stato possibile procedere ad un`analitica stima del valore di ricostruzione delle opere. 
L`insieme dei dati così raccolti permette di evidenziare con sufficiente precisione, considerando che si tratta di elaborare uno strumento di pianificazione con validità  ventennale e che pertanto non è possibile andare a definire nel dettaglio i singoli interventi, l`ammontare degli investimenti necessari a mantenere gli attuali livelli di servizio, laddove soddisfacenti, nonché a migliorarli laddove i livelli di servizio risultino ad oggi carenti.

7.2.1 Interventi di mantenimento della capacità  produttiva degli impianti attuali

Per quanto riguarda lo stato di conservazione delle reti di adduzione e distribuzione, la ricognizione ha evidenziato situazioni di inefficienza legate alla vetustà  delle tubazioni.
A livello di Ambito il 59% delle tubazioni dell`Acquedotto del Monferrato, il 70% del Consorzio Acquedotto del Valtiglione ed il 53% dell`ASP presentano ad oggi un`età  maggiore di 30 anni o uno stato di conservazione insufficiente.
Rispetto al totale dei serbatoi censiti, il 13% dei serbatoi ASP presenta un anno di realizzazione antecedente al 1950 che sale al 90% nel caso dell`Acquedotto del Monferrato. 
Le opere di presa presentano età  medie variabili. Il 53% dei pozzi ASP presenta un anno di costruzione precedente al 1980; tale valore scende al 45% nel caso dei pozzi dell`Acquedotto del Monferrato.
La potabilizzazione della risorsa è legata alla presenza di pochi impianti di trattamento delle acque sotterranee (che rispecchia la concentrazione delle grosse fonti di approvvigionamento) con trattamenti essenzialmente di deferrizzazione e demanganizzazione. Tali impianti sono stati realizzati da pochi anni.
L`individuazione degli interventi sulle opere esistenti ha preso come base di riferimento prevalente la loro età  e il loro stato di conservazione; tale dato è stato poi confrontato con la loro durata funzionale prevista, secondo quanto indicato in Tabella 7.1.

Tabella 7.1 - Durata funzionale delle opere di acquedotto


Tipologia di opera

Durata media funzionale
[anni] (*)

Reti di acquedotto

50

Opere di presa (pozzi)

40

Serbatoi

70 - 50

Impianti di potabilizzazione (cloratori esclusi)

30

Impianti di disinfezione (cloratori)

10

Impianti di pompaggio

25

(*) La durata funzionale delle opere ha evidentemente un valore indicativo medio basato su di una manutenzione corretta delle opere.

La valutazione dei costi degli interventi è stata effettuata ricorrendo a curve di costo medie in funzione di parametri dimensionali caratteristici degli impianti.
Si tratta comunque di valutazioni che si ritiene abbiano valore complessivamente, nell`individuare il fabbisogno di investimenti per mantenere in efficienza gli impianti dell`ATO, ma non singolarmente nell`indicare il costo di rifacimento di un singolo impianto. Tali valutazioni dovranno necessariamente essere approfondite nei vari livelli di progettazione (preliminare, definitiva, esecutiva).
In particolare per quanto riguarda le reti di adduzione e distribuzione, è stato previsto di sostituire le tubazioni la cui età  funzionale risultava ad oggi maggiore di 30 anni (superamento dei 50 anni al termine del piano) o quelle con uno stato di conservazione insufficiente.
Per quanto riguarda i materiali, quelli utilizzati per le tubazioni sono molto vari: largamente diffuso l`utilizzo di acciaio e ghisa, mentre sono presenti in misura subordinata i materiali plastici. Il cemento-amianto è invece presente in buona percentuale, soprattutto in alcune realtà , come per esempio nel caso dell`Acquedotto del Monferrato.
Ad oggi le tubazioni in cemento-amianto non sono pù utilizzate ed è in atto una discussione sulla necessità  del loro controllo e sostituzione, che diventa obbligatoria solo nel caso in cui queste determinino alterazioni dei parametri qualitativi dell`acqua distribuita. 
Pertanto si prevede la sostituzione graduale (nei 20 anni del Piano) delle tubazioni di cemento amianto, partendo da quelle pù vetuste e/o malfunzionanti.  
Per quanto riguarda i costi unitari, è stata utilizzata una curva in funzione del diametro nominale, ottenuta mediando curve di costo di differenti materiali.
Nella stima dei costi sono state identificate condizioni di cantiere standard con normale accessibilità , normale incidenza per rallentamenti e costi dovuti a vicinanze di altri servizi, presenza di acqua, di manufatti o di roccia da demolire.  
Per i serbatoi è stata prevista una differenziazione di costo in funzione della loro volumetria tra i serbatoi in calcestruzzo del tipo pensile da quelli interrati o seminterrati.
La potabilizzazione è presente soprattutto con i seguenti due principali impianti: quello che tratta le acque dell`ASP e della Valtiglione e quello che tratta le acque dell`acquedotto della Piana.
La maggiore incidenza sui costi di ricostruzione-mantenimento è data dal mantenimento in perfetta efficienza di questi due principali impianti. Gli oneri di ricostruzione non incidono in quanto trattasi di impianti recenti. 
Per quanto riguarda i contatori sono stati considerati costi per la sostituzione di contatori esistenti, considerando il costo a lavoro finito, comprensivo cioè di materiali, manodopera, spese generali, ecc.
A causa della loro non lunga durata funzionale, è stata prevista la sostituzione dell`intero parco dei contatori esistente nell`arco dei 20 anni dello schema di piano. 
Per il costo del sistema di telecontrollo è stato considerato un costo medio a stazione in funzione anche del costo storico degli impianti attualmente esistenti.
Per le suddette tipologie di opere, al fine della quantificazione degli oneri di ricostruzione nel periodo di piano, si è operato il calcolo di un coefficiente di ricostruzione.
Tale coefficiente si è valutato in relazione alla percentuale di opere che superano la durata funzionale prevista e ad una percentuale di ricostruzione ipotizzata pari al 70% per le reti ed i serbatoi e pari all`80% per i pozzi e gli impianti.
Si è operata pertanto una riduzione, rispetto alla previsione di sostituire tutte le opere che superano la vita utile, in considerazione del fatto che operando una corretta gestione delle reti e degli impianti e facendo sugli stessi una adeguata manutenzione programmata (costi di mantenimento) non si ritiene che la totalità  delle opere, che superano la vita utile prevista, debba essere sostituita.
Pertanto nella fase di verifica sul corretto funzionamento delle singole reti ed impianti, il Gestore interverrà  progressivamente su opere che presentano uno stato di conservazione peggiore.
Inoltre, poiché nei nuovi interventi (programma nuove opere) sono previsti potenziamenti o in alcuni casi interventi alternativi-sostitutivi, non sarà  comunque necessario ricostruire tutte le opere ad oggi esistenti. 
Oltre ai costi di ricostruzione sopra evidenziati, sono stati valutati i costi di mantenimento degli standard degli impianti attuali attraverso interventi di manutenzione aventi natura incrementativa, considerando un costo annuo di manutenzione proporzionato alla tipologia ed al valore dell`opera.

7.2.2   Interventi per nuove opere

In questo paragrafo non sono stati inseriti gli interventi relativi alla ricostruzione e manutenzione delle opere segnalati dai Comuni o dai Gestori, in quanto già  considerati negli interventi di cui al paragrafo precedente. 

Di seguito si riportano gli interventi previsti:

Ricerca della risorsa idrica necessaria.
Tra gli obiettivi prioritari del Piano d`Ambito vi è senz`altro la ricerca della risorsa idrica necessaria a soddisfare le esigenze idropotabili presenti e future degli utenti dell`ATO. Tale risorsa è stata quantificata nel capitolo 4 in circa 455 l/s.
Gli interventi previsti dal Piano per reperire tale risorsa sono i seguenti:             
- interconnessione dell`impianto Acquedotto Monferrato con gli impianti (già  interconnessi) Asp e Valtiglione mediante la chiusura del secondo anello del Monferrato. Tale intervento consentirà  di addurre nella zona centro - sud dell`Ambito una portata valutata in circa 200 l/s;
-          interconnessione degli impianti della zona sud dell`Ambito (Canelli, Nizza M.to, Valtiglione) con gli impianti del vicino ATO 4 (interconnessione con impianto Alpi Cuneesi). Tale intervento consentirà  di addurre nella zona sud dell`Ambito una portata valutata in circa 50 l/s;
-          interconnessione con gli impianti dei vicini ATO 6 Alessandria (da campi pozzi Molinetto di Alessandria e Predosa) ed ATO 4 Cuneese (zona di Alba). Occorrerà  valutare se e quale dei due interventi sarà  necessario realizzare nel periodo di Piano al fine di soddisfare la domanda di risorsa idropotabile; 
-          realizzazione di nuovi pozzi al fine di razionalizzare i prelievi in Valle Maggiore di Cantarana nonché di reperire ulteriori risorse. Sulla base dei risultati dello studio Indagine sulla razionalizzazione dei prelievi di acque sotterranee nel settore occidentale della Provincia di Asti (località  Valle Maggiore) dell`Università  di Torino Dipartimento di scienze della Terra si prevede, come possibile, il reperimento di fonti alternative in 5 aree:
- Zona A (Val Traversola): quest`area, situata nel Comune di San Paolo Solbrito, è stata appositamente studiata con prospezioni di sismica ad alta definizione. Si registrano condizioni di artesianesimo della falda.
- Zona B (Capitolo): situata nei Comuni di Villafranca d`Asti, Dusino San Michele e Roatto, consiste nel fondovalle della bassa valle del Rio Capitolo. Si registrano condizioni di artesianesimo.
- Zona C (Val Triversa): in quest`area, situata nei Comuni di Villafranca d`Asti, Maretto e Roatto, si registrano per alcuni pozzi delle condizioni di artesianesimo pertanto è stata appositamente studiata mediante prospezioni di sismica ad alta definizione. Limitata a Sud per la presenza dell`autostrada A21, dalla quale è necessario porsi ad una debita distanza, si estende verso Nord comprendendo il fondovalle della bassa Valle Triversa. In quest`area è già  posto un pozzo della SAP ed è vicina alla Valle Maggiore.
- Zona D (Villafranca): quest`area, localizzata a SSE dell`abitato di Villafranca d`Asti, è caratterizzata da fenomeni di artesianesimo ed è la pù vicina alla Valle Maggiore.
- Zona E (Monale): situata a SW del concentrico di Monale, è l`area pù distante dalle attuali fonti di alimentazione degli acquedotti e si hanno condizioni di maggiore vulnerabilità  all`inquinamento (essendo posta al limite del confinamento della falda in pressione); è presente un pozzo non utilizzato sul quale sono state in precedenza eseguite prove di pompaggio che hanno fornito valori simili a quelli riscontrati in Valle Maggiore.
- Anche altre aree potrebbero essere potenzialmente idonee in linea largamente orientativa, come ad  esempio la Valle di Maretto, ma si hanno scarse informazioni a disposizione per poter effettuare ulteriori considerazioni in merito.

Con tali spostamenti potrebbe essere raggiunto il duplice obiettivo di ridurre l`aliquota di approvvigionamento dalla Valle Maggiore e di poter incrementare i prelievi complessivi rispetto agli attuali.

E` comunque opportuno che anche le aree, tra quelle indicate in precedenza, che non saranno prescelte a breve termine per un utilizzo della risorsa idrica sotterranea, siano tutelate da strumenti di pianificazione territoriale in quanto definibili come aree di riserva idropotabile.

Si ribadisce inoltre quanto in parte già  espresso precedentemente relativamente alla necessità  di sviluppare altri campi pozzi sul territorio dell`ATO in quanto l`interconnessione Monferrato-Asti-Valtiglione necessaria sia ad addurre una certa quantità  d`acqua (200 l/s) nella zona centro-sud dell`Ambito, sia a bilanciare il funzionamento dell`Acquedotto stesso del Monferrato attinge acqua dal campo pozzi di C.na Giarrea.
L`area di C.na Giarrea rappresenta senz`altro una fonte primaria di approvvigionamento idropotabile per l`Ambito Astigiano Monferrato ma anche per l`intero Piemonte.
La buona qualità  e la grande quantità  di acqua presente vanno salvaguardate con azioni che prendano in esame i potenziali rischi dell`area.
Pur in presenza di una situazione idrogeologica favorevole e promettente, non si può comunque trascurare la preoccupante contiguità , al campo pozzi, di insediamenti industriali quali SORIN, ENEA-EUREX e TEKSID, situati rispettivamente a monte ed a valle rispetto alla direzione di deflusso dei sistemi idrici sotterranei considerati.
Nessun inquinamento di origine industriale si è finora prodotto nell`area, ma esiste una situazione di indiscutibile rischio potenziale. In tale ottica, è auspicabile la creazione di un`area di protezione ad 1 anno come primo passo verso la preventiva salvaguardia del patrimonio idrico sotterraneo.

Per quanto evidenziato sopra non si ritiene, comunque, opportuno, in un quadro di pianificazione ventennale, basare la gran parte della risorsa idrica distribuita nell`ATO sul Campo Pozzi di Cascina Giarrea, ma occorre prevedere delle soluzioni alternative.

A tal fine si ritengono necessaria la rilocalizzazione di parte dei pozzi ad oggi presenti in Valle Maggiore di Cantarana.

Ulteriori interconnessioni che vengono tenute in considerazione sono quelle con gli Impianti dell`ATO 6 Alessandrino nonché con l` ATO 4 Cuneese.
Occorrerà  probabilmente nel periodo realizzare uno dei due interventi. Valutazioni pù approfondite dovranno essere oggetto di specifici studi.
La realizzazione di uno dei suddetti due interventi renderebbe pù sicuro il sistema anche in caso di eventi eccezionali e disastrosi (inondazioni, inquinamenti, etc..). Tali interventi non sono stati comunque economicamente quantificati ed inseriti nel programma.

Ridistribuzione dei prelievi nella Valle Maggiore interventi sull`attuale campo pozzi
Altra Priorità  del Piano d`Ambito, legata a quanto indicato in precedenza, è la ridistribuzione dei prelievi in Valle Maggiore di Cantarana.
Ipotizzando una progressiva riduzione degli emungimenti, conseguenti allo spostamento di parte delle captazioni, si può indicare una strategia che preveda:
- abbandono di pozzi molto vicini, progressivamente in relazione al loro stato di conservazione, onde evitare interferenze troppo marcate dei prelievi;
- dismissione preferenziale dei pozzi pù vecchi, pù superficiali e con maggiori problemi di venute di sabbia;
- ridistribuzione delle portate sui pozzi da conservare con disposizione pù idonea dal punto di vista idrogeologico onde evitare eccessive interferenze;
- rifacimento di pozzi obsoleti secondo una disposizione idrogeologica ottimale delle captazioni.

Estensione della copertura del servizio di acquedotto
Al fine di aumentare la copertura del servizio per i centri ed i nuclei con coperture inferiori al 99% come individuato negli obiettivi dello studio, si sono considerati, nell`arco dei 20 anni, tutti quegli interventi segnalati dai Comuni o dai Gestori finalizzati ad estendere il Servizio a zone o località  ad oggi non servite.

Trattamento delle fonti non potabilizzate.                     
E` stata prevista in questa sede l`estensione del trattamento di potabilizzazione dell`acqua prodotta alle nuove fonti di approvvigionamento così come rilevato dai progetti di intervento. Gli investimenti relativi alla potabilizzazione sono comunque minimi a causa di limitati interventi puntuali. Gli interventi pù significativi sono la realizzazione dell`impianto di deferrizzazione e demanganizzazione, potenzialità  di 20 l/s, per l`utilizzazione dei pozzi esistenti in Valmaggiore di Asti (da verificare in modo pù approfondito se necessario o se da dimettere a seguito di interconnessioni d`Ambito) nonché il raddoppio del Potabilizzatore dell`Acquedotto della Piana.

Capacità  di compenso dei serbatoi.
Dall`analisi delle esigenze di compenso degli impianti di acquedotto dell`Ambito è emersa una situazione abbastanza buona. La criticità  di rilievo è legata all`inadeguato compenso della rete alta dell`impianto della Città  di Asti (intervento in parte già  finanziato con un accordo di programma quadro Regione Piemonte e Ministero dell`economia e delle finanze).

Protezione di pozzi e sorgenti. 
Secondo il Decreto Legislativo n. 152/99 e s.m.i., per le captazioni deve essere prevista una zona di tutela assoluta, adeguatamente protetta ed adibita esclusivamente ad opere di presa e ad infrastrutture di servizio.
Sempre il D.Lgs. n. 152/99 individua come zona di rispetto quella porzione di territorio circostante la zona di tutela assoluta che deve essere sottoposta a vincoli e limitazioni d`uso tali da tutelare qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica trattata.  Si è pertanto previsto l`onere della realizzazione della zona di tutela assoluta, ove mancante, nonché dell`individuazione della zona di rispetto.

Installazione di nuovi contatori.
E` stata prevista l`installazione di 2.400 nuovi contatori per nuove utenze e per quelle realtà  che ne sono ancora sprovviste.

Sistema di monitoraggio.         
Si è prevista l`implementazione del sistema di telecontrollo, con progressiva estensione ad un numero sempre maggiore di punti. Per la determinazione del costo è stato ricavato un costo medio a stazione sulla base dei correnti costi di installazione e gestione.

Rilievo rete e realizzazione GIS Modellazione e ricerca perdite.
Si è previsto il rilievo puntuale sia della rete di acquedotto che di fognatura nonché la realizzazione di un sistema informativo territoriale che permetta di collegare e di rendere pù efficaci e funzionali le varie attività  del Gestore d`Ambito. Si è prevista inoltre la modellazione idraulica della rete in pressione.

7.2.3    Il totale degli interventi previsti nel settore acquedotto

In Tabella 7.2 vengono riportati gli interventi complessivi per le varie tipologie di opere.

Tabella 7.2 Interventi totali previsti nel periodo di pianificazione (20 anni)


Tipologia
di opera

Costi di
nuove opere
[milioni di Euro]

Costi di
Ricostruzione
[milioni di Euro]

Totale
investimenti
[milioni di Euro]

Pozzi

2,039

1,477

3,516

Serbatoi

10,726

17,822

28,548

Condotte (adduzione + distribuzione)

42,050

110,097

152,147

Impianti di potabilizzazione

0,703

0,800

1,503

Impianti di sollevamento

3,027

4,799

7,826

Impianti generici

2,532

-

2,532

Contatori Aree di salvaguardia

1,979

9,145

11,124

Totale acquedotto

63,056

144,140

207,196

Fonte: nostre elaborazioni dati Comuni e Gestori

Il dettaglio degli interventi è riportato nel documento Programma degli interventi.

7.3  Il Piano degli interventi nel settore fognario e depurativo

Analogamente a quanto operato per il settore acquedotto, anche per la fognatura e depurazione, sulla base dello stato degli impianti rilevato nella fase di ricognizione, si è ipotizzato un piano di interventi volto al raggiungimento ed al mantenimento degli standard di servizio attraverso il raggiungimento degli obiettivi previsti nel precedente capitolo 6.

7.3.1    Interventi di mantenimento della capacità  produttiva degli impianti attuali

Le strutture impiantistiche censite presentano caratteristiche molto differenziate che comportano disomogenee esigenze di intervento e quindi di investimento.
In particolare il comparto depurativo si caratterizza dalla presenza di molti impianti di piccole dimensioni e fosse Imhoff dispersi sul territorio.
Per quanto riguarda l`età  delle reti fognarie, la ricognizione ha evidenziato reti sostanzialmente nuove per la gran parte dei Comuni se si eccettuano i pochi casi dei centri maggiori (soprattutto per i concentrici).
Anche gli impianti di depurazione risultano essere piuttosto recenti e lo stesso può essere detto delle fosse Imhoff.
L`individuazione degli interventi sulle opere esistenti ha preso come base di riferimento prevalente la loro età  e il loro stato di conservazione; tale dato è stato poi confrontato con la loro durata funzionale prevista, secondo quanto indicato in Tabella 7.3.

Tabella 7.3 - Durata funzionale delle opere di fognatura e depurazione

Tipologia di opera

Durata media funzionale [anni] (*)

Reti di fognatura

60

Impianti di sollevamento

25

Fosse imhoff

35

Impianti di depurazione

30

(*) La durata funzionale delle opere ha evidentemente un valore indicativo medio basato su di una manutenzione corretta delle opere.

Per quanto riguarda le reti di fognatura si prevede, nell`ipotesi di pianificazione ventennale, di sostituire la maggior parte delle tubazioni la cui età  attuale risulta maggiore di 40 anni o quelle con uno stato di conservazione insufficiente, indipendentemente dall`età  della messa in opera.
La metodologia utilizzata per la valutazione dei costi di ricostruzione e mantenimento è analoga a quanto visto per il comparto acquedotto.
Nelle Tabelle del Programma degli interventi si riportano le valutazioni dei costi di ricostruzione e mantenimento degli impianti attuali.

7.3.2    Interventi per il raggiungimento degli standard nuove opere

  1. Estensione della copertura del servizio di fognatura e depurazione
    Al fine di garantire una adeguata copertura dei servizi si è previsto, nei 20 anni di pianificazione, la realizzazione di oltre 300 Km di rete di fognaria che consentiranno di aumentare la copertura dall`attuale 80% al 90% della popolazione residente dell`intero Ambito alla fine del periodo nonché la razionalizzazione del sistema.
  2. Realizzazione nuovi impianti di sollevamento reflui
    Gli interventi previsti sugli impianti di sollevamento reflui riguardano il progetto di realizzazione di due impianti idrovori fissi in grado di sollevare le portate miste delle fognature comunali di Asti in condizione di piena del fiume Tanaro, condizioni che non consentono lo scarico diretto. Il progetto prevede anche la realizzazione di 3 postazioni mobili ed una fissa di sollevamento in aderenza ai principali scolmatori di piena della rete fognaria per garantire lo scarico delle portate pluviali eccedenti i valori di dimensionamento anche nei periodi di piena dei fiumi Tanaro e Borbore.
  3. Aumento della capacità  di depurazione
    Tali interventi (in parte già  finanziati con accordo di programma Regione-Ministero) prevedono l`aumento della capacità  depurativa degli impianti di Asti, S. Stefano Belbo, Nizza Monferrato e S. Damiano e la realizzazione di una serie di piccoli impianti (secondo le tipologie individuate nel Piano Stralcio) per la copertura del servizio secondo quanto stabilito dagli obiettivi di piano e dalla normativa di settore.Per quanto riguarda gli scarichi non depurati, laddove per motivi tecnico-economici non sia possibile prevedere il collettamento dei reflui a depuratori centralizzati, si prevede la realizzazione delle seguenti quattro tipologie costruttive:
    ·    Imhoff seguita da percolazione nel terreno mediante sub-irrigazione con drenaggio (per potenzialità  sino a 50 A.E.);
    ·    Imhoff seguita da fitodepurazione sub superficiale (per impianti sino a 250 A.E.) (da verificare il possibile utilizzo per impianti maggiori, in relazione alle disponibilità  di aree per realizzare tali impianti);
    ·    Imhoff seguita da percolatore e da sedimantore finale (per impianti sino a 1000 A.E.);
    ·    Impianti a fanghi attivi (per gli impianti di maggiori dimensioni).
    In particolare si prevede la realizzazione di un nuovo depuratore (1500 2000 A.E.) nei Comuni di Buttigliera, Felizzano ed Ozzano.

Per maggiori indicazioni su tali tipologie costruttive e sui relativi costi di costruzione si fa riferimento alle indicazioni contenute nel Programma di interventi urgenti per l`adempimento degli obblighi in materia di fognatura, collettamento e depurazione artt. 27, 31 e 32 del D.Lgs. 152/99 approvato dall`Autorità  d`Ambito con Deliberazione n. 14 del 28-3-2001 in attuazione dell`art. 141, comma 4 della legge 388/2000.

7.3.3    Il totale degli interventi previsti nel settore fognatura e depurazione

In Tabella 7.4 vengono riportati gli interventi complessivi per le varie tipologie di opere.

Tabella 7.4 Interventi totali previsti nel periodo di pianificazione (20 anni)

Tipologia
di opera

Costi di
nuove opere
[milioni di
Euro]

Costi di
Ricostruzione
[milioni di Euro]

Totale
investimenti
[milioni di Euro]

Rete fognaria

80,838

37,354

118,192

Sollevamenti

10,266

0,505

10,771

Totale fognatura

91,104

37,859

128,963

 

 

 

 

Impianti di depurazione

31,202

28,974

60,176

Totale depurazione

31,202

28,974

60,176

TOTALE ATO N. 5

122,306

66,833

189,139

Fonte: nostre elaborazioni dati Comuni e Gestori

Il dettaglio degli interventi è riportato nell`elaborato Programma degli interventi.

7.4 Il riepilogo degli interventi previsti

7.4.1 Il servizio di acquedotto

Gli interventi descritti nel paragrafo precedente, ed in particolare nell`elaborato Programma degli interventi, comporteranno una significativa ottimizzazione nella gestione degli impianti con conseguente riduzione dei valori delle perdite e quindi di risparmio di risorsa.
Gli effetti degli interventi previsti sulla dotazione impiantistica determineranno, al termine del Piano, le seguenti variazioni:

7.4.2 I servizi di fognatura e depurazione

Per quanto riguarda i servizi di fognatura e depurazione l`attuazione del Piano comporterà :

Si può senz`altro evidenziare che gli interventi previsti consentiranno il raggiungimento dei livelli di servizio individuati in precedenza.
Occorre, inoltre, puntualizzare che il programma degli interventi è stata sviluppato considerando l`ATO nella sua interezza, ovvero comprendendo le necessità  di tutti i comuni, compresi quelli delle gestioni in concessione.

Nella tabella 7.5 si riporta il riepilogo degli interventi previsti.

Tabella 7.5 Interventi totali previsti nel periodo di piano

Settore di intervento

Costi di nuove opere
[ml di Euro]

Costi di Ricostruzione
[ml di Euro]

Totale
investimenti
[ml di Euro]

ACQUEDOTTO

63,056

144,140

207,196

FOGNATURA

91,104

37,859

128,963

DEPURAZIONE

31,202

28,974

60,176

TELECONTROLLO - INFORMATIZZAZIONE

9,20

4,500

13,746

TOTALE ATO N. 5

194,562

215,519

410,081

Fonte: nostre elaborazioni dati Comuni e Gestori

Figura 7.1 Ripartizione degli investimenti per i vari comparti

Immagine che visualizza la ripartizione degli investimenti per i vari comparti

La situazione infrastrutturale dell`ambito richiede un fabbisogno di interventi sicuramente consistente che comporterebbe un costo procapite di circa 1.600 euro ad abitante.
Le motivazioni, peraltro già  evidenziate nei capitoli precedenti, sono molteplici.
Un aspetto generale è legato alla conformazione del territorio ed alla distribuzione della popolazione sullo stesso. Questo fatto comporta ovviamente una dotazione infrastrutturale, da mantenere adeguare e  migliorare, che porta a lunghezze procapite di molto superiori ai valori medi degli altri Ambiti (acquedotto: 17 km/ab per ATO 5 - 7.2 km/ab media altri ATO; fognatura 6 km/ab ATO 5 4.6 km/ab media altri ATO).
In particolare, nel settore fognatura e depurazione vi è la necessità  sia di un adeguamento delle infrastrutture esistenti alle nuove disposizioni legislative sia di una razionalizzazione del sistema che porti ad una riduzione dei tantissimi punti di scarico e piccoli depuratori ad oggi esistenti mediante la realizzazione di collettori vallivi e depuratori centralizzati.
Nel comparto acquedottistico l`elevatissima dotazione infrastrutturale caratterizzata, come già  detto, da valori pro capite delle reti molto elevati (lo stesso dicasi per il numero dei serbatoi), uniti alla vetustà  delle opere, determina costi di ricostruzione e manutenzione piuttosto alti che incidono in maniera preponderante sul programma degli interventi.

7.5 Priorità  di intervento

Il presente piano individua gli interventi da realizzarsi, nei settori di acquedotto fognatura e depurazione, in un`ottica temporale di lungo termine, tipico delle grandi programmazioni nel settore dei servizi idrici.
Si ritiene però opportuno evidenziare delle priorità  di intervento frutto dell`analisi delle criticità  esistenti.
Si è valutato di indicare come priorità  delle tipologie e classi di intervento, e non delle singole opere, demandando tale puntuale definizione ad una programmazione di breve termine (annuale-triennale) che, sulla base delle indicazioni generali contenute nel presente Piano, dovrà  essere progressivamente concordata tra il Gestore d`Ambito e l`Autorità  d`Ambito.

Le priorità  di intervento nel settore acquedotto sono le seguenti

Le priorità  di intervento nel settore fognatura e depurazione sono le seguenti:

In particolare, per il settore fognatura e depurazione, le priorità  di intervento sono già  state esplicitate nel PIANO STRALCIO (redatto in applicazione dell`articolo 141, comma 4, della legge 22 dicembre 2000) approvato dalla Conferenza dell`Autorità  con Deliberazione n. 14 del 28 marzo 2001.

8  IPOTESI GESTIONALE

Obiettivo principale del presente capitolo è quello di  formulare una stima, da utilizzare al fine di definire la tariffa, dei costi operativi nei 20 anni considerati, ipotizzando i miglioramenti di efficacia ed efficienza possibili. Le valutazioni in merito ai livelli occupazionali, alle qualifiche del personale, ecc. devono essere considerate orientative.
L`Autorità  d`Ambito, in ragione delle finalità  enunciate dall`art. 7, punto 5 della L.R. 20.01.1997 n.13, che costituisce direttiva indipendentemente dal mutato quadro normativo sull`affidamento della gestione del servizio, intende promuovere iniziative finalizzate alla graduale integrazione dei soggetti.
A tal fine, gli attuali Gestori, potranno assumere autonome iniziative finalizzate al superamento, anche graduale, dell`attuale frammentazione gestionale. Tale condizione è indispensabile per conseguire un assetto gestionale moderno e per assicurare la fornitura del bene acqua in quantità  e qualità  adeguati allo sviluppo crescente della qualità  della vita.
L`obiettivo primario che l`Autorità  d`Ambito dovrà  comunque richiedere alla gestione sarà  quello di garantire il raggiungimento dei livelli di qualità  del servizio pù significativi fissati nel Piano abbreviando quanto pù possibile il periodo di transizione.

8.1   Principi

L`organizzazione della gestione dovrà  essere fissata sulla base dei seguenti principi fondamentali:

8.2   Obiettivi

L`Organizzazione preposta dovrà  garantire una gestione che applichi costantemente il complesso delle disposizioni di legge in materia ed il raggiungimento dei livelli qualitativi del servizio nei tempi fissati.
Pertanto, entro il termine stabilito dall`Autorità  d`Ambito, la gestione dovrà  garantire il raggiungimento degli obiettivi del Piano.
Gli obiettivi dovranno essere perseguiti e raggiunti dando attuazione al Piano degli interventi al fine di garantire un impiego efficiente degli impianti esistenti, introducendo anche tecnologie innovative, già  sperimentate.

8.3   Dimensione della gestione

Per quanto riguarda i criteri adottati per il dimensionamento della gestione, nonché per la valutazione dei costi annuali per le operazioni di normale conduzione di tutte le attività , comprensive dei costi del personale, dei costi dei materiali di consumo e dell`energia elettrica, necessarie per esercire tutte le opere si rimanda allo Studio propedeutico Ismes & C..
In relazione al personale, l`art. 12, comma 3, della L. 36/94 disciplina le modalità  per il trasferimento al Gestore del servizio idrico integrato del personale già  adibito ai servizi idrici appartenente ad amministrazioni comunali, Consorzi, Aziende speciali e di altri Enti pubblici.
In Tabella 8.1 viene riportato il prospetto riepilogativo dei dipendenti in servizio presso gli attuali principali gestori dell`A.T.O., come da Studio propedeutico, a cui vanno sommate alcune unità  relative alle gestioni in economia.

Tabella 8.1 Pianta organica dei principali gestori dell`ATO

Società 

Dirigenti

Quadri

Impiegati

Operai

Totale

ASP

1

1

8

33

43

Acq. Monferrato

1

1

32

45

79

Cons. Valtiglione

1

-

9

15

25

Acq. Della Piana

-

-

1

4

5

Tot.

3

2

50

97

152

La pianta organica ipotizzata per la gestione a livello d`Ambito può essere di seguito riassunta:

Tabella 8.2 Pianta organica del Gestore

 

Dirigenti

Quadri

Impiegati

Operai

Totale

 

3

11

45

100

159

8.4  Attività  di gestione

Di seguito si vuole sottolineare invece la necessità  di attuare una gestione aziendale moderna che, oltre ad essere efficiente, efficace ed economica, sia soprattutto trasparente nei confronti degli utenti e dell`azione di controllo dell`Autorità  d`Ambito.
Ovvero, si sottolinea l`importanza che la nuova gestione si doti, nel pù breve tempo possibile, di un moderno ed adeguato Sistema Informativo integrato con un sistema di telecontrollo degli impianti e delle reti diffuso. Una postazione del Sistema Informativo dovrà  essere ubicata presso gli Uffici dell`Autorità  d`Ambito al fine dell`espletamento dell`attività  di controllo on-line.
Il Sistema Informativo costituisce il tessuto nervoso di tutti i servizi forniti all`utenza e lo strumento per attuare una moderna gestione sia dal punto di vista della pianificazione e gestione delle attività  di realizzazione e  manutenzione  degli impianti, sia dal punto di vista della  gestione ed ottimizzazione delle risorse umane e materiali.
La gestione integrata dovrà  essere orientata verso il cliente e, pertanto, è importante che i supporti informativi permettano di realizzare una presenza capillare sul territorio di punti di accesso Utente - Azienda (sportelli) e prolungare nel tempo, oltre ai normali orari di ufficio, la disponibilità  del contatto diretto o indiretto con l`utente per lo svolgimento di tutte le operazioni inerenti il rapporto contrattuale.

8.5  Benefici indotti dalla gestione

La realizzazione di una gestione di tipo industriale del servizio idrico integrato, mediante l`impiego di sistemi gestionali fondati su metodi innovativi e tecnologie avanzate, potrà  indurre ulteriori benefici al territorio, alle amministrazioni ed agli abitanti dell`ATO n.5.
Tali benefici potranno, tra l`altro, riguardare i settori di seguito indicati.

8.5.1    Risparmio energetico

Le diverse forme di intervento possibili in questo settore comprendono:

8.5.2  Sistema Informativo Territoriale

Il Sistema Informativo può gestire una banca dati territoriale che genera un SIT nel quale sono organizzate le reti e gli impianti del S. I. I.. Il vantaggio indotto è che il Sistema Informativo Territoriale è uno strumento che sarà  a disposizione anche per le esigenze degli enti pubblici e dei gestori locali di servizi a rete. Infatti il sistema può essere concepito per essere semplice, chiaro, dedicato a funzionalità  essenziali ma ampliabile in base alle future esigenze del gestore e di altri operatori.

8.5.3  Possibili attività  complementari

Al di fuori della gestione del servizio idrico propriamente detto, potranno essere svolte alcune attività  ad esso collegate che ben si integrano nella struttura generale senza stravolgerne l`essenza né richiedere l`intervento di professionalità  peculiari difficilmente reperibili.
Le possibili attività  indotte potrebbero in particolare riguardare il trattamento in conto terzi di liquami da insediamenti non allacciati alla fognatura e di liquami provenienti da attività  produttive, la gestione post-contatore.

Queste attività  consentiranno di raggiungere molteplici scopi:

8.5.4  Piano di Comunicazione

Definisce la strategia della comunicazione che dovrà  essere adottata in modo che i cittadini-clienti-utenti possano rivolgersi alla gestione per avere informazioni e servizi, o per fornire a loro volta informazioni e suggerimenti.
Tenere costantemente informati i cittadini permetterà  di evitare, o quanto meno ridurre, quelle forme di conflittualità  che potrebbero nascere a causa dell`aumento della tariffa e dei disagi recati dai lavori. Il piano di comunicazione si propone di prevenire o attenuare queste forme di conflittualità , favorendo la percezione dei vantaggi insiti nel nuovo sistema.

8.5.5  Controllo qualità 

La qualità  dell`acqua e dell`Ambiente è uno degli obiettivi primari del Piano.
La gestione dovrà  pertanto essere dotata di una struttura dedicata al controllo della qualità  organolettica dell`acqua nonché dei reflui depurati, in base ad un piano di prelievi e misure.
Questo Piano dovrà  essere impostato nel pieno rispetto del D.P.R. 236/88, del D.Lgs. 31/2001 nonchè del D.Lgs. 152/99 e s.m.i. e l`A..T.O., o altri enti istituzionali competenti, potranno integrare il Piano presentato dalla gestione, in particolare per quanto riguarda l`ubicazione di punti di prelievo e la loro frequenza.

9   ARTICOLAZIONE DEL PIANO ECONOMICO FINANZIARIO E SVILUPPO TARIFFARIO

Nel presente capitolo si riportano i risultati delle elaborazioni, tecniche ed economiche, che sono state fatte al fine di valutare, nell`orizzonte temporale dei venti anni di operatività  del gestore del servizio idrico integrato, la variazione tariffaria che si rende necessaria per l`esecuzione del programma degli interventi necessario per portare i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione ai livelli di efficacia e di efficienza individuati dal Piano.
I parametri analizzati in quanto direttamente incidenti sulla tariffa sono i seguenti:

Tali parametri permettono l`individuazione della tariffa reale media, che incorpora il miglioramento di efficienza nei costi operativi imposto dal Metodo normalizzato di cui al D.M. LL.PP. 1/8/96.
Con riferimento al Metodo normalizzato, si ricorda che la metodologia tariffaria elaborata dal Ministero dei Lavori Pubblici in base a quanto disciplinato dalla L. 36/94 prevede l`applicazione al settore idrico italiano del sistema tariffario definito del price-cap (limite di prezzo).
Tale sistema si basa sul principio che l`incremento tariffario annuale debba essere effettuato sulla base di un piano di investimenti finalizzato all`incremento degli standard qualitativi e quantitativi del servizio e al recupero di efficienza da parte del gestore stesso. Pertanto l`aumento massimo delle tariffe viene commisurato, oltre che al tasso di inflazione, anche ad un parametro (k) definito dal Metodo normalizzato.
Cioè la tariffa all`anno n (Tn) non può aumentare pù della tariffa dell`anno precedente (Tn-1) moltiplicata per un valore che tiene conto del tasso annuale di inflazione programmata e del parametro k sopra ricordato.
Tn = Tn-1 * (1+p+k)
dove p è il tasso annuale di inflazione programmata e k è il parametro sopra ricordato.
Con l`applicazione del Metodo normalizzato la tariffa del primo anno, che verrà  praticata dal gestore, è funzione degli investimenti realizzati, degli ammortamenti a questi relativi e dei costi operativi effettivamente sostenuti, ma è vincolata dalla tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti alla creazione del gestore d`ambito, poiché anche alla tariffa del primo anno si applica il tetto del k massimo stabilito dal Metodo.
Sulla base del piano degli investimenti previsto per l`ambito, della situazione esistente riguardo alle principali grandezze che influenzano la gestione del servizio integrato (quali il volume erogato, la lunghezza delle reti, gli abitanti serviti, la tipologia di impianti di potabilizzazione e di depurazione, etc. ) nonché di una remunerazione del capitale investito, l`Autorità  di ambito è in grado di calcolare la tariffa reale media.
Nell`elaborazione di tale tariffa occorre anche tener presente che, per quanto riguarda la componente tariffaria dei costi operativi, occorre paragonare i costi che si prevede di inserire in tariffa con i costi operativi di riferimento previsti dal Metodo.
La componente dei costi operativi di riferimento consente all`Autorità  di ambito di verificare, sulla base del piano degli investimenti, la congruità  dei costi operativi, che potremmo definire di progetto, da includere nella tariffa di ambito e del livello di efficienza del gestore unico.
I costi di progetto possono confluire automaticamente in tariffa solo nel caso in cui non superino quelli di riferimento, eventualmente incrementati del 30%. Anche in questo caso, tuttavia, è richiesto al gestore un continuo miglioramento nel tempo dei costi operativi e quindi del suo livello di efficienza.
Le altre componenti tariffarie, gli ammortamenti e la remunerazione del capitale investito, risultano direttamente dipendenti dal piano degli investimenti nel rispetto del tetto massimo di incremento tariffario rappresentato dal k.
Con riguardo a questo fattore di incremento, il k del primo esercizio è quel parametro che consente, al netto dell`inflazione, di passare dalla tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti alla tariffa media di ambito del primo esercizio.
La nuova tariffa dovrà  consentire al gestore di coprire i costi operativi del servizio, di realizzare il piano degli investimenti e di ottenere una normale remunerazione del capitale investito.
All`inizio del periodo di regolazione, il modello del price-cap prevede che venga decisa dall`Autorità  d`Ambito la successione temporale dei fattori k per un arco di anni sufficientemente lungo, prevedendo tuttavia la possibilità  di rivedere il piano degli investimenti e i relativi k con cadenza triennale.
Nei paragrafi successivi si riportano le modalità  di calcolo dello sviluppo tariffario, illustrando le ipotesi assunte alla base della variazione della tariffa reale media nell`arco temporale preso in considerazione dall`analisi (20 anni).

9.1   Programma degli interventi e piano degli investimenti previsti in tariffa

Per ciò che concerne l`individuazione degli interventi si rimanda al Capitolo 7 ed all`apposito documento.
Nella tabella successiva si riporta il riepilogo degli importi relativi al programma degli interventi previsti per i 20 anni considerati.
L`ammontare complessivo degli interventi da realizzare nell`arco temporale preso in considerazione risulta pari a 410,081 milioni di Euro e si riferisce agli investimenti previsti per nuove opere, ristrutturazioni e sostituzioni.

Tabella 9.1 Interventi totali previsti nel periodo di piano


Settore di intervento

Costi di
nuove opere
[ml di Euro]

Costi di
Ricostruzione
[ml di Euro]

Totale
investimenti
[ml di Euro]

ACQUEDOTTO

63,056

144,140

207,196

FOGNATURA

91,104

37,859

128,963

DEPURAZIONE

31,202

28,974

60,176

TELECONTROLLO - INFORMATIZZAZIONE

9,20

4,500

13,746

TOTALE ATO N. 5

194,562

215,519

410,081

Fonte: nostre elaborazioni dati Comuni e Gestori

Considerato l`elevato importo del programma degli interventi si ritiene necessario un intervento pubblico che contribuisca a ridurre l`ammontare degli investimenti che saranno coperti dalla tariffa d`Ambito.
Si ritiene necessario che tale contributo raggiunga almeno un valore del 35% al fine di evitare tariffare socialmente insostenibili.
Si riporta pertanto nella tabella seguente una possibile ripartizione degli investimenti previsti dal programma degli interventi tra investimenti ricadenti in tariffa ed investimenti sostenuti da contribuzione pubblica.

Tabella 9.2 Investimenti in Tariffa


TOTALE INVESTIMENTI NECESSARI
(milioni di Euro)

CONTRIBUTO PUBBLICO (milioni di Euro)

INVESTIMENTI IN TARIFFA
(milioni di Euro)

Costo tot procapite in tariffa
 (Euro/ab)

410

35 %

144

65%

267

1.041

Tale scelta appare necessaria anche in considerazione della particolare situazione in cui si trova l`Ambito Astigiano Monferrato che presenta necessità  infrastrutturali elevate, che derivano, come già  visto, da un`elevata distribuzione della popolazione sul territorio, da una rilevante percentuale di opere che hanno superato la loro vita utile, dalla storica carenza di risorsa interna al territorio dell`ATO che costringe ad impianti acquedottistici di rilevante estensione, a fronte di un livello tariffario già  elevato.
Si ritiene che parte degli interventi segnalati dai comuni debbano essere coperti (in tutto o in parte) con proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione e quindi non ricadano sulla tariffa d`Ambito.
La copertura degli investimenti del 35% da parte di contributi pubblici, anche in considerazione di prevedibili accordi di programma Stato Regione o finanziamenti Comunitari, è legata in particolar modo alle disposizioni del D. Lgs. 152/99 e s.m.i. e/o altre leggi in merito alla tutela ambientale.
Inoltre la Regione Piemonte ha proceduto all`istituzione del Fondo integrativo per il cofinanziamento delle infrastrutture idriche e degli interventi per la valorizzazione e il risparmio del patrimonio idrico. In tal modo la Regione definirà , congiuntamente alle Autorità  d`Ambito, programmi di intervento da realizzare in parte con risorse derivanti da rientri tariffari ed in parte con il sostegno finanziario regionale. A norma dell`articolo 14 della l.r. 13/1997, tale fondo è alimentato dal cinquanta per cento dell`ammontare dei proventi derivanti dall`addizionale regionale sui canoni per le utenze di acqua pubblica prevista dalla legge Galli, dalle altre disponibilità  del bilancio regionale e dai finanziamenti statali e comunitari.

Nelle successiva tabella 9.3 si riportano, invece, gli investimenti che dovranno essere realizzati in ciascun anno, il totale complessivo degli investimenti, nonché gli ammortamenti effettuati, calcolati impiegando un`aliquota del 6% quale valore medio tra le aliquote specifiche per ciascuna tipologia di opere.
La determinazione del totale degli ammortamenti annui si rende necessaria al fine di individuare l`importo che confluirà  nella tariffa di ciascun anno.
Con il processo di ammortamento, infatti, il costo dell`investimento sostenuto viene contabilmente ripartito su un numero di annualità  pari alla vita utile stimata del bene ed è proprio tramite la quota annua di ammortamento che il gestore potrà  recuperare progressivamente in tariffa l`investimento effettuato.
L`ultima riga della tabella riporta il valore del capitale investito netto risultante alla fine di ogni anno. Tale importo, che rappresenta il valore contabile netto degli investimenti, indica il totale cumulato degli investimenti realizzati fino a quella annualità  al netto del totale cumulato degli ammortamenti effettuati ed è finalizzato esclusivamente a consentire il calcolo della remunerazione del capitale investito che dovrà  confluire in tariffa, secondo quanto prescritto dal Metodo normalizzato.

Tabella 9.3 Piano degli investimenti anni 1-10
milioni di Euro

Immagine che visualizza lil Piano degli investimenti anni 1-10

Tabella 9.3 (segue) Piano degli investimenti anni 11-20
milioni di Euro

Immagine che visualizza lil Piano degli investimenti anni 11-20

Fonte: nostre elaborazioni

La distribuzione temporale degli investimenti è stata determinata sulla base di una progressione non lineare al fine di definire una tariffa con crescita graduale nel rispetto del limite di prezzo k.
Si è cercato di realizzare un buon numero di investimenti nei primi dieci anni di piano, consentendo contemporaneamente al gestore un impegno relativamente meno gravoso soprattutto nel primo anno di gestione in cui il Gestore d`Ambito dovrà  organizzare la propria struttura.
La figura successiva (9.1) mostra appunto la distribuzione annua degli investimenti.
L`andamento degli investimenti nel tempo è frutto di una graduale crescita tariffa nonché della necessità  di realizzare un buon numero di investimenti nei primi anni della gestione, al fine di adeguare la dotazione infrastrutturale ai livelli minimi di servizio da garantire all`utenza e per conseguire gli standard qualitativi e quantitativi previsti dal Piano.
Al fine di raggiungere e mantenere tali obiettivi, di qualità  del servizio ed ambientale, il livello degli investimenti permane elevato anche negli anni successivi.

Figura 9.1 - Distribuzione temporale degli investimenti

Immagine che visualizza la Distribuzione temporale degli investimenti nei 20 anni

Fonte: nostre elaborazioni

9.2 Il Piano economico-finanziario

9.2.1 Trattamento degli ammortamenti

Gli ammortamenti di ciascun anno sono stati calcolati sommando a quelli in corso, che si riferiscono al capitale già  investito, gli ammortamenti sui nuovi investimenti.
Al fine della valutazione di una aliquota media di ammortamento si è proceduto a suddividere gli investimenti in categorie omogenee rispetto alla normativa sulle aliquote fiscali di ammortamento. Le voci di investimento, e le relative aliquote di ammortamento, sono riportate nella tabella seguente.

Tabella 9.4 Le aliquote di ammortamento

 

Aliquote

Opere idrauliche fisse

2,5%

Condutture

5%

Serbatoi

4%

Impianti di filtrazione

8%

Impianti di sollevamento

12%

Impianti di depurazione acque reflue

8%

Impianti generici

3,5%

Apparecchi di misura e telecontrollo

10%

In funzione delle suddette aliquote e del programma degli investimenti si è operato il calcolo di una aliquota di ammortamento media valutata nel 6%.
Nella Tabella di pagina seguente si riporta il Piano degli ammortamenti derivante dalla programmazione degli investimenti descritta.

Tabella 9.5 Piano degli Ammortamento degli investimenti

PIANO DI AMMORTAMENTO

Anni

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

 

4,000

12,000

14,000

15,000

16,000

15,000

15,000

15,000

16,000

18,000

13,000

10,000

11,000

16,000

8,000

11,000

11,000

13,000

17,000

17,000

20

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1,020

19

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1,020

1,020

18

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,780

0,780

0,780

17

 

VALORI IN MILIONI DI EURO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,660

0,660

0,660

0,660

16

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,660

0,660

0,660

0,660

0,660

15

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,480

0,480

0,480

0,480

0,480

0,480

14

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

13

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,660

0,660

0,660

0,660

0,660

0,660

0,660

0,660

12

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,600

0,600

0,600

0,600

0,600

0,600

0,600

0,600

0,600

11

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,780

0,780

0,780

0,780

0,780

0,780

0,780

0,780

0,780

0,780

10

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1,080

1,080

1,080

1,080

1,080

1,080

1,080

1,080

1,080

1,080

1,080

9

 

 

 

 

 

 

 

 

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

8

 

 

 

 

 

 

 

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

7

 

 

 

 

 

 

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

6

 

 

 

 

 

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

5

 

 

 

 

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

0,960

4

 

 

 

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,900

0,600

3

 

 

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,840

0,560

0,000

2

 

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,720

0,480

0,000

0,000

1

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,240

0,160

0,000

0,000

0,000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

0,240

0,960

1,800

2,700

3,660

4,560

5,460

6,360

7,320

8,400

9,180

9,780

10,440

11,400

11,880

12,540

13,120

13,500

13,760

13,920

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

S ammortamenti

1,200

3,000

5,700

9,360

13,920

19,380

25,740

33,060

41,460

50,640

60,420

70,860

82,260

94,140

106,680

119,800

133,300

147,060

160,980

Fonte: nostre elaborazioni

9.2.2 Trattamento dell`inflazione

Lo sviluppo del piano di investimenti copre un arco di tempo di 20 anni. In tale orizzonte temporale, si è ritenuto opportuno non tener conto della dinamica inflazionistica sia nel trattamento delle grandezze monetarie distribuite nel tempo sia nel calcolo della tariffa secondo il metodo del price cap (limite di prezzo), anche in ragione del fatto che tale metodo tariffario prevede la determinazione dell`incremento tariffario al netto dell`inflazione programmata, che viene aggiunta successivamente.

9.2.3 La tariffa media ponderata delle gestioni preesistenti.

La tariffa media ponderata delle gestioni esistenti è stata calcolata rapportando i ricavi delle gestioni attuali ai volumi di acqua fatturata.
Tale valutazione è stata ripresa secondo le elaborazioni operate nello studio propedeutico dalla Società  AREA.
Questo calcolo, che deve essere effettuato tenendo conto dei ricavi di tutti e tre i servizi, ha risentito in parte dei vuoti informativi legati alla mancata disponibilità  per alcuni comuni dei dati necessari. Per questa ragione, nella determinazione della tariffa delle gestioni preesistenti, si è proceduto metodologicamente in modo da colmare l`incompletezza delle informazioni, limitando dunque il rischio di sottostima della tariffa media ponderata.
Per quanto riguarda il servizio di acquedotto, si è fatto riferimento ai ricavi da vendita di acqua all`utenza dichiarati dai gestori principali [Acquedotto del Monferrato, Acquedotto Consorziale della Piana, Asp, Consorzio Comuni Acquedotto del Valtiglione] che rappresentano in termini di popolazione residente, l`80% del totale dell`Ambito.
I ricavi così ottenuti sono stati estesi proporzionalmente ai volumi fatturati delle gestioni mancanti.
Per quanto riguarda il servizio di fognatura e depurazione si è fatto riferimento al totale delle entrate da canone dichiarate dai comuni nell`ambito della ricognizione integrativa effettuata.
Anche in questo caso i dati a disposizione non rappresentato il totale del servizio effettuato: i comuni, infatti, che hanno compilato la scheda informativa, indicando l`importo delle entrate, rappresentano in termini di popolazione residente, il 72% del totale dell`Ambito. Per la stima dunque del totale delle entrate dei due servizi si è pertanto provveduto ad applicare al totale della popolazione servita lo stesso ricavo medio calcolato sulla base dei dati dichiarati. La voce altri ricavi dei servizi di fognatura e depurazione è stata considerata pari a quella dichiarata dai comuni.
In accordo poi con quanto prescritto dal Metodo, sono stati applicati i canoni massimi previsti alla data di entrata in vigore della Legge 36/94, per le quantità  non applicate per la mancata effettuazione del servizio: sono stati calcolati i volumi di fognatura e di depurazione ai quali è stato applicato il canone; questi volumi sono stati confrontati con quelli fatturati dal servizio di acquedotto e integrata la differenza non riscossa, applicando i canoni massimi previsti dalla legge al momento dell`entrata in vigore della L. 36/94 (febbraio `94), 170 Lire/mc per la fognatura e 400 Lire/mc per la depurazione.
In base al Metodo normalizzato, all`ammontare dei ricavi, utilizzato al numeratore per il calcolo della tariffa delle gestioni preesistenti, devono inoltre essere aggiunte alcune voci di costo, qualora non ricomprese già  nelle tariffe attuali del servizio che, però, non risultano facilmente quantificabili.
Tali voci, previste nell`art. 4 del Metodo, comprendono il canone di concessione del servizio idrico integrato, i canoni di utilizzazione dell`acqua pubblica, il costo dell`acqua acquistata da terzi, gli oneri per le aree di salvaguardia e le rate di ammortamento dei mutui pregressi: rispetto a tali voci la ricognizione effettuata risulta piuttosto carente, riportando un numero modesto di informazioni. Per il calcolo della tariffa media ponderata sono stati ricompresi soltanto gli importi relativi alle rate di ammortamento dei mutui, oggetto di una ulteriore indagine appositamente svolta presso i comuni.
Si è ipotizzato, in mancanza di informazioni analitiche, su quanta parte dei ratei dei mutui non sia già ricompresa in tariffa (e quindi nei ricavi attuali), che la quota parte dei mutui relativi al servizio di acquedotto sia già  stata inclusa nella tariffa applicata dalle varie gestioni; i rapporti di copertura ricavi/costi delle gestioni analizzate nel servizio di acquedotto risultano infatti superiori all`unità .
E` invece stato aggiunto ai ricavi attuali, sulla base dello stesso criterio, un ammontare, per la fognatura e depurazione, pari al 25% dei ratei in essere accesi per finanziare opere di fognatura/depurazione alla data di ricognizione; è stata inclusa solo una percentuale pari al complemento a 100 del grado di copertura dei costi mediante ricavi desunto dalle informazioni fornite in sede di ricognizione.

La tariffa media ponderata del servizio idrico integrato delle gestioni esistenti che risulta applicando i criteri sopra esposti è pari a 1.0815 euro/mc (corrispondenti a 2.094  lire a metro cubo).

Tabella 9.6 Valori per il calcolo della Tariffa media ponderata

 

Unità  di
misura

Importo

Volume fatturato

Migliaia mc

20.884

Ricavi servizio acquedotto

Milioni Lit.

29.566

Ricavi servizio fognatura

Milioni Lit.

3.550

di cui da canone

Milioni Lit.

2.233

mancata applicazione canone

Milioni Lit.

1.317

Ricavi servizio depurazione

Milioni Lit.

9.638

di cui da canone

Milioni Lit.

6.423

mancata applicazione canone

Milioni Lit.

3.215

Altri ricavi fognatura e depurazione

Milioni Lit.

276

Ratei dei mutui in essere

Milioni Lit.

696

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

9.2.4   Il volume erogato

Come evidenziato nel capitolo 4 si è valutato il possibile andamento del volume erogato sulla base delle serie storiche disponibili dei volumi erogati dai singoli Gestori dell`ATO negli ultimi anni.
Si è pertanto ipotizzato il seguente andamento del Volume erogato

Tabella 9.7 Lo sviluppo del volume erogato
migliaia di mc

 

Anno 1

Anno 2

Anno 3

Anno 4

Anno 5

Anno 6

Anno 7

Anno 8

Anno 9

Anno 10

Volume erogato

18.900

19.278

19.663

20.057

20.458

20.867

21.284

21.710

22.144

22.731

 

Anno 11

Anno 12

Anno 13

Anno 14

Anno 15

Anno 16

Anno 17

Anno 18

Anno 19

Anno 20

Volume erogato

22.913

23.097

23.281

23.468

23.655

23.845

24.035

24.227

24.421

24.617

Fonte: nostre elaborazioni

NOTE: andamento del Volume erogato senza le concessioni esistenti precedenti al 3 febbraio 1994 che hanno diritto a proseguire nella gestione sino a naturale scadenza. All`anno 10 entrano nel Gestore d`Ambito i Comuni di Cantarana, Ferrere e Villafranca ad oggi gestiti dalla Società  Acque Potabili.
L`andamento del Volume erogato è riportato nel seguente grafico.

Figura 9.2 -  andamento del volume erogato nei 20 anni di Piano

Immagine che visualizza l`andamento del volume erogato nei 20 anni di Piano

Fonte: nostre elaborazioni

9.2.5  I costi operativi di riferimento

Per il calcolo dei costi operativi di riferimento, si è proceduto secondo la metodologia indicata dal metodo tariffario con i dati riferiti alla situazione esistente; si è poi proceduto alla determinazione dei costi operativi di riferimento per gli anni successivi considerando gli effetti degli investimenti sulle principali variabili (volume erogato, lunghezza reti, abitanti serviti, nuovi impianti di depurazione necessari).

Tale valutazione è stata ripresa secondo le elaborazioni operate nello studio propedeutico dalla Società  AREA.

Nel Grafico seguente si riporta l`andamento dei Costi operativi di riferimento.

Figura 9.3 -  andamento del costi operativi di riferimento

Immagine che mostra l`andamento del costi operativi di riferimento

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c.

9.2.6  I costi operativi di progetto

I costi operativi di progetto sono stati stimati mediante l`utilizzo di parametri che risentono già  di uno sforzo di ottimizzazione gestionale e che scontano il conseguimento di significative economie di scala, così come dovrebbe accadere per il futuro soggetto gestore dell`Ato 5 Astigiano-Monferrato.
La valutazione sui costi operativi di progetto è stata ripresa secondo le elaborazioni operate nello studio propedeutico dalla Società  ENEL-HYDRO.
Sulla base di queste valutazioni, per il primo anno è stato individuato un valore di costo operativo unitario per i tre servizi pari a 0.943 euro per ciascun metro cubo erogato. Tale valore include tutti i costi relativi alla gestione caratteristica, ad esclusione degli ammortamenti, che rientrano in tariffa mediante il piano degli investimenti.
Sulla base di questo valore di costo unitario e del volume erogato è stato individuato il livello dei costi operativi di Ambito; a questi è stata aggiunta la componente relativa al canone di concessione che deriva dalla somma del rimborso dei mutui in essere (4,2 milioni di euro il primo anno), dei costi di funzionamento dell`Autorità  d`Ambito (0,67 milioni di euro), nonché di un`ulteriore quota a disposizione degli Enti Locali per la gestione immobiliare degli impianti (0.5 milioni di euro). Vengono, invece, portati in sottrazione, ai Costi Operativi, parte dei ricavi derivanti dalla vendita da parte del Gestore dell`ATO di acqua all`ingrosso, o di altre attività  (depurazione reflui industriali, bottini ), valutato in 0.4 milioni di euro.
Il costo operativo complessivo a mc erogato, comprendente altresì le suddette voci che vanno a costituire il canone di concessione, risulta dunque pari a 1,1115 euro (primo anno).
La stima dei costi operativi degli anni successivi, è determinata dalla combinazione di molteplici fattori: coesistono infatti incrementi di costo dovuti agli investimenti effettuati ed all`innalzamento dei livelli di servizio e decrementi dovuti ai recuperi di efficienza conseguenti alla progressiva ottimizzazione della gestione.
Per quanto riguarda la quota di tali costi che effettivamente confluisce in tariffa, inoltre, è stato applicato quanto prevede il Metodo normalizzato in merito al processo di miglioramento dell`efficienza della gestione (art. 6 del Metodo).
In particolare, il miglioramento di efficienza è calcolato sulla base del confronto tra i costi modellati di riferimento ed i costi operativi di progetto.
Sulla base dell`applicazione della metodologia prescritta dal Metodo, i costi operativi di progetto sono sempre risultati inferiori ai costi di riferimento. Pertanto, la percentuale annua di miglioramento di efficienza applicata è risultata sempre pari allo 0,5% dei costi operativi riconosciuti in tariffa nell`anno precedente.
Si riporta nella tabella seguente la valutazione dei costi operativi in tariffa (comprendi anche il canone di concessione) dall`anno 1 all`anno 20.

Figura 9.4 -  andamento del Costi Operativi in Tariffa (compreso canone di concessione)

Immagine che individua l`andamento del Costi Operativi in Tariffa (compreso canone di concessione)

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c. nostre elaborazioni

9.2.7  Il capitale investito

Così come valutato dalla Società  AREA nello studio propedeutico, ai soli fini tariffari, si è ritenuto opportuno considerare il valore del capitale investito iniziale pari a zero.
Tale ipotesi risulta corretta in considerazione del fatto che gran parte degli investimenti realizzati nel corso degli anni passati è stata finanziata principalmente con contributi pubblici nazionali o comunitari, ovvero con il ricorso da parte dei comuni alla fiscalità  generale. Risulterebbe dunque iniquo garantire una certa remunerazione del capitale esistente al futuro gestore di ambito, per investimenti effettuati con il ricorso a fondi, comunitari, statali o comunali, provenienti dalla fiscalità  generale.
Pur avendo utilizzato, ai fini tariffari, un valore del capitale investito esistente pari a zero, è stato prevista una quota in tariffa di 3,592 milioni di euro, per il primo anno, corrispondente ad un canone di concessione comprendente il rimborso dei mutui in essere, il costo di funzionamento dell`Autorità  d`Ambito nonché ad una quota annua (valutata in 0.5 milioni di euro) per gli enti locali ed utile per la gestione immobiliare degli impianti così come previsto dall`art. 35 della legge Finanziaria 2002.
Per quanto concerne, infine, lo sviluppo nel tempo del capitale investito, il Metodo prevede che negli anni successivi al primo il capitale investito si incrementi per i nuovi investimenti e si riduca a seguito degli ammortamenti effettuati.

9.2.8   I mutui in essere

Si prevede il rimborso dei mutui in essere assunti per interventi di acquedotto, fognatura e depurazione.
Tali importi sono stati inseriti nella la tariffa di ambito.
Il Gestore d`Ambito dovrà  trasferire ai Comuni le risorse economiche per far fronte al pagamento delle rate annuali dei mutui in essere.
Si riporta nel grafico seguente l`andamento della sommatoria dei mutui in essere che il Gestore d`Ambito dovrà  rimborsare ai Comuni.

Figura 9.5 -  Ammontare delle rate annue dei mutui in essere

Immagine che mostra l`ammontare delle rate annue dei mutui in essere

Fonte: nostre elaborazioni

9.2.9    Il canone di concessione

Come indicato in precedenza si è inserito, nello sviluppo tariffario, un canone di concessione decrescente, per tutti gli anni considerati, che comprende:

Nella tabella seguente vengono indicate queste tre componenti, nell`arco temporale di riferimento.

Tabella 9.8 Canone di Concessione
milioni di euro

 

Anno 1

Anno 2

Anno 3

Anno 4

Anno 5

Anno 0

Anno 5

Anno 0

spese di funzionamento ambito

0,6714

0,6714

0,6714

0,6714

0,6714

0,6714

0,6714

0,6714

rimborso dei mutui in essere

2,420

2,416

2,327

2,288

2,256

2,084

1,198

0,062

quota per Gestione Immobiliare

0,500

0,500

0,500

0,500

0,500

0,500

0,500

0,500

Totale

3,592

3,588

3,498

3,459

3,427

3,255

2,369

1,233

Fonte: nostre elaborazioni

9.2.10   La remunerazione attesa del capitale

Sulla base del capitale investito di ciascun anno, pari alla semi somma del capitale investito al netto degli ammortamenti risultante per gli anni n e n-1 (valore medio tra il capiate investito ad inizio e fine anno, al netto degli ammortamenti) è stata determinata la remunerazione attesa del capitale, applicando la percentuale del 7% prevista nella metodologia elaborata dal Ministero dei Lavori Pubblici.

9.2.11  Lo sviluppo tariffario

Per determinare la tariffa reale media d`Ambito, cioè la tariffa che verrà  applicata, si è proceduto al calcolo delle tre componenti della tariffa:
costi operativi; - COP -
ammortamenti; - A -
remunerazione del capitale investito. R -

I costi operativi di progetto sono stati confrontati con i costi operativi di riferimento del Metodo normalizzato; i primi risultano inferiori ai secondi (vedi Tabella 9.9).

Tabella 9.9 - Confronto dei costi operativi del primo anno
milioni di euro

 

Valori

COP di riferimento

19,222

COP di riferimento + 30%

24,989

COP di progetto

17,816

La stima dei costi operativi di progetto non supera i costi di riferimento anche per tutti gli anni successivi al primo.

Nel grafico seguente si riporta il confronto tra costi operativi di progetto e costi operativi di riferimento per il periodo di piano.

Figura 9.6 - Confronto tra costi operativi di progetto e di riferimento

Immagine che mostra il Confronto tra costi operativi di progetto e di riferimento

Il Metodo normalizzato (art. 6) prevede che, qualora i costi operativi di progetto siano uguali o inferiori ai costi operativi di riferimento, si deve comunque operare una riduzione annua sui costi operativi reali dell`anno precedente dello 0,5 % quale miglioramento di efficienza.

Nella tabella seguente si riporta, per alcuni anni, lo sviluppo dei costi operativi di progetto con la diminuzione dovuta al miglioramento d`efficienza imposta dal Metodo.
Nell`ultima riga della tabella sono riportati i costi operativi effettivamente coperti dalla tariffa media di ambito.

Tabella 9.10 - Andamento dei Costi Operativi di Progetto in tariffa (COP)
milioni di Euro

 

Anno 1

Anno 5

Anno 1 0

Anno 1 5

Anno 20

COP di progetto

17,816

16,134

17,074

17,776

18,456

Miglioramento di efficienza

-

0,082

0,084

0,088

0,092

COP al netto del miglioramento di efficienza

17,816

16,052

16,990

17,688

18,364

spese funzionamento ambito

0,671

0,671

0,671

0,671

0,671

rimborso mutui in essere

2,420

2,256

2,084

1,198

0,062

quota per enti locali (Gestione immobiliare)

0,500

0,500

0,500

0,500

0,500

Ricavi "extra" detratti (Acqua ingrosso...)

(-0,400)

(-0,400)

(-0,400)

(-0,400)

(-0,400)

COP in tariffa

21,007

19,079

19,845

19,657

19,197

Fonte: Studio propedeutico ATI Enel Hydro & c. nostre elaborazioni

Gli Ammortamenti derivano dal Piano degli ammortamenti evidenziato in precedenza.

Nel grafico seguente si riporta l`andamento delle quote di ammortamento nel periodo di piano.

Figura 9.7 Andamento delle quote annue di ammortamento

Immagine che mostra l`Andamento delle quote annue di ammortamento

Fonte: nostre elaborazioni

Per quanto riguarda la Remunerazione del capitale investito come evidenziato in precedenza, il Metodo Normalizzato prevede una remunerazione nella misura del 7% sul capitale investito.
Nel grafico seguente si riporta l`andamento del valore patrimoniale netto dei nuovi investimenti, su cui si calcola la remunerazione del capitale investito.

Figura 9.8 Andamento delle capitale si cui si calcola la remunerazione

Immagine che visualizza l`Andamento delle capitale si cui si calcola la remunerazione

Fonte: nostre elaborazioni

Nel grafico seguente si riporta invece l`andamento della componente di costo Remunerazione del capitale investito che incide sulla tariffa d`Ambito.

Figura  9.9 Andamento della componete di costo - remunerazione del capitale investito

Immagine che visualizza l`Andamento della componete di costo - remunerazione del capitale investito

Fonte: nostre elaborazioni

 DEFINIZIONE DELLA TARIFFA REALE MEDIA
Una volta definiti i costi operativi, gli ammortamenti e la remunerazione del capitale investito, la loro somma, diviso il volume erogato, consente di calcolare la tariffa reale media e di verificare il rispetto del limite k.
Confrontando la tariffa di ogni anno con quella dell`anno precedente si calcola il K, ovvero la percentuale di incremento tariffario. Se il K supera il livello massimo occorre rivedere il piano degli investimenti.

Tabella 9.11 - Tariffa di Ambito (milioni di Euro; milioni di mc; Euro/mc) anni 1-10

Immagine che visualizza la Tariffa di Ambito (milioni di Euro; milioni di mc; Euro/mc) anni 1-10

Tabella 9.11 (segue) - Tariffa di Ambito (milioni di Euro; milioni di mc; Euro/mc) anni 11-20

Immagine che visualizza la Tariffa di Ambito (milioni di Euro; milioni di mc; Euro/mc) anni 11-20

Fonte: nostre elaborazioni

Nel grafico seguente si riporta l`andamento della tariffa d`ambito nei 20 anni di piano.

Figura. 9.10 Andamento della Tariffa media d`Ambito nei 20 anni di Piano

Immagine che visualizza l`Andamento della Tariffa media d`Ambito nei 20 anni di Piano

Fonte: nostre elaborazioni

Al fine di evidenziare l`incidenza delle varie componenti di costo si riporta nel grafico seguente l`andamento della tariffa suddivisa nelle tre componenti: costi operativi, ammortamenti e remunerazione del capitale investito.

Figura 9.11 I fattori componenti della tariffa di ambito

Immagine che mostra i fattori componenti la tariffa di ambito

Fonte: nostre elaborazioni

Una volta individuato lo sviluppo tariffario è possibile calcolare i k relativi, ovvero gli incrementi tariffari tra un anno e l`altro, e confrontarli con i livelli massimi ammessi dal Metodo.
La tabella successiva mostra che i valori del k risultano sempre inferiori o uguali al massimo consentito.
Nel primo quinquennio l`aumento tariffario è pari a circa il 12%.
Complessivamente nel periodo di Piano l`aumento tariffario è del 46% - valore massimo al 17° anno. Vi è poi una leggera discesa della tariffa sino al 20° anno.

Tabella 9.12 Sviluppo tariffario e del k, anni 1-10
Euro a metro cubo e percentuali

Immagine che mostra lo Sviluppo tariffario e del k, anni 1-10

Tabella 9.12 (segue) Sviluppo tariffario e del k, anni 11-20
Euro a metro cubo e percentuali

Immagine che mostra lo Sviluppo tariffario e del k, anni 11-20

Fonte: nostre elaborazioni

9.2.12  Il piano economico finanziario di progetto

La redazione dei bilanci previsionali e dei prospetti dei flussi di cassa ha lo scopo di verificare la sostenibilità  sotto il profilo finanziario e reddituale delle scelte operate e degli obiettivi posti nella presente analisi, poiché consente di individuare le dinamiche del fabbisogno finanziario nell`arco temporale considerato e di ipotizzare le adeguate modalità  di copertura dello stesso, nel rispetto dei principi contabili e dei criteri di una efficiente gestione economico-finanziaria.

Il piano economico
La Tabella 9.13 evidenzia, per ciascun anno, la formazione del risultato di esercizio, esponendo i componenti positivi e negativi di reddito.
In particolare, vengono evidenziati il valore della produzione, il costo della produzione, la differenza tra valore e costo della produzione, il risultato della gestione finanziaria, il risultato ante imposte ed il risultato di esercizio.
Per ciò che concerne il valore della produzione, esso risulta costituito dai ricavi da tariffa e da quelli derivanti dalla quota della voce altri ricavi (acqua venduta all`ingrosso, concorso spese allacciamenti e canalizzazioni, servizio bottini, depurazione per terzi, gestione post-contatore) non portata in detrazione dai costi operativi. Tale quota è stata valutata, a livello d`Ambito, in 1,6 milioni di Euro.
Si intendono pertanto ricompresi nella voce altri ricavi, i ricavi da vendita di acqua a utenti fuori Ambito (compresi i Comuni di Nizza e Canelli in concessione) che eccedono il valore di 0,4 milioni di Euro, valore che è stato portato in detrazione dai costi, ai fini della determinazione della tariffa media d`Ambito.
Nel costi della produzione confluiscono i costi operativi (costi per materie prime, costi per servizi, costi per il personale, manutenzione reti e riparazione perdite, energia elettrica, reagenti,) gli ammortamenti, così come valutati nei capitoli precedenti.
Il risultato della gestione finanziaria evidenzia il totale degli interessi maturati sull`indebitamento in essere.
Non è stata formulata alcuna stima in merito ai proventi e agli oneri straordinari.
Nel calcolo delle imposte, in accordo con quanto disposto dalla vigente normativa tributaria, si è proceduto alla determinazione dell`IRAP, mediante l`applicazione dell`aliquota del 4,25% alla base imponibile, rappresentata dalla somma del reddito operativo e dei costi del personale, e dell`IRPEG. Per la determinazione di quest`ultima imposta si è tenuto conto del fatto che l`evoluzione della normativa in materia di imposte sul reddito porterà  delle agevolazioni, che prudenzialmente ed in prima valutazione, si sono considerate nell`applicazione di una aliquota media pari al 30%.
L`analisi dei risultati evidenzia una situazione economica equilibrata sin dal primo esercizio. La media dell`utile netto nel corso dei 20 anni si attesta su circa 2,83 milioni di Euro, nonostante la significativa incidenza degli oneri finanziari derivanti dall`indebitamento contratto per far fronte all`impegnativo piano degli investimenti.

Tabella 9.13 Conto economico previsionale del Gestore d`Ambito, anni 1-10

CONTO ECONOMICO
VALORI IN MILIONI DI EURO

 

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

VALORE DELLA PRODUZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricavi delle vendite e delle prestazioni per l`acqua

21,379

22,125

23,286

24,374

25,922

27,743

29,470

31,158

32,900

34,807

Altri Ricavi

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

Totale valore della produzione

22,979

23,725

24,886

25,974

27,522

29,343

31,070

32,758

34,500

36,407

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COSTI OPERATIVI

17,416

16,928

16,524

15,894

15,652

15,811

15,957

16,129

16,344

16,590

AMMORTAMENTI

0,240

0,960

1,800

2,700

3,660

4,560

5,460

6,360

7,320

8,400

CANONE

3,592

3,588

3,498

3,459

3,427

3,392

3,374

3,354

3,314

3,255

Totale costo della produzione                                      

21,248

21,475

21,823

22,054

22,739

23,763

24,790

25,843

26,978

28,245

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Differenza tra valore della produzione e costo della produzione

1,732

2,250

3,063

3,921

4,783

5,580

6,280

6,916

7,522

8,162

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROVENTI E ONERI FINANZIARI

0,000

0,000

-0,244

-0,644

-1,203

-1,753

-2,178

-2,549

-2,860

-3,169

PROVENTI E ONERI STRAORDINARI

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RISULTATO ANTE IMPOSTE

1,732

2,250

2,819

3,277

3,580

3,827

4,102

4,367

4,662

4,993

Imposte sul reddito

0,862

1,034

1,221

1,365

1,458

1,541

1,635

1,726

1,830

1,943

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RISULTATO DI ESERCIZIO

0,870

1,216

1,598

1,912

2,122

2,287

2,467

2,641

2,832

3,050

Tabella 9.13 (segue) Conto economico previsionale del Gestore d`Ambito, anni 11-20
CONTO ECONOMICO
VALORI IN MILIONI DI EURO

 

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

VALORE DELLA PRODUZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ricavi delle vendite e delle prestazioni per l`acqua

36,012

36,971

37,761

38,400

38,943

39,365

39,760

40,001

40,184

40,431

Altri Ricavi

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

1,600

Totale valore della produzione

37,612

38,571

39,361

40,000

40,543

40,965

41,360

41,601

41,784

42,031

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COSTI OPERATIVI

16,609

16,842

17,003

17,175

17,288

17,576

17,702

17,768

17,898

17,964

AMMORTAMENTI

9,180

9,780

10,440

11,400

11,880

12,540

13,120

13,500

13,760

13,920

CANONE

3,191

3,177

3,118

2,445

2,369

2,032

1,849

1,737

1,434

1,233

Totale costo della produzione                                      

28,980

29,798

30,561

31,019

31,537

32,149

32,672

33,005

33,092

33,118

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Differenza tra valore della produzione e costo della produzione

8,632

8,773

8,800

8,981

9,006

8,816

8,688

8,597

8,692

8,914

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROVENTI E ONERI FINANZIARI

-3,521

-3,513

-3,358

-3,194

-3,263

-3,070

-2,866

-2,651

-2,424

-2,185

PROVENTI E ONERI STRAORDINARI

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

0,000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RISULTATO ANTE IMPOSTE

5,110

5,260

5,442

5,787

5,743

5,746

5,822

5,945

6,268

6,728

Imposte sul reddito

1,983

2,037

2,100

2,218

2,206

2,207

2,236

2,278

2,391

2,549

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RISULTATO DI ESERCIZIO

3,127

3,222

3,342

3,569

3,537

3,539

3,586

3,667

3,877

4,180

Il piano finanziario
La Tabella 9.14 evidenzia la dinamica delle entrate e delle uscite correlate alla gestione corrente ed alle operazioni di investimento per poter valutare l`equilibrio finanziario e la fattibilità  del progetto alle condizioni enunciate in precedenza.
I flussi di cassa della gestione corrente (cash flow o autofinanziamento) sono determinati dalla somma algebrica tra:
Risultato ante imposte (Valore della produzione - costi della produzione);
+ Ammortamenti;
+ TFR al netto dei versamenti del periodo;
- imposte e tasse.

Esso rappresenta quindi la liquidità  generata dalle operazioni della gestione economica che consente, se positiva, l`autofinanziamento, almeno in parte, della copertura delle uscite per investimenti.

Il flusso finanziario per gli investimenti è determinato dal piano d`ambito per mantenere i livelli di efficienza, di efficacia e di qualità  del servizio programmati.
Per la copertura del fabbisogno, al netto della liquidità  generata dalla gestione corrente, è stato ipotizzato il ricorso a mutui con un tasso di interesse del 5,50%. Inoltre, è stato previsto un apporto di capitale proprio per 12 milioni di Euro per sostenere gli investimenti iniziali.

Nelle figure/tabelle seguenti sono illustratati gli andamenti degli aggregati finanziari citati:

Tabella 9.14 Flussi di Cassa previsionali del Gestore d`Ambito, anni 1-10

VALORI IN MILIONI DI EURO

Immagine che mostra i Flussi di Cassa previsionali del Gestore d`Ambito, anni 1-10

Tabella 9.14 (segue) Flussi di Cassa previsionali del Gestore d`Ambito, anni 11-20

VALORI IN MILIONI DI EURO

Immagine che mostra i Flussi di Cassa previsionali del Gestore d`Ambito, anni 11-20

Complessivamente i mutui assunti per permettere la realizzazione degli investimenti sono pari a 80,3 milioni di Euro mentre l`apporto dei mezzi propri viene valutato in 12 milioni di Euro.

Fonte: nostre elaborazioni

Nei grafici seguenti si riporta l`andamento del Cash flow di gestione corrente, del Cash flow totale annuale e del Cash flow cumulato.

Figura 9.12 Cash flow di gestione corrente

VALORI IN MILIONI DI EURO

Immagine che mostra il Cash flow di gestione corrente

Figura 9.13 Cash flow totale annuale

VALORI IN MILIONI DI EURO

Immagine che mostra il Cash flow totale annuale

Figura 9.14 Cash flow totale cumulato

VALORI IN MILIONI DI EURO

Immagine che mostra il Cash flow totale cumulato

Qui di seguito si riporta l`andamento dei mutui che occorre siano accesi per finanziare gli investimenti previsti nel Piano d`Ambito.

Figura 9.15 Nuovi mutui per copertura investimenti piano

Grafico che mostra i Nuovi mutui per copertura investimenti piano

Nella pagina seguente si riporta il piano di ammortamento di tali mutui.

Immagine che visualizza il Piano di ammortamento dei mutui sopracitati prima immagineImmagine che visualizza il Piano di ammortamento dei mutui sopracitati seconda immagine
Di seguito si riporta una previsione di copertura degli investimenti.

Figura 9.15 Copertura degli investimenti

Grafico che visualizza la Copertura degli investimenti

10.    IPOTESI DI CONVERGENZA TARIFFARIA

10.1    L`attuale situazione tariffaria

Tale paragrafo contiene una sintetica descrizione dell`attuale situazione delle tariffe di acquedotto, fognatura e depurazione esaminando le tariffe applicate per le utenze civili.

La tariffa di acquedotto
Come funziona la tariffa attuale
Durante gli anni 1974-75 il C.I.P. stabilì i seguenti obiettivi in materia di politica tariffaria dell`acqua potabile:

Il C.I.P. successivamente emanò alcune circolari nelle quali si auspicava l`unificazione del sistema tariffario mediante una quota fissa mensile o annuale (nolo contatore), una tariffa agevolata, una tariffa base pari al costo medio da applicare oltre la fascia dei consumi agevolati da una a tre fasce tariffarie, la cui entità  doveva penalizzare i consumi eccedenti la fascia dei consumi di base. Gli introiti relativi a tali consumi dovevano compensare i minori ricavi derivanti dall`applicazione della tariffa agevolata.
Questa procedura prevede che l`ente quantifichi il proprio costo medio, dividendo il costo totale (escluso i costi relativi a ricavi quali allacciamenti, canalizzazioni, tarature e verifiche contatori, ecc.) per l`erogazione complessiva annua. I costi totali possono essere ricavati sia dai bilanci consuntivi sia da quelli preventivi.
Il provvedimento C.I.P. n. 26 dell`11/8/75 indica anche le modalità  di calcolo della tariffa agevolata, affinché i minori introiti derivanti da questa siano compensati dai maggiori introiti collegati alle tariffe di eccedenza.
Il suddetto procedimento per la determinazione della tariffa è tuttora in vigore, nonostante il C.I.P. sia stato soppresso e le competenze in materia tariffaria siano passate al C.I.P.E.
Nel 1999, con delibera n.8/99, il CIPE ha fissato i criteri per la determinazione e l`adeguamento della tariffa dei servizi idrici fino a quando non entrerà  in vigore la tariffa derivante dall`applicazione del metodo normalizzato come definito dall`art.13 della L. 36/94.
Tale Deliberazione prevede un percorso di avvicinamento alla copertura dei costi (costi operativi + ammortamenti nonché la possibilità  di aumenti tariffari aggiuntivi legati alla realizzazione di nuovi investimenti).
Le Deliberazioni CIPE che fissano gli aumenti tariffari per gli anni 2000 e 2001 ricalcano sostanzialmente la Deliberazione 8/99.
Novità  importante della Deliberazione del 08.03.2001 n° 23 è l`individuazione di un percorso che miri al superamento del minimo impegnato negli usi domestici. Rimane sempre presente la possibilità  di aumenti aggiuntivi per nuovi investimenti previa approvazione dei programmi di intervento da parte dell`Autorità  d`Ambito.
La possibilità  di applicare gli aumenti tariffari è legata all`aver adottato, da parte del Gestore d`acquedotto, la carta del servizio idrico.

I canoni di fognatura e depurazione
Le norme fondamentali relative alla determinazione e all`applicazione del canone di fognatura sono contenute nella legge n. 319/76, nota come legge Merli, e le successive modificazioni.
La legislazione indicava in 170 lire/mc l`importo massimo del canone di fognatura, con la possibilità  di incrementarlo della percentuale di anno in anno stabilita dal CIPE, e prevede l`applicazione del canone all`intero volume d`acqua consumato da ciascuna utenza (art. 14 legge 36/94).
Per quanto riguarda il canone di depurazione, la normativa di riferimento è la stessa di quella per le fognature, aggiornata con la L. 549/95. Si ricorda che la suddetta normativa, nel 1998, prevedeva un importo massimo del canone di depurazione pari a 500 lire/mc.

10.1.1    La tariffa pagata da un abitante con consumo medio servizio di acquedotto

I dati della ricognizione consentono di stimare la tariffa media ponderata pagata dagli utenti di ciascun gestore in rapporto al loro consumo medio annuo ed agli scaglioni tariffari.
Per effettuare tale stima è stato necessario ipotizzare il consumo medio annuo dell`utenza tipo: le ipotesi utilizzate a tale scopo sono quelle di un consumo giornaliero di 160 litri per abitante al giorno e la dimensione media dell`utenza domestica tipo, pari a 2,6 abitanti. Si ricava un consumo annuo, per utenza di circa 150 mc.
Sulla base di queste ipotesi, di consumo medio annuo, ed in relazione agli scaglioni di consumo individuati da ciascun gestore, è stata stimata la tariffa media ponderata dell`acquedotto per ogni gestore.

Tabella 10.1 -Tariffe medie per gestore dell`acquedotto

 

Gestore

tariffa media acquedotto
[lire/mc]

tariffa media acquedotto
[Euro/mc]

ACQUE POTABILI SPA (ITALGAS) CANELLI

2.116

1,0928

ACQUE POTABILI SPA  (ITALGAS). NIZZA MONFERRATO

2.431

1,2555

ACQUEDOTTO DEL MONFERRATO

1.852

0,9563

ASTI SERVIZI PUBBLICI

957

0,4941

ACQUE POTABILI -CANTARANA -FERRERE - VILLAFRANCA

1.407

0,7268

ACQUEDOTTO CONSORZIALE DELLA PIANA

816

0,4214

CONSORZIO ACQUEDOTTO VALTIGLIONE

1.510

0,7798

TECNOEDIL SPA -  CASTAGNOLE LANZE

1.570

0,8108

TECNOEDIL SPA -  ANTIGNANO, CELLE ENOMONDO S. MARTINO ALF.

1.650

0,8522

TECNOEDIL SPA -  REVIGLIASCO

2.000

1,0329

La tabella 10.1 mostra appunto la tariffa media, per il servizio di acquedotto, evidenziando una forte variabilità  tra i diversi gestori.

Occorre considerare che la diversità  degli scaglioni di consumo tra i vari Gestori, anche a parità  di tariffe per scaglione, può determinare sensibili differenze nel costo effettivo del servizio per gli utenti e ciò rappresenta sicuramente un effetto negativo della frammentazione delle gestioni e della variabilità  dei livelli tariffari applicati. Tale differenza emerge nel calcolo della tariffa media.

Nella tabella seguente (10.2) si riporta la tariffa media per gli altri Comuni dell`ATO non ricompresi nelle suddette gestioni principali.

Tabella 10.2 -Tariffe medie per gli altri gestori dell`acquedotto

Immagine che mostra Tariffe medie per gli altri gestori dell`acquedotto

10.1.2 L`attuale tariffa del servizio idrico integrato

Sulla base della stima della tariffa media ponderata del servizio acquedotto e dei canoni di fognatura e depurazione è possibile calcolare la tariffa totale dei tre servizi e l`importo della bolletta annua pagata da un`utenza domestica tipo per ogni comune gestito dagli attuali Gestori.
La tabella successiva mostra dunque questi valori per i 154 comuni.
Il costo medio annuo ad utenza risulta di 182 Euro, al netto dell`IVA del 10%.
Per il calcolo dell`attuale tariffa totale del servizio idrico integrato, per tutti i Comuni si è considerato un canone di fognatura e depurazione pari rispettivamente a 170 e 500 lire/mc.

Tabella 10.3 - Costo dei servizi idrici per un`utenza media

Comune

tariffa acquedotto [lire/mc]

canone fognatura [lire/mc]

canone depurazione [lire/mc]

tariffa totale [lire/mc]

tariffa totale [Euro/mc]

bolletta annua(1)

[Euro]

Agliano

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Albugnano

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Alfiano Natta

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Altavilla Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Antignano

         1.650

            170

                500

         2.320

       1,1982

                         180

Aramengo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Asti

            957

            170

                500

         1.627

       0,8403

                         126

Azzano d`Asti

         1.342

            170

                500

         2.012

       1,0391

                         156

Baldichieri d`Asti

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Belveglio

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Berzano di San Pietro

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Brozolo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Bruno

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Brusasco

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Buttigliera d`Asti

            816

            170

                500

         1.486

       0,7675

                         115

Calamandrana

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Calliano

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Calosso

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

 169

Camagna

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Camerano Casasco

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Camino

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Canelli

         2.116

            170

                500

         2.786

       1,4388

                         216

Cantarana

         1.407

            170

                500

         2.077

       1,0727

                         161

Capriglio

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Casorzo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Castagnole delle Lanze

         1.570

            170

                500

         2.240

       1,1569

                         174

Castagnole Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Castel Boglione

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Castel Rocchero

         1.548

            170

                500

         2.218

       1,1455

                         172

Castell`Alfero

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Castellero

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Castelletto Merli

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Castelletto Molina

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Castelletto Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Castello di Annone

            570

            170

                500

         1.240

       0,6404

                           96

Castelnuovo Belbo

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Castelnuovo Calcea

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Castelnuovo Don Bosco

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cavagnolo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cella Monte

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cellarengo

            816

            170

                500

         1.486

       0,7675

                         115

Celle Enomondo

         1.650

            170

                500

         2.320

       1,1982

                         180

Cereseto

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cerreto d`Asti

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cerrina

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cerro Tanaro

            976

            170

                500

         1.646

       0,8501

                         128

Chiusano d`Asti

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cinaglio

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cisterna d`Asti

            700

            170

                500

         1.370

       0,7075

                         106

Coazzolo

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Coccolato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Coniolo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Conzano

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Corsione

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cortandone

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cortanze

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cortazzone

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cortiglione

            657

            170

                500

         1.327

       0,6853

                         103

Cossombrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Costigliole d`Asti

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Cuccaro Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Cunico

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Dusino San Michele

            816

            170

                500

         1.486

       0,7675

                         115

Felizzano

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Ferrere

         1.407

            170

                500

         2.077

       1,0727

                         161

Fontanile

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Frassinello Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Frinco

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Fubine

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Gabiano

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Grana

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Grazzano Badoglio

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Incisa Scapaccino

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Isola d`Asti

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Lauriano

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Lu

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Maranzana

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Maretto

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Mirabello Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Moasca

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Mombaruzzo

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Mombello Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Mombercelli

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Monale

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Moncalvo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Moncestino

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Moncucco Torinese

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Mongardino

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Montafia

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Montaldo Scarampi

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Montechiaro d`Asti

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Montegrosso d`Asti

1.510

170

500

2.180

1,1259

169

Montemagno

1.852

170

500

2.522

1,3025

195

Monteu da Po

1.852

170

500

2.522

1,3025

195

Montiglio Monferrato

1.852

170

500

2.522

1,3025

195

Moransengo

1.852

170

500

2.522

1,3025

195

Moriondo Torinese

1.852

170

500

2.522

1,3025

195

Murisengo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Nizza Monferrato

         2.431

            170

                500

         3.101

       1,6015

                         240

Occimiano

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Odalengo Grande

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Odalengo Piccolo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Olivola

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Ottiglio

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Ozzano Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Passerano Marmorito

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Penango

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Piea

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Pino d`Asti

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Piova` Massaia

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Pontestura

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Ponzano Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Portacomaro

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Quaranti

         2.567

            170

                500

         3.237

       1,6718

                         251

Quargnento

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Quattordio

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Refrancore

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Revigliasco d`Asti

         2.000

            170

                500

         2.670

       1,3789

                         207

Roatto

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Robella

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Rocca d`Arazzo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Rocchetta Tanaro

            742

            170

                500

         1.412

       0,7292

                         109

Rosignano Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Sala Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

San Damiano d`Asti

            840

            170

                500

         1.510

       0,7798

                         117

San Giorgio Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

San Martino Alfieri

         1.650

            170

                500

         2.320

       1,1982

                         180

San Marzano Oliveto

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

San Paolo Solbrito

            816

            170

                500

         1.486

       0,7675

                         115

San Salvatore Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Scurzolengo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Serralunga di Crea

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Settime

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Soglio

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Solero

            418

            170

                500

         1.088

       0,5619

                           84

Solonghello

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Terruggia

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Tigliole

            880

            170

                500

         1.550

       0,8005

                         120

Tonco

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Tonengo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Treville

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Vaglio Serra

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

Valfenera

            816

            170

                500

         1.486

       0,7675

                         115

Verrua Savoia

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Viale d`Asti

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Viarigi

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Vigliano d`Asti

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Vignale Monferrato

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Villa San Secondo

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Villadeati

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Villafranca d`Asti

         1.407

            170

                500

         2.077

       1,0727

                         161

Villamiroglio

         1.852

            170

                500

         2.522

       1,3025

                         195

Villanova d`Asti

            816

            170

                500

         1.486

       0,7675

                         115

Vinchio

         1.510

            170

                500

         2.180

       1,1259

                         169

(1) L`importo non comprende l`IVA del 10% dovuta sui corrispettivi dei servizi idrici.

L`omogeneità  dei canoni di fognatura e depurazione dichiarati dai comuni ed attribuiti fa sì che i valori degli importi della bolletta media annua complessiva siano molto pù omogenei, tra i vari comuni, rispetto al costo del solo servizio di acquedotto.

10.2     Ipotesi di convergenza graduale alla tariffa unica

Nel capitolo precedente si è definita la tariffa reale media di Piano quale tariffa necessaria a coprire i costi di esercizio del Gestore nonché a realizzare gli investimenti necessari per migliorare i livelli di servizio in attuazione a quanto previsto dal presente Piano d`Ambito.
Tale tariffa può non applicarsi, così come definita, dal primo anno di piano sull`intero Ambito.
In relazione alla differenza tra la tariffa di Piano e le tariffe attuali si può prevedere una convergenza graduale alla Tariffa d`Ambito.
Il Metodo Tariffario, all`art. 7, prevede che l`Autorità  d`Ambito articoli la tariffa per fasce di utenza e territoriali.
In merito all`articolazione territoriale il Comitato di Vigilanza sull`uso delle risorse idriche, con propria raccomandazione n. 01/2001, ha indicato la tempistica e la metodologia per passare gradualmente dalle attuali tariffe alla tariffa di Piano.
In particolare il Comitato di Vigilanza definisce un indice di copertura (I), quale rapporto tra la tariffa attuale e la tariffa di Piano, e prevede che con indici di coperture compresi tra il 40% ed il 100% si arrivi alla tariffa di Piano in un periodo di tre anni, mentre con Indici di copertura fino al 40% si arrivi alla Tariffa di Piano pù gradualmente e cioè in un periodo di 6 anni.
Nel caso dell`ATO 5 le differenze tra le attuali tariffe e la tariffa di Piano portano a valutare indici di copertura quasi sempre compresi tra il 40 ed il 100%.
Qui di seguito si riporta un grafico che deriva da una prima ipotesi di convergenza tariffaria, elaborata seguendo le raccomandazione del Comitato di Vigilanza, relativamente ai bacini tariffari dei principali Gestori dell`ATO.

Figura 10.1 Ipotesi di convergenza tariffaria per i principali Gestori dell`ATO

Immagine che mostra l`ipotesi di convergenza tariffaria per i principali Gestori dell`ATO

Occorre tenere sempre presente che la convergenza tariffaria deve comunque garantire il conseguimento dei ricavi previsti nel Piano a copertura dei costi di esercizio e degli investimenti.
Valutazioni pù approfondite, altresì legate alla formulazione dell`articolazione tariffaria, saranno definite con apposito documento dell`Autorità  d`Ambito.

Nelle pagine seguenti si riportano le ipotesi di convergenza tariffaria per gli altri Comuni.

COMUNI CON TARIFFA ATTUALE SUPERIORE ALLA TARIFFA MEDIA DI PIANO

GESTIONI CON INDICI DI COPERTURA MAGGIORI AL 100% CHE MANTENGONO INVARIATA LA TARIFFA SINO A CONVERGENZA CON QUELLA MEDIA D`AMBITO

Sono i seguenti Comuni:


CASTAGNOLE LANZE

CASTEL ROCCHERO

QUARANTI

REVIGLIASCO

ROCCA D`ARAZZO

S. MARTINO - CELLLE - ANTIGNANO

Figura 10.2 - Ipotesi di convergenza tariffaria per i Comuni con Tariffa maggiore alla Tariffa media di Piano

Immagine che mostra l`ipotesi di convergenza tariffaria per i principali Gestori dell`ATO

COMUNI CON TARIFFA ATTUALE SIMILE ALLA TARIFFA MEDIA DI PIANO

GESTIONI CON INDICI DI COPERTURA TRA L`80 ED IL 100% - SEGUONO LA TARIFFA DI PIANO

Sono i seguenti Comuni:
AZZANO

Figura 10.3 - Andamento tariffario per i Comuni con Tariffa simile alla Tariffa media di Piano

Immagine che mostra l`andamento tariffario per i Comuni con Tariffa simile alla Tariffa media di Piano

COMUNI CON TARIFFA INFERIORE ALLA TARIFFA MEDIA DI PIANO

GESTIONI CON INDICI DI COPERTURA TRA IL 40 E L`80%  - PERIODO DI CONVERGENZA TRE ANNI

Sono i seguenti Comuni:


CASTELLO DI ANNONE

CERRO TANARO

CISTERNA

CORTIGLIONE

MONALE

ROCCHETTA TANARO

S. DAMIANO

SOLERO

TIGLIOLE

Figura 10.4 Ipotesi di convergenza tariffaria per i Comuni con Tariffa inferiore alla Tariffa media di Piano

Immagine che mostra l`Ipotesi di convergenza tariffaria per i Comuni con Tariffa inferiore alla Tariffa media di Piano

11.    FUNZIONI DI CONTROLLO DELL`AUTORITA` D`AMBITO

11.1    Ruolo e competenze dell`Autorità  d`Ambito

Il ruolo istituzionalmente assegnato all`Autorità  d`Ambito, sia nella sua componente politico-amministrativa (Conferenza), sia in quella tecnica (Segreteria Operativa), è tipicamente quello di programmazione e di controllo della gestione, a garanzia degli utenti.

L`A.T.O. deve pertanto svolgere il proprio ruolo istituzionale senza sconfinare in attività  con esso incompatibili, offrendo un forte contributo al miglioramento continuo dell`erogazione dei servizi.

L`obiettivo è raggiungibile se le attività  di indirizzo e monitoraggio divengono rispettivamente:

Pur nella netta distinzione dei ruoli, le controparti di un rapporto contrattuale possono, superando un`impostazione di potenziale conflittualità , creare i presupposti oggettivi per ottenere di fatto ulteriori sinergie.

Riguardo agli enti che hanno sottoscritto la convenzione ed agli utenti destinatari del Servizio Idrico Integrato l`A.T.O. dovrà  impegnarsi in:

Per svolgere al meglio le suddette funzioni ed attività , gli Uffici dell`Autorità  d`Ambito dovranno essere connotati da alti contenuti di professionalità .

La dotazione  organica ad oggi prevedibile degli uffici è ipotizzata nella seguente tabella 11.1:

Tabella 11.1 Pianta organica dell`Autorità  d`Ambito.


Ufficio

Funzione

Inquadramento

Direzione

Direttore

Dirigente

Affari generali e amministrazione

Responsabile

Istr. Dir., D/1

 

Segreteria Organi

Istr. Amm.vo, C/1

 

Contabilità e Personale

Istr. Amm.vo, C/1

Regolazione e Controllo

Responsabile

Funz. Tecnico, D/4

 

Controllo Amministrativo - Contabile

Funz. Amm.vo, D/3

 

Assistenti tecnici (2)

Istr. tecnico., C/1

Tutela consumatori e Affari legali

Responsabile

Funz., D/3

 

Assistente

Istr. Amm.vo, C/1

Si sottolinea che potrà  essere altresì importante il ricorso ad apporti esterni, in considerazione della multidisciplinarietà  delle attività , in quanto non si ritiene che la struttura dell`Autorità  d`Ambito svolga direttamente alcuni compiti per non gravare eccessivamente sui costi fissi di struttura.

Si prevede che i costi complessivi per il funzionamento della Conferenza e dell`Ufficio di Segreteria dell`Autorità  d`Ambito siano valutabili in circa 0,6714 milioni di Euro annui. L`incidenza di tali costi è pari a circa 0,031 Euro/mc (60 lire/mc).

Una funzione fondamentale dell`Autorità  d`Ambito è quella del controllo del Gestore che si esplicita attraverso la verifica del rispetto del contratto di affidamento della gestione e della bontà  della qualità  di gestione stessa in termini di efficienza, efficacia ed economicità .

Per questo, oltre ai livelli di servizio obiettivo riportati nel capitolo 6, è stata identificata una serie di parametri di controllo (indici o indicatori), di carattere tecnico economico e gestionale, che l`Autorità  d`Ambito dovrà  verificare con regolarità  sulla base di misurazioni ed informazioni, ricavate autonomamente o fornite dal gestore stesso, che consentiranno di valutare qualitativamente e quantitativamente la bontà  della gestione.

La Legge Regionale 20 gennaio 1997 al comma 1 dell`Art. 3, in ottemperanza a quanto previsto dalla Legge 36/1994, assegna all`Autorità  d`Ambito, tra le altre, le seguenti funzioni:
a) specificazione della domanda di servizio, intesa quale individuazione della quantità  e della qualità  di acqua distribuita, raccolta e depurata ed in generale, del livello qualitativo globale del servizio idrico integrato da garantirsi agli utenti;
b) adozione del programma di attuazione delle infrastrutture e di acquisizione delle altre dotazioni necessarie per l`erogazione del servizio idrico integrato;
c) determinazione dei livelli di imposizione tariffaria, finalizzazione e destinazione dei proventi tariffari, definizione del piano finanziario relativo al programma di cui alla lettera b), sulla base di uno strumento conoscitivo costituito da un bilancio consolidato d`ambito;
d) definizione del modello organizzativo e individuazione delle modalità  di produzione del servizio idrico integrato;
..
..
g) controllo operativo, tecnico e gestionale sull`erogazione del servizio anche mediante verifica costante del programma di attuazione delle politiche di risparmio idrico ai sensi dell`articolo 5 della l. 36/1994.

L`attività  di controllo dell`Autorità  d`Ambito si basa su due importanti documenti:

Come diretta conseguenza di ciò, la convenzione di gestione deve fare esplicito riferimento ad una lista di livelli di servizio, ritenuti essenziali, il cui raggiungimento costituisce un vero e proprio impegno contrattuale.

Il conseguimento dei diversi livelli di servizio dovrà  avvenire mediante il rispetto del programma degli interventi, con le relative priorità , e dal quale deriva la determinazione tariffaria per il periodo di gestione.

Questi impegni contrattuali dovranno poi essere oggetto di controllo e verifica in modo da permettere all`Autorità  di Ambito di apportare eventuali misure correttive al programma degli interventi, stabilendo le compensazioni necessarie nonché le penalizzazioni per effetto di eventuali negligenze, omissioni o ritardi attribuibili al gestore.

Attività  di controllo

In accordo con quanto evidenziato prima, nell`esercizio delle proprie funzioni di controllo l`Autorità  d`Ambito dovrà  effettuare due attività  principali:
1.revisione periodica del Piano di Ambito;
2.controllo della gestione operativa e dei relativi costi.
In sostanza si tratterà  di:

Nel successivo paragrafo 11.2 viene riportata una prima indicazione delle modalità  operative dell`attività  di controllo esercitata dall`A.T.O.

Indici di controllo
Nel paragrafo 11.3 si riportano, indicativamente, gli indici di controllo che il Gestore sarà  tenuto a comunicare all`A.T.O. al fine di caratterizzare l`efficienza e l`economicità  della gestione, lo stato del servizio e la qualità  del prodotto (acque potabili e reflue) serviti.
Tali indicatori sono costituiti, in parte dai parametri descrittivi dei livelli di servizio obiettivo specificati nel capitolo 6, ed in parte da parametri tecnico/economici normalmente utilizzati nelle procedure di valutazione (benchmarking) delle aziende fornitrici di servizi. Questo perché, ai fini di una razionale valutazione della bontà  di una gestione, operante in condizioni di monopolio naturale, è fondamentale poterne parametrare i risultati per un confronto con i risultati di gestioni simili.

11.2   Modalità  operative dell`attività  di controllo

Una indicazione sulle modalità  operative con cui l`Autorità  d`Ambito dovrà  effettuare la propria attività  di controllo viene dal Disciplinare tipo allegato alla Deliberazione della Giunta Regionale 24 novembre 1997, n.31 23227.

L`Articolo 8 del disciplinare recita:
L`Autorità  d`Ambito, anche a mezzo di sistemi informativi, effettua i controlli e le verifiche opportune sull`attuazione dei propri atti.
Fermo restando il potere di vigilanza e controllo previsto dalla legge, il gestore presenta all`Autorità  d`Ambito entro il mese di Ottobre di ogni anno una relazione sull`attuazione degli atti dell`Autorità  ed in particolare del Programma degli interventi e del relativo Piano economico-finanziario, allegando i documenti a tal fine necessari e gli altri documenti espressamente richiesti.
Nella relazione sono indicati anche i dati tecnici, economici e statistici di gestione idonei a rappresentare il possibile sviluppo del sistema di erogazione del servizio, nonché proposte anche alternative di gestione volte ad un progressivo miglioramento.

Si richiedono quindi due diverse modalità  operative di effettuazione del controllo, che si possono così definire:

11.2.1   Controllo on-line

L`adozione da parte del gestore di un Sistema Informativo efficace dovrà  consentire la creazione e l`aggiornamento costante, in automatico,  di una banca dati di raccolta dei valori relativi agli indici di controllo selezionati.
La banca dati, tramite una connessione dedicata, dovrà  essere direttamente accessibile all`Autorità  d`Ambito che potrà  così esercitare un monitoraggio on-line dell`andamento della gestione.
Allo stesso modo, tramite la condivisione del comune Sistema Informativo Territoriale, i dati acquisiti ed elaborati dall`Autorità  d`Ambito potranno essere immediatamente resi disponibili all`Osservatorio Regionale dei Servizi Idrici Integrati per le analisi di competenza.

11.2.2   Rapporto informativo

Il gestore d`Ambito del S.I.I. dovrà  presentare all`Autorità  d`Ambito, entro il mese di Ottobre di ogni anno, una relazione sull`attuazione degli atti dell`Autorità  ed in particolare del Programma degli interventi e del relativo Piano economico-finanziario, allegando i documenti a tal fine necessari e gli altri documenti espressamente richiesti.
Nella relazione dovranno essere indicati anche i dati tecnici, economici e statistici di gestione idonei a rappresentare il possibile sviluppo del sistema di erogazione del servizio, nonché proposte anche alternative di gestione volte ad un progressivo miglioramento
.

In sostanza, la relazione dovrà  illustrare dettagliatamente:

In particolare, a fronte di una presentazione organizzata di dati già  recepiti  dall`Autorità  d`Ambito in maniera on-line, il rapporto potrà  includere dettagli, da parte del gestore, per giustificare i risultati ottenuti e per evidenziare le difficoltà  incontrate nel corso della gestione.

Le informazioni richieste servono all`A.T.O. per monitorare l`andamento della gestione, seguirne l`evoluzione nel tempo ed operare confronti con altri Soggetti Gestori.

E` importante che i dati su cui si fonda il monitoraggio abbiano un`elevata affidabilità . Questo significa che il Gestore deve provvedere a dotarsi, nonché a mantenere in efficienza, di un sistema informativo in grado di fornire, in forma verificabile, le informazioni rilevanti circa il raggiungimento degli obiettivi stabiliti nella Convenzione e nel Piano.

I contenuti del Rapporto Informativo sono soggetti ad aggiornamenti periodici e l`A.T.O. sarà  disponibile al confronto con il Gestore nel considerare ulteriori o alternativi indicatori che possano risultare pù utili e rappresentativi.

Indicativamente il Rapporto Informativo dovrà  analizzare i seguenti punti:

Il Rapporto Informativo sarà  formato da:

Il rapporto dovrà  essere prodotto sia su carta che su supporto magnetico nel numero di copie definite nella Convenzione.

Il Rapporto sintetico, indicativamente, dovrà  essere diviso nelle seguenti sezioni, ciascuna delle quali comprendente i punti sotto indicati.

Sezione 1

- livello di servizio per gli utenti;

 

- mantenimento della qualità  dell`acqua potabile;

 

- progressi nel raggiungimento dei livelli di qualità  prefissati.

Sezione 2

- Stato di avanzamento nel programma degli investimenti previsti nella Convenzione di Gestione e nel Piano d`Ambito in confronto alle aspettative dell`A.T.O. e alle previsioni del Soggetto Gestore.

Sezione 3

- Andamento finanziario;

 

- Struttura finanziaria: capitali investiti e cash flow.



Sezione 4

- Analisi dei costi a consuntivo confrontati con i costi attesi sia dalle previsioni del Gestore che da quelle dell`A.T.O. e riportati nella Convenzione di Gestione e nel Piano d`Ambito .

Sezione 5

- Efficienza:
Rispetto delle spese sui capitali investiti e delle spese di manutenzione;
Conferma che i risparmi sono stati effettuati senza inficiare i risultati.

Sezione 6

- Adeguatezza delle riserve di capitale e progressi fatti nel rimediare ad eventuali carenze del sistema.

11.3 Indici di controllo

Il Gestore deve provvedere a fornire un Allegato al Rapporto Informativo contenente le informazioni circa la metodologia e le procedure adottate nel fornire i dati numerici.

La metodologia deve essere una chiara, concisa spiegazione dei processi utilizzati nel preparare le informazioni riportate. Essa deve comprendere un`indicazione delle fonti delle informazioni, la descrizione degli specifici sistemi di monitoraggio utilizzati dal Gestore incluse le estrapolazioni e le procedure utilizzate nel giungere ai numeri riportati.

Di seguito sono riportati i parametri che devono essere monitorati e riportati nel Rapporto Informativo.

Tale elencazione è indicativa e verrà  puntualmente definita nella convenzione di gestione.

I dati devono essere indicati, ove pertinente, complessivi e per impianto.

Approvvigionamento e distribuzione acqua potabile
Popolazione non allacciata
Dotazione giornaliera pro capite
Portata minima per abitazione
Pressione minima sulla copertura
Pressione sul piano stradale
Continuità  del servizio
Sufficienza del servizio
Registro di qualità 
Registro dei costi
Servizi sostitutivi di emergenza
Frequenza dei controlli qualitativi e potabilizzazione
Percentuale di controlli con esito negativo
Estensione misura a contatore
Disciplina del contenzioso
Dispersioni: bilancio idrico
Percentuale di perdite nell`adduzione e nella distribuzione
Campagna riduzione perdite
Servizio antincendio, fontane, idranti stradali
Numero di rotture per lunghezza di acquedotto
Indicazione dei tratti con maggiori rotture
Numero di richieste di intervento e relativa spesa, su base comunale
Indicazione dei punti telecontrollati

Collettamento reflui
Popolazione non allacciata
Grado di copertura del territorio
Controlli sugli allacciamenti in fogna
Abitazioni interessate da eventi di rigurgito
Trattamento degli scarichi delle fognature
Trattamento delle acque di prima pioggia
Rigurgito fogna bianca
Numero di rotture per lunghezza di fognatura
Numero di richieste di intervento e relativa spesa, su base comunale
Indicazione dei punti telecontrollati

Trattamento reflui
(alcuni dati relativi agli impianti principali)
Registro di qualità 
Registro dei costi
Piano di emergenza
Indicazione dei punti telecontrollati
Confronto tra popolazione allacciata alla fognatura e quella depurata
Capacità  depurativa residua degli impianti di depurazione
Numero di richieste di intervento e relativa spesa, su base comunale

Organizzazione gestionale
Laboratori di analisi
Controllo dell`evoluzione qualitativa e quantitativa delle fonti di approvvigionamento
Segnalazione guasti h. 24/24
Tempi massimi di primo intervento
Informazioni telefoniche per almeno 12 ore nei giorni feriali
Identificabilità  del personale
Pratiche per via telefonica
Accesso sportelli giorni feriali
Accesso sportelli sabato
Facilitazioni per utenti particolari
Tempo massimo di preventivazione
Allacciamento di nuova utenza idrica
Attivazione / riattivazione fornitura idrica
Cessazione fornitura
Allacciamento alla fognatura
Pagamento bollette attraverso assegni circolari o bancari
Pagamento bollette attraverso carte bancarie o di credito
Pagamento bollette mediante domiciliazione bancaria o c/c postale
Preavviso per sospensione fornitura per morosità 
Ripristino fornitura sospesa
Periodicità  delle informazioni all`utenza sull`acqua e sul servizio
Periodicità  dei sondaggi sull`efficacia della comunicazione all`utenza
Tempo di risposta scritta ai reclami scritti
Percentuale di reclami risolti in un dato intervallo di tempo
Appuntamenti
Attesa massima agli sportello
Periodicità  della lettura dei contatori
Periodicità  della fatturazione per normali forniture
Tempo di rettifica della fatturazione su segnalazione dell`utente
Adozione di un sistema di qualità  ISO UNI 29000

11.4  Monitoraggio degli investimenti

Il Gestore deve provvedere a fornire un Allegato al Rapporto Informativo contenente tutte le informazioni necessarie a valutare l`avanzamento dei programmi di investimento, sia nella fase progettuale che in
quella realizzativa.

Gli importi finanziari relativi all`esecuzione dei lavori sostenuti dal Gestore per la realizzazione degli interventi previsti dal Piano d`Ambito ed autorizzati, rilevanti ai fini della tariffa, sono esclusivamente gli esborsi sostenuti dal Gestore al netto dei ribassi d`asta, dell`IVA e di eventuali contributi pubblici.

11.4.1 Programma degli investimenti - autorizzazioni dell`Autorità  d`Ambito

Opere di piccola e media infrastrutturazione
Il Gestore sottoporrà  all`Autorità  d`Ambito, entro il mese di ottobre di ciascun anno, il programma degli investimenti per opere di piccola e media infrastrutturazione sulla base del Piano d`Ambito.
La Conferenza dell`Autorità  d`Ambito procederà  alla sua approvazione eventualmente richiedendo chiarimenti e/o modificazioni.
I progetti definitivi delle opere concordate saranno sottoposti ad approvazione, tecnica ed economica, anche sulla base di specifiche normative, da parte dell`Autorità  d`Ambito. Successivamente il Gestore provvederà  ad attivare le procedure, nei modi previsti per l`esecuzione di opere pubbliche, per l`affidamento dei lavori.

Opere di grande infrastrutturazione
Il Gestore sottoporrà  all`Autorità  d`Ambito, entro il mese di ottobre di ciascun anno, i progetti preliminari degli investimenti per opere di grande infrastrutturazione la cui realizzazione è prevista dal Piano d`Ambito nel triennio successivo.
La Conferenza dell`Autorità  d`Ambito procederà  alla approvazione ovvero potrà  richiedere al Gestore chiarimenti e/o modificazioni. Ad approvazione intervenuta il gestore potrà  procedere alla predisposizione dei relativi progetti definitivi. Tali progetti saranno sottoposti ad approvazione, tecnica ed economica, anche sulla base di specifiche normative, da parte dell`Autorità  d`Ambito.
Successivamente il Gestore provvederà  ad attivare le procedure, nei modi previsti per l`esecuzione di opere pubbliche, per l`affidamento dei lavori.

Aspetti della fase progettuale
Nella redazione dei progetti si farà  riferimento all`elenco dei prezzi stabilito dalla Regione Piemonte. In assenza di voci specifiche verranno svolte apposite analisi.
Sono a carico del Gestore tutte le procedure connesse con le approvazioni di legge, sia di tipo nazionale, che regionale o locale.
L`A.T.O. dovrà  quindi vigilare sulla congruità  del progetto. Qualora il progetto non corrisponda alle finalità  del Piano d`Ambito, ovvero esponga valutazioni palesemente inverosimili, il progetto stesso dovrà  essere rielaborato.

11.4.2    Monitoraggio nella fase di realizzazione

Il monitoraggio nella fase di realizzazione degli interventi fa riferimento alle finalità  indicate nel progetto: l`esecuzione dell`opera è infatti mirata all`ottenimento di un determinato obiettivo, inteso come livello o indice di funzionalità .

Gli strumenti di controllo saranno quelli di tipo contabile ed in particolare mediante il sistema degli stati di avanzamento.

L`A.T.O. dovrà  accertare che il lavoro venga effettuato secondo le modalità  di progetto: in particolare dovrà  accertare la variazione del livello di funzionalità  raggiunto grazie all`intervento. Nei casi in cui l`importo della spesa sostenuta non risulti sufficiente al completamento del progetto ovvero a seguito dell`intervento non si ottenga il miglioramento previsto, l`A.T.O. fornirà  un parere tecnico motivato volto a definire cause di tali difformità . Detto parere costituirà  un elemento di supporto per la valutazione dell`operato del gestore nel campo degli investimenti.

12. IL CICLO DI REGOLAZIONE

La Convenzione di gestione del servizio idrico integrato, così come stabilito dal D.M. 1 agosto 1996, dovrà  necessariamente disciplinare, tra l`altro, le modalità  di revisione triennale per la verifica dei miglioramenti di efficienza, per la verifica della corrispondenza della tariffa media rispetto alla tariffa articolata, per la verifica del raggiungimento dei traguardi di livello di servizio ovvero dell`effettuazione degli investimenti.

Si prevede, pertanto, che dopo i primi tre anni di gestione, l`Autorità  d`Ambito effettuerà  la revisione sulla base dei dati reali di gestione, minimizzando l`effetto dell`alea delle assunzioni fatte; l`eventuale vantaggio che il gestore potrà  conseguire riguarda, pertanto, solo il primo periodo, in quanto l`Autorità  d`Ambito effettuerà  la pianificazione del periodo successivo di tre anni, sulla base dei risultati rilevati dal gestore, trasferendo all`utenza i benefici dei miglioramenti di efficienza della gestione.

In questo modo il confronto con i parametri del piano sostituisce la concorrenzialità  del libero mercato e spinge il Gestore ad organizzarsi in maniera pù efficiente ed efficace per poter incamerare i potenziali profitti derivanti dalla gestione. L`Autorità  d`Ambito avrà  quindi come riferimento strutture sempre pù efficienti ed efficaci nella negoziazione dei piani dei periodi gestionali successivi.

Di seguito si riporta lo schema del ciclo di regolazione così delineato tratto dal Piano d`Ambito dell`A.T.O. 4 Lazio Meridionale.

Ciclo di regolazione delineato tratto dal Piano d`Ambito dell`ATO4 Lazio Meridionale

L`Ambito potrà  comunque intervenire in qualsiasi momento nel caso di significativi scostamenti dalle previsioni del piano finanziario e gestionale in ordine a:

Si ritiene inoltre ipotizzabile, per i primi tre anni di piano (primo ciclo di regolazione), una revisione annuale del Piano al fine di adattare lo stesso al progressivo andamento della riorganizzazione del sistema gestionale dell`Ambito.